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L’introduzione dell’intelligenza artificiale (AI) nella musica sta sollevando numerosi interrogativi legati ai diritti d’autore e alla protezione delle opere creative. La questione legata al rapporto tra AI e copyright delle opere emerge principalmente nella fase di addestramento dei modelli. Come garantire un equilibrio tra innovazione tecnologica e rispetto dei diritti di artiste e artisti?
AI e copyright: le preoccupazioni sull’uso scorretto dell’AI nel training
Lo sviluppo dei modelli di AI sta muovendo preoccupazioni nel settore musicale. Tra queste, una delle principali riguarda il rapporto tra AI e copyright di opere utilizzate per l’addestramento in fase di training. In particolare, piattaforme di AI generativa come Suno e Udio sono accusate di aver violato i diritti d’autore utilizzando brani musicali senza licenza. Le principali major discografiche, tra cui Universal Music, Sony Music e Warner Music, sono scese in campo contro queste pratiche. Secondo loro, l’AI crea “sound-alike”, ovvero tracce musicali che imitano troppo da vicino canzoni protette. In tal modo, saturerebbero il mercato con contenuti potenzialmente dannosi.
Questo fenomeno ha suscitato anche il forte disappunto di molti artisti, che temono che l’AI possa minacciare la loro creatività. Già nella primavera 2024 l’appello contro l’uso scorretto dell’AI che viola i diritti di artiste e artisti uman* contava più di duecento firme. Allo stesso modo, anche l’italiana SIAE ha preso posizione, attivando la campagna #CopyOrRight per chiedere una legislazione trasparente per regolare il rapporto tra AI e copyright.
Serve una nuova regolamentazione
Come fare per mettere in relazione AI e copyright delle opere musicali in maniera virtuosa? Il settore richiede maggiori controlli e una normativa appropriata. Le licenze tradizionali non sono più sufficienti per regolare l’uso di brani musicali da parte delle piattaforme AI. Le major stanno cercando di negoziare nuove forme di licenza. Tuttavia, è necessario un quadro normativo che soddisfi le esigenze di entrambe le parti. In questo senso sono state avanzate molteplici proposte di tipologia di licenza:
- diretta tra le parti coinvolte;
- collettiva standardizzata, sul modello delle licenze per radio e locali pubblici;
- pilota o “sandbox”, ovvero una licenza temporanea per le fasi di sperimentazione senza conseguenze commerciali;
- con monitoraggio e tracciabilità delle opere presenti nel dataset;
- basata sull’uso effettivo delle opere;
- scambio dell’accesso ai diritti di copyright con quote societarie;
- collettiva, con possibilità di artiste e artisti di escludere le proprie opere dall’accordo.
Attualmente, in Europa è in discussione un codice di condotta per l’utilizzo dell’AI generativa, che tiene conto del rapporto tra AI e copyright. Ricevuto dalla Commissione Europea, si attende ora il 2 giugno per l’approvazione da parte dell’ufficio e del comitato per l’AI.
Nel frattempo, nel settore si sviluppano esperienze innovative. Un esempio è il caso di Grimes, che ha permesso la clonazione della propria voce in cambio di parte delle royalties. Diversi sono i casi in cui è stata clonata la voce di artiste e artisti, anche del passato, per fargli cantare canzoni che non appartengono al loro repertorio ufficiale. Altro caso più estremo è quello dell’artista TaTa, generata in maniera completamente digitale dalla nuova etichetta di Timbaland, Stage Zero.
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Foto di Pavel Danilyuk
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