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Giovani nel Terzo settore: solo il 7,1% degli ETS è guidato da under 35. Leadership inclusiva e governance partecipata possono favorire il ricambio generazionale.
Le nuove generazioni cercano ambienti di lavoro in cui poter partecipare
Il lavoro sta cambiando e con esso anche le aspettative delle nuove generazioni. Autonomia, benessere, partecipazione e inclusione non sono più elementi secondari, ma criteri attraverso cui molte persone valutano la qualità di un ambiente professionale.
Secondo il report 2025 Maledetta Primavera di Generazioni Legacoop Bologna, le nuove generazioni non costruiscono più la propria identità esclusivamente attorno al lavoro. La professione rappresenta piuttosto uno strumento per realizzare un progetto di vita sostenibile e coerente con i propri valori. Per questo cresce la ricerca di contesti in cui sia possibile partecipare, apprendere e contribuire alle decisioni.
Nelle cooperative e nel Terzo settore questa domanda assume un significato centrale. Si tratta, infatti, di organizzazioni nate su principi democratici e partecipativi. Tuttavia, la partecipazione quotidiana non sempre si traduce in accesso ai luoghi della governance.
Giovani nel Terzo settore: presenti, ma non al comando
A evidenziare questa distanza è la ricerca Verso una nuova leadership del Terzo Settore promossa da Acri e GenP e condotta da Percorsi di Secondo Welfare. Su 134.815 Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, soltanto 9.602 sono guidati da under 35, pari al 7,1% del totale.
Inoltre, lo stesso report evidenzia che le lavoratrici e i lavoratori under 35 sono presenti nei progetti, nelle attività operative e nell’innovazione sociale, ma molto meno nei luoghi in cui si prendono le decisioni strategiche.
La ricerca mostra anche che gli ETS guidati da under 35 presentano una governance più equilibrata per genere e più radicata nei territori. L’età media dei legali rappresentanti è di 31 anni e le donne rappresentano il 59,3% del totale. Nel complesso del Terzo settore, invece, l’età media də legali rappresentanti sale a 58 anni e la presenza maschile raggiunge il 71,3%.
Le organizzazioni guidate da under 35 mostrano anche un forte radicamento territoriale, soprattutto nel Mezzogiorno, ma anche in Valle d’Aosta e in Trentino-Alto Adige.
Il vero problema è il passaggio generazionale
La ricerca evidenzia anche un altro elemento importante: molte delle organizzazioni guidate da giovani sono enti di nuova costituzione.
Questo suggerisce che il problema non sia l’assenza di competenze o di motivazione da parte delle nuove generazioni. Piuttosto, le organizzazioni più consolidate sembrano faticare a costruire percorsi che accompagnino progressivamente le persone verso ruoli di responsabilità.
Il ricambio generazionale non avviene automaticamente. Richiede formazione, distribuzione delle responsabilità, occasioni di confronto e coinvolgimento nelle decisioni prima ancora dell’assunzione formale di incarichi di governance.
Quando questi percorsi mancano, il rischio è che il potere resti concentrato nelle stesse persone per lunghi periodi, rendendo più difficile il rinnovamento organizzativo.
Pertanto, il ricambio generazionale richiede anche un’attenzione nuova ai modelli di leadeship.
Le opportunità che offre la leadership inclusiva per attrarre giovani nel Terzo settore e cooperative
Tra i diversi modelli di leadership emergenti, quello della leadership inclusiva si sta affermando sempre di più nelle organizzazioni. Si tratta di uno stile manageriale che garantisce a tutti i membri di un team di essere trattati in modo equo, con rispetto e valorizzazione della propria unicità. Pertanto, non coincide con la sola presenza di soggetti sottorappresentati, ma con la loro partecipazione concreta nelle decisioni.
Secondo il report Gender Inclusive Leadership in Cooperatives di WeEffect, la natura cooperativa di un’organizzazione non garantisce automaticamente una distribuzione equa del potere. Anche nelle cooperative possono riprodursi meccanismi di esclusione e concentrazione decisionale.
La leadership inclusiva non coincide semplicemente con la presenza di giovani o donne nei gruppi dirigenti. Significa creare condizioni che consentano una partecipazione effettiva alle decisioni.
Con focus sull’inclusione di genere in 21 cooperative in Albania, Colombia, El Salvador, Guatemala, Honduras, Kenya, Kosovo, Mozambico, Macedonia del Nord, Svezia, Uganda e Zambia, il report propone strategie concrete per trasformare le dinamiche dentro e fuori dai luoghi di lavoro. In particolare, il report evidenzia 5 linee d’azione principali per guidare le strategie:
- supporto dell’indipendenza economica e finanziaria;
- redistribuzione dei carichi di cura;
- sfida dei pregiudizi di genere;
- benessere personale e sostenibilità della leadership;
- riconoscimento legale e istituzionale delle tutele necessarie, dal congedo di maternità ai sistemi di segnalazione anonima delle molestie.
Inoltre, per essere effettiva, l’inclusione richiede condizioni organizzative specifiche:
- Formazione;
- Mentoring;
- Accesso alle risorse;
- Servizi di cura;
- Attenzione al burnout.
L’obiettivo non è solo garantire maggiore rappresentanza, ma costruire organizzazioni capaci di valorizzare competenze diverse e punti di vista differenti.
Giovani nel Terzo settore: una sfida strategica
In questo quadro, la ricerca dimostra che la vera inclusività non è solo un imperativo etico, ma apporta benefici diretti ai risultati economici e alla sostenibilità delle cooperative. Ad esempio, la partecipazione e la leadership femminile nelle cooperative determinano un impatto sociale più ampio, obiettivi di progetto più pertinenti e adeguati alle esigenze, nonché una maggiore autonomia economica per tutta la base sociale.
L’inclusività non riguarda, quindi, soltanto l’equità interna delle organizzazioni, ma è fortemente legata sia ai risultati economici sia alla capacità di attrarre e trattenere giovani talenti. Le nuove generazioni cercano ambienti in cui poter incidere realmente, non soltanto eseguire attività operative.
Per questo, valorizzare modelli di governance partecipata e leadership inclusiva può diventare uno strumento fondamentale per affrontare il ricambio generazionale.
La sfida non è soltanto portare più giovani nelle organizzazioni. È permettere loro di partecipare ai processi decisionali e contribuire a definire il futuro delle cooperative e del Terzo settore.
Foto di Artem Podrez.
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