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Le cooperative di autogestione offrono soluzioni concrete al lavoro precario nel settore dello spettacolo, unendo autonomia, tutele e mutualismo. Questo l’oggetto della ricerca presentata a CIRIEC 2025 da Francesca Martinelli e Ermanno Tortia.

CIRIEC 2025: una sessione sulle risposte cooperative al lavoro informale e precario

Durante la decima Conferenza Internazionale CIRIEC dedicata al ruolo dell’Economia Sociale e Solidale nella transizione socio-ecologica, svoltasi a Bordeaux dal 27 al 29 ottobre 2025, Francesca Martinelli, direttrice della Fondazione Centro Studi Doc, e Ermanno Tortia, professore all’Università di Trento, hanno presentato una ricerca nella Track 22 moderata dallo stesso Tortia.

Il loro intervento, dal titolo Self-management cooperatives as a solution to precarious work in the performing arts sector, ha analizzato il modello delle cooperative di autogestione artistica come risposta alle forme di lavoro discontinue e informali che caratterizzano il settore delle arti performative.

La sessione ha visto anche gli interventi di Thomas Blondeel, che ha illustrato il passaggio “From informal to formal economy” raccondando l’esperienza un’impresa condivisa capace di gestire l’incertezza imprenditoriale, e di Federico Parra e Simel Esim (ILO), che hanno discusso il ruolo dell’Economia Sociale e Solidale nel promuovere lavoro dignitoso nei contesti informali.

Autonomia e protezione: il modello Doc Servizi

Al centro dello studio, il caso di Doc Servizi, cooperativa nata a Verona nel 1990 e oggi rete nazionale con oltre 6.000 persone che compongono la base sociale. L’indagine mostra come la cooperativa permetta ad artistə e tecnicə di operare in autonomia professionale ma organizzati con contratto di lavoro dipendente, mantenendo l’accesso alle tutele come previdenza, maternità, congedi, malattia e sicurezza.

Questo modello che unisce autogestione e mutualismo, rappresenta un’alternativa concreta alla solitudine e precarietà e dimostra che libertà creativa e sicurezza sociale possono coesistere.
Secondo Martinelli e Tortia, le cooperative di autogestione non rientrano pienamente né nel modello di cooperativa di lavoro né in quello di servizi, ma si configurano come cooperative produttore-utente a mutualità plurima. I soci e le socie sono allo stesso tempo produttori di servizi artistici e fruitori dei servizi collettivi forniti dalla cooperativa.

La ricerca utilizza approcci teorici dell’economia istituzionale evolutiva e della teoria dei sistemi sociali per spiegare come queste organizzazioni si adattino ai cambiamenti del mercato, sviluppando internamente regole di governance, strumenti digitali e processi decisionali partecipativi.

Punti di forza e debolezza delle cooperative di autogestione nello spettacolo

L’analisi evidenzia che le cooperative di autogestione nello spettacolo si fondano su una circolarità mutualistica. La base sociale finanzia la cooperativa, che a sua volta reinveste gli utili per migliorare servizi e condizioni di lavoro.

Questo modello porta con sé diversi punti di forza. Innanzitutto, riduce i costi individuali grazie all’accesso condiviso a servizi amministrativi, commerciali, legali, di sicurezza sul lavoro e di gestione fiscale, che per freelance singoli sarebbero onerosi. Inoltre, rafforza la capacità contrattuale di artistə e tecnicə. Non si presentano più come individui isolati ma come parte di un soggetto collettivo in grado di negoziare condizioni più eque  e moltiplicare le occasioni di lavoro. La cooperativa crea poi un ambiente di apprendimento e innovazione, dove competenze, strumenti digitali e pratiche professionali si sviluppano in modo condiviso, favorendo sia la qualità del lavoro sia la crescita del settore. Infine, il mutualismo permette di trasformare la discontinuità lavorativa in un rischio collettivamente gestito, garantendo maggiore stabilità economica e accesso alle tutele proprie del lavoro dipendente.

Tuttavia, il modello presenta anche alcune debolezze strutturali. La sostenibilità economica richiede una partecipazione attiva della base sociale. Le cooperative operano poi in un mercato estremamente volatile, soggetto a tagli ai finanziamenti pubblici, stagionalità e concentrazioni di potere contrattuale nei committenti. Serve continua innovazione organizzativa. Infine, il modello di autogestione richiede un equilibrio delicato tra autonomia individuale e responsabilità collettiva. Un’eccessiva enfasi sull’indipendenza rischia di indebolire il mutualismo, mentre un eccesso di regole può risultare poco compatibile con le esigenze creative del settore.

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