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Nel mondo del teatro la genitorialità è percepita come un ostacolo alla professione. Inoltre, attrici madri e attori padri sono spesso poco consapevoli della normativa a loro sostegno. La confusione continua anche nelle sedi Inps, Patronati e Caf, con risposte contrastanti alle domande di sussidio.

La diffusa confusione sulle norme a supporto di madri attrici e padri attori

Come sappiamo, il mondo dello spettacolo soffre di frammentazione degli inquadramenti contrattuali e precarietà di reddito. Il report di Amleta sulla genitorialità nel teatro, sottolinea l’assoluta preponderanza di contratti atipici rispetto a quelli a tempo indeterminato. Nel momento in cui scende nel dettaglio delle condizioni occupazionali di attrici madri e attori padri, questo elemento diviene fondamentale.

Il report riporta i dati di una ricerca condotta nel 2021 su attrici e attori con e senza figl*. In primo luogo, rivela come la stragrande maggioranza di ess* non conoscesse le norme a sostegno della genitorialità. Tuttavia, va anche detto che sono spesso le sedi Inps, i Patronati e i Caf a dare risposte contrastanti alle domande di sussidio. È in questo senso giustificata la confusione di chi opera nel settore.

La genitorialità nel teatro nei numeri di Amleta

Conseguenza di questa situazione è che nel 2021 il 36% delle attrici madri non ha usufruito del congedo di maternità. Dall’altra parte, il 5,3% di chi ne ha fatto uso non lo ha fatto per ogni figli*. Pochissimi sono invece i padri intervistati ad aver usufruito del congedo di paternità. A non farlo è stato il 97,7% degli attori padri, che spesso non era a conoscenza di questo diritto. Anche molte delle attrici madri che non hanno richiesto l’indennità di maternità non sapevano di averne diritto.

Ma qual è il rapporto tra genitorialità e teatro? Il report riporta la descrizione di un mestiere “totalizzante”, incompatibile con la presenza di prole. A confermarlo sono le risposte del campione alla domanda “in generale, credi che la genitorialità possa essere un limite per la carriera?“. Qui, le risposte affermative vengono da

  • 60,9% del campione delle attrici madri;
  • 62% del campione degli attori padri;
  • 80,4% delle attrici senza figl*;
  • 52,6% degli attori senza figl*.

La professione ha influito molto nelle scelte di non genitorialità del 51,9% delle attrici e del 42,6% degli attori senza figl*. Tuttavia, per entrambi i campioni, il desiderio di diventare genitore si attesta intorno al 70% e più del totale.

Attrici “nubili, sterili, orfane e vedove”: mobbing e discriminazioni su attrici madri e attori padri

In molte risposte, il report di Amleta parla di una cultura di discriminazione nei confronti di attrici madri e attori padri. Fin dalle Accademie è comune sentire in più salse la frase pronunciata dall’attrice Paola Borboni “un’attrice deve essere nubile, sterile, orfana e vedova”.

Nonostante il 52,4% delle attrici non madri e il 71,1% degli attori non padri dichiari di non aver mai assistito a discriminazioni in questo senso sul luogo di lavoro, anche nei loro campioni al 57,4% delle donne e al 63,7% degli uomini è stato detto che l’occupazione attoriale sia incompatibile con la genitorialità. Quest’ultimo dato è affine anche nelle risposte date dalle attrici madri (65,1%). Al contrario, il 60,5% degli attori padri non ha mai ricevuto ammonimenti di questo tipo.

A soffrire di questa situazione è chi più si occupa del lavoro di cura, che nel nostro paese sono ancora troppo spesso le sole lavoratrici madri. Tuttavia, anche i padri diventano oggetto di discussione, quando vengono accusati di comportarsi troppo da “mammo” e non dare priorità al lavoro. L’occupazione attoriale pretende una disponibilità totale di spostamenti e orari, senza prendersi a carico le esigenze di attrici madri e attori padri. Di conseguenza, diviene complicato operare nel settore senza ricadute, in caso non si disponga di risorse economiche proprie o di una rete di supporto.

In questo senso, le attrici madri denunciano non solo una mancanza di tutele, ma anche la forte presenza di pregiudizi tra chi opera nel settore. In un ambito come questo, in cui le modalità di reperimento lavorativo non sono sempre trasparenti, ma seguono le vie del passaparola, risulta spesso difficile lavorare nel momento in cui colleg* e regist* vengono a conoscenza della gravidanza. Questo pregiudizio ostacola il reinserimento lavorativo, ma anche l’ottenimento dei requisiti necessari all’accesso al congedo di maternità.

Leggi anche: Donne nel teatro: i numeri di Amleta per il 2020-2024 e Audizione Teatro: proposte verso il primo Codice dello Spettacolo

Foto di cottonbro studio

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