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A CIRIEC 2025 Francesca Martinelli presenta il modello Pegasus enterprise, nuova metafora cooperativa per ripensare l’imprenditorialità.
CIRIEC 2025
Durante la decima Conferenza Internazionale CIRIEC dedicata al ruolo dell’Economia Sociale e Solidale nella transizione socio-ecologica, svoltasi a Bordeaux dal 27 al 29 ottobre 2025, Francesca Martinelli, direttrice della Fondazione Centro Studi Doc, ha presentato il paper “Pegasus enterprise: the cooperative metaphor for business creation”. L’intervento è avvenuto nel Track 37, moderato da Roger Spear, una delle voci più autorevoli nello studio delle imprese dell’economia sociale.
Il contributo propone un’analisi comparativa tra quattro metafore imprenditoriali — unicorn, camel, zebra e Pegasus — che esprimono non solo modelli d’impresa, ma visioni ideologiche sull’innovazione, il valore prodotto e l’organizzazione del lavoro.
Alla ricerca di alternative delle startup unicorn
Le startup unicorn hanno dominato la narrazione sull’innovazione. Crescita accelerata, finanziamenti speculativi e piattaforme digitali che estraggono valore dal lavoro. La ricerca evidenzia come questo modello generi tre effetti. Il primo è la concentrazione del potere nelle mani degli investitori. Il secondo è la precarizzazione di chi lavora, soprattutto nel settore delle piattaforme. Infine, l’esternalizzazione dei rischi sulla collettività.
In risposta, altri modelli hanno tentato di proporre logiche differenti. Ad esempio, i cammelli privilegiano l’efficienza e la sopravvivenza in contesti volatili. Mentre le zebre cercano un equilibrio tra profitto e impatto sociale. Tuttavia, entrambi rimangono prigionieri del paradigma capitalistico dominante, incapaci di trasformare realmente i rapporti tra capitale, governance e lavoro.
Le caratteristiche della Pegasus enterprise
L’innovazione proposta nel paper riguarda il quarto modello: il modello Pegasus enterprise. Francesca Martinelli lo definisce come una forma di impresa che combina autonomia professionale individuale, governance democratica, mutualizzazione dei rischi e delle risorse e uso cooperativo e non estrattivo delle piattaforme digitali.
È un modello nato dall’osservazione etnografica di realtà europee che operano come cooperative che riuniscono persone usualmente isolate nel mercato del lavoro, come freelance, artisti e artiste, imprenditori e imprenditrici. In particolare, Doc Servizi in Italia, Coopaname in Francia, Smart in Belgio e in altri paesi, RCOOP in Belgio e BEC Družstvo in Repubblica Ceca. Queste organizzazioni condividono un’idea chiave: lavorare in autonomia non deve significare lavorare in solitudine.
Le piattaforme come infrastrutture cooperative
Un elemento centrale della Pegasus enterprise riguarda il ruolo della tecnologia. A differenza delle piattaforme unicorn — progettate per catturare dati, automatizzare il controllo e massimizzare la scalabilità — le piattaforme cooperative agiscono in modo diverso. La caratteristica principale è che sono proprietà dei membri e quindi progettate in base alle loro esigenze. Questo implica sia che garantiscono trasparenza sui dati sia che rafforzano la responsabilità condivisa.
La tecnologia diventa quindi un’infrastruttura a supporto delle attività della cooperativa. Concretamente, la tecnologia supporta la gestione di contratti, la fatturazione, il coordinamento di progetti complessi, il tracciamento del lavoro. In questo modo, aiuta la cooperativa a garantire tutele e diritti e garantire regolarità nella realizzazione del lavoro.
Il confronto tra modelli e la Pegasus enterprise
La comparazione proposta da Martinelli analizza le peculiarità dei modelli rispetto alla governance, alla distribuzione del valore, al lavoro collettivo e all’autonomia, alla scalabilità e ai limiti, all’uso della tecnologia. L’analisi di questi elementi mostra differenze profonde nei principi che guidano l’organizzazione del lavoro e la distribuzione del valore.
Il modello unicorno concentra il potere negli investitori e privilegia la crescita rapida rispetto alla stabilità sociale. Questa struttura produce dinamiche estrattive che trasferiscono i rischi sui lavoratori e riducono la loro autonomia operativa.
Il modello camello propone una strategia più prudente e resiliente, ma mantiene una governance verticale e centrata sui fondatori. La resilienza dei camel risponde ai vincoli dei mercati difficili, ma non modifica i rapporti strutturali tra capitale e lavoro.
Il modello zebra introduce logiche orientate allo scopo e coinvolge più attori nelle decisioni strategiche. Queste imprese integrano obiettivi sociali nelle pratiche organizzative, ma incontrano ostacoli significativi nella raccolta di risorse stabili. La loro scalabilità rimane fragile e spesso dipende da finanziamenti esterni poco prevedibili.
Il modello Pegasus enterprise mostra una discontinuità più marcata rispetto agli altri tre modelli analizzati. Le cooperative Pegasus adottano una governance democratica che coinvolge direttamente i membri nei processi decisionali. Il valore creato viene mutualizzato e distribuito tra i soci, riducendo le asimmetrie tipiche delle imprese tradizionali. Questo modello quindi riconosce l’autonomia professionale ma l’integra con forme reali di agency collettiva. Inoltre, le piattaforme digitali diventano infrastrutture cooperative e non strumenti di controllo o di estrazione di valore.
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