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Per lavorare nelle ICC, le imprese richiedono competenze digitali, creative e manageriali sempre più ibride. Ecco come sta cambiando la domanda di lavoro.
Cosa dicono i dati sulle competenze richieste per lavorare nelle ICC in Italia?
Il settore delle Industrie Culturali e Creative (ICC) è in crescita con molti settori in espansione. In questo quadro, sta evolvendo il profilo delle figure professionali che operano nel settore.
I dati di Unioncamere ed Excelsior (2024) e delle comunicazioni obbligatorie* mostrano chiari cambiamenti.
In primo luogo, le competenze digitali avanzate sono considerate ormai essenziali per lavorare nelle ICC. Inoltre, la capacità di gestione dei progetti è sempre più centrale. A fianco si trova la richiesta di competenze imprenditoriali (budgeting, raccolta fondi, sviluppo del pubblico). Allo stesso tempo, le competenze trasversali (adattabilità, lavoro di squadra) rimangono fondamentali. Mentre assumono maggiore importanza le competenze linguistiche e interculturali, cruciali nei mercati globalizzati.
Dalle ricerche emerge anche che le competenze non sono più verticali. Le ICC richiedono ora profili ibridi che combinano creatività, alfabetizzazione digitale, gestione e analisi dei dati. Questo implica anche che i confini tra i settori si confondano, con l’audiovisivo, la musica, i giochi e il design che utilizzano gli stessi strumenti.
*CO – obblighi elettronici richiesti ai datori di lavoro per trasmettere informazioni relative ai rapporti di lavoro.
Le comperenze digitali sono sempre più necessarie
Il digitale apre nuovi mercati, offrendo strumenti potenti di produzione e distribuzione e cambiando i ruoli professionali. Le ICC sono tra i settori più digitalizzati dell’economia europea, come confermano i dati di Eurostat (2024).
In Italia, la domanda di competenze digitali sta crescendo rapidamente con le imprese che cercano figure che uniscano capacità tecniche, creative e gestionali. Secondo la ricerca Unioncamere-Excelsior (2024) aumentano le richieste di competenze digitali avanzate. Ad esempio, per le attività di editing, XR, VR/AR, programmazione, pipeline audio-video.
Inoltre, la digitalizzazione stimola la creazione di posti di lavoro all’interno e all’esterno delle ICC con la nascita di nuovi ruoli ibridi. Alcuni esempi sono il progettista XR, l’analista dati per organizzazioni culturali, il drammaturgo digitale/curatore digitale o ancora lo strategist dei contenuti per il patrimonio culturale.
Le “catene di produzione creative” integrano flussi di lavoro cloud, real-time engine (ambiente di sviluppo software per la creazione di contenuti interattivi in tempo reale) e strumenti di intelligenza artificiale multimodali.
La digitalizzazione crea, però, anche nuove disuguaglianze. Crescono le differenze territoriali che, privilegiando alcune aree urbane (Milano, Bologna, Roma e Torino), mettono a rischio di esclusione aree già periferiche. Inoltre, cresce la vulnerabilità di chi lavora in modo autonomo. Questo anche a causa dell’ingresso nel settore culturale delle piattaforme digitali, che ne rimodellano margini e visibilità.
Intelligenza artificiale: una transizione già in corso
L’AI non sostituisce il lavoro creativo, ma lo riconfigura, cambiando processi e competenze. Nelle ICC in Italia, e non solo, l’adozione dell’AI è particolarmente diffusa in alcuni settori.
Nell’editoria si utilizza per editing, traduzioni, Text and Data Mining (TDM) e diritto d’autore. Nel settore audiovisivo, l’IA entra in gioco con gli effetti speciali, la produzione virtuale e automazione. Nella musica, la composizione è ormai spesso assistita dall’IA. Nel giornalismo permette di analizzare e generare testi. Mentre nel design si predilige la prototipazione generativa.
Questi strumenti non sostituiscono la creatività, ma la trasformano, spostando i compiti verso la supervisione e la curatela. Tramite l’uso dell’IA, il processo creativo sembra diventare più tecnico, mentre il processo tecnico sembra diventare più creativo.
Mismatch formativo: una delle principali criticità per chi vuole lavorare nelle ICC
Come evidenzia il Sistema Informativo Excelsior (2024), nel settore culturale e creativo la difficoltà di reperire figure con le competenze richieste è superiore alla media nazionale. In particolare, il mismatch riguarda più del 40% dei profili creativi e digitali richiesti.
Sempre Excelsior mostra anche che le ICC richiedono livelli di istruzione medio-alti (di diploma e laurea). Emerge anche una forte necessità di formazione ulteriore on-the-job, soprattutto su competenze digitali avanzate, gestione economico-finanziaria dei progetti culturali e competenze green, per i segmenti legati alla transizione ecologica.
In questo quadro, l’offerta formativa nazionale – università, AFAM, ITS e percorsi regionali – sta progressivamente adattandosi. Un ruolo importante lo giocano anche strumenti come l’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni e i QRSP regionali. Tuttavia, resta un disallineamento tra competenze acquisite e competenze richieste nei settori più innovativi.
Il problema principale è che i sistemi educativi si aggiornano lentamente, mentre la domanda di lavoro evolve rapidamente. Già nel 2022 l’OCSE segnalava questo divario come una criticità centrale per l’Italia.
Foto di Lucie Liz.
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