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In un contesto in cui gli algoritmi organizzano e valutano gran parte delle attività, l’alternativa cooperativa alle piattaforme emerge come prospettiva concreta per riportare al centro i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Alla conferenza “Who’s the Boss? Algorithmic Management & the Cooperative perspective” del 30 settembre 2025, Francesca Martinelli, direttrice della Fondazione Centro Studi Doc, ha affrontato una domanda cruciale: chi è davvero il capo nel lavoro su piattaforma, gli esseri umani o il codice? 

L’algoritmo come capo invisibile

La gestione algoritmica (o management algoritmico) consiste nell’uso di algoritmi e software per automatizzare funzioni manageriali quali l’assegnazione dei compiti, il monitoraggio delle prestazioni, la pianificazione e la retribuzione.

Nella gig economy questo si traduce nell’algoritmo che agisce come un manager invisibile. Decide turni, tariffe e assegnazioni dei compiti, senza possibilità di contrattazione. Attraverso sistemi di rating opachi, spesso basati su giudizi arbitrari dei clienti, plasmano la reputazione dei lavoratori e determinano le loro possibilità di continuare a lavorare. Si tratta di un potere unilaterale, che non prevede contraddittorio e che trasforma un semplice feedback in strumento disciplinare. Il risultato è un modello di gestione impersonale, opaco e incontestabile, in cui il lavoratore e/o la lavoratrice si trova a dipendere da processi automatici privi di trasparenza.

Questo modello ha conseguenze tangibili sulla vita delle persone. Lo stress costante è alimentato dalla sorveglianza permanente e dalla paura di disattivazioni improvvise. La flessibilità promessa si traduce spesso in precarietà e assenza di tutele, mentre i lavoratori e le lavoratrici rimangono privi di voce collettiva. Nel frattempo, i profitti si concentrano nelle mani di pochi grandi attori globali rendendo difficile anche il contrasto da parte di entità pubbliche.

L’alternativa cooperativa alle piattaforme

Dal 2014 in diversi Paesi si sperimenta un modello diverso: le piattaforme cooperative. Si tratta di imprese cooperative che utilizzano la tecnologia digitale per organizzare e scambiare servizi, ma che si fondano su proprietà condivisa, governance democratica e distribuzione equa del valore. In queste realtà, l’algoritmo, quando presente, è uno strumento di coordinamento, non un mezzo di controllo.

Lavoratori e lavoratrici possiedono la piattaforma e quindi collaborano alla sua progettazione. Definiscono le regole di funzionamento della piattaforma e l’utilizzo e l’allocazione dei dati, gestiti collettivamente. Anche le metriche di valutazione sono discusse in modo trasparente. In sostanza, il management resta umano e non viene trasferito a una macchina.

Esempi di cooperative dal mondo

Molti casi concreti dimostrano la praticabilità di questa via. A New York, Up&Go (2017) ha creato una piattaforma di pulizie gestita direttamente dai lavoratori. In Brasile, Cataki (2017) collega i raccoglitori informali di rifiuti alle famiglie e alle imprese.

La cooperativa italiana Doc Servizi tutela lavoratori e lavoratrici della cultura e dello spettacolo. Smart (1998), in Belgio, sostiene oltre 35.000 freelance.

Nel campo della mobilità, CoopCycle (2016) offre un software open source per le consegne in bici. ByExpressen (2012) in Danimarca offre lavoro equo. CoTaBo (1967) a Bologna mostra la forza del modello cooperativo nei trasporti via taxi. Infine, Givit (2019), nata in Andalusia e oggi la più grande cooperativa europea di consegne con oltre 800 soci e socie, rappresenta un esempio di scala significativa nel settore della logistica.

Pratiche “algoritmiche” cooperative

La gestione umana per chi mette in campo un’alternativa cooperativa alle piattaforme si traduce in algoritmi o software che vengono utilizzati per il coordinamento, non per il controllo. Ad esempio, per monitorare, tracciare e organizzare i turni e i percorsi. In alcuni casi, la piattaforma non è nemmeno presente e sono persone della cooperativa a coordinare monitorare.

I criteri di assegnazione dei lavori sono trasparenti e spesso basati sulle esigenze di chi lavora. In questo modo supportano il work life balance o la gestione di altri impegni (es. studio). I turni sono gestiti da esseri umani e la piattaforma può essere utile per ottimizzare l’organizzazione.

I dati appartengono collettivamente alla cooperativa, con attenzione alla privacy (soprattutto in Europa) e alla profilazione (usata per fini imprenditoriali e non di sfruttamento).

I sistemi di valutazione (rating) non isolano i singoli. Si basano sulla fiducia reciproca (revisione tra pari) o sulla performance complessiva del gruppo (non della singola persona)-

Sfide, limiti dell’alternativa cooperativa alle piattaforme

Nonostante i progressi, l’alternativa cooperativa alle piattaforme incontra difficoltà significative.

Le cooperative rimangono piccole rispetto ai colossi globali sostenuti da capitali ingenti. Devono affrontare limiti di visibilità, carenze di competenze tecnologiche e processi decisionali più lenti dovuti alla governance democratica.

È quindi necessario rafforzare le reti cooperative e costruire alleanze, oltre a promuovere un quadro normativo favorevole.

Strategie di successo

Dalle esperienze più consolidate emergono alcune strategie utili.

In primo luogo, differenziare mercati e servizi e puntare su modelli business to business più stabili. È importante anche il radicamento a livello locale e settoriale, senza contrastare i monopoli esistenti, ma valorizzando l’impatto sociale come vantaggio competitivo.

Un alto punto di forza è la flessibilità organizzativa che permette a lavoratori e lavoratrici di organizzare il proprio tempo.

In ambito tecnologico, bisogna adottare tecnologie open source e sviluppare reti di collaborazione per riuscire a sostenere i costi di implementazione. L’insieme di queste strategie fa sì che le cooperative possano essere sostenibili sul mercato senza perdere il focus etico.

In conclusione, un’alternativa cooperativa alle piattaforme è possibile se fondata su tecnologia giusta, controllo umano e governance democratica.

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