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Un’analisi di Wouter Zwysen (ETUI) sulla qualità del lavoro in Europa: indicatori, differenze tra Paesi, impatto della precarietà e ruolo della rappresentanza. Questo testo nasce da una presentazione che Wouter Zwysen ha tenuto all’evento “Quality Jobs, the Cooperative Way” organizzato da CECOP il 16 ottobre a Bruxelles. Si basa su ricerche ETUI dedicate alla qualità del lavoro e al lavoro non standard.

Qualità del lavoro e precarietà in Europa

L’occupazione nell’Unione Europea ha raggiunto livelli record. Tuttavia, non basta creare posti di lavoro: è fondamentale creare lavoro di qualità. Questo è anche il principio alla base della futura EU Quality Jobs Roadmap.

Ma che cos’è, esattamente, un “lavoro di qualità”?

Esistono molte definizioni diverse, con molte organizzazioni, tra cui la Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC) o la Confederazione Europea delle Cooperative Industriali e di Servizi (CECOP), che propongono criteri specifici per definire la qualità del lavoro.

Pur avendo ognuno i propri criteri specifici, emergono alcuni elementi condivisi. Innanzitutto, la qualità del lavoro non coincide solo con il salario. Certo, la retribuzione conta, ma non è l’unico fattore rilevante.

In secondo luogo, il lavoro di qualità è multidimensionale. La qualità del lavoro ha, infatti, diverse dimensioni che non sono direttamente correlate, il che significa che un lavoro può essere valido sotto certi aspetti ma critico in altri.

In terzo luogo, un ruolo speciale è svolto dalla voce e dalla rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori. Non solo rappresenta un aspetto del lavoro di qualità a sé stante, ma porta anche a lavori di qualità migliori nel complesso. La presenza sindacale e la contrattazione collettiva, infatti, sono associate a salari più alti e migliori condizioni di lavoro.

L’indice europeo della qualità del lavoro

L’Istituto Europeo dei Sindacati (ETUI) ha dal 2008 realizzato un indice di qualità del lavoro. Questo indice comprende sei dimensioni:

  • qualità del reddito, cioè il livello del salario e la sua sicurezza;
  • forme contrattuali e sicurezza del posto di lavoro;
  • orario di lavoro ed equilibrio tra vita privata e lavoro;
  • condizioni di lavoro, che comprendono l’intensità del lavoro, l’autonomia di lavoratori e lavoratrici e le condizioni fisiche e i rischi per la salute;
  • opportunità di sviluppo professionale e delle competenze;
  • rappresentanza e partecipazione.

La qualità del lavoro varia molto tra i paesi europei. Utilizzando l’indice di qualità del lavoro 2021, Piasna mostra che, complessivamente, la qualità del lavoro è più bassa nell’Europa meridionale e orientale, in particolare, in Grecia, Polonia, Bulgaria, Romania, Cipro, Spagna, Repubblica Ceca e Slovacchia; mentre è più alta nell’Europa settentrionale e occidentale, guidata da Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Austria.

Indice complessivo della qualità del lavoro nel 2021, per paese e genere (Europa). Fonte: Piasna (2023) La qualità del lavoro in tempi turbolenti – un aggiornamento dell’Indice europeo della qualità del lavoro. Documento di lavoro 2023.05

Inoltre, recentemente Eurofound ha pubblicato un rapporto che valuta come diverse dimensioni della qualità del lavoro siano cambiate nel tempo.

Eurofound nota un miglioramento generale man mano che i rischi fisici diminuiscono e l’equilibrio tra lavoro e vita privata migliora. Tuttavia, le disuguaglianze strutturali rimangono con il rischio che alcuni lavoratori e lavoratrici, in particolare, giovani, meno istruiti e donne, rimangano bloccati in lavori di qualità inferiore. Eurofound segnala anche che rimangono grandi differenze tra i paesi.

Perché la qualità del lavoro è cruciale

I lavori di qualità sono importanti in quanto tali, ma contano anche per l’economia europea e, per usare una parola d’ordine, per la sua competitività.

Innanzitutto, i lavori di alta qualità, che offrono un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, sono più attraenti e praticabili. Questo è particolarmente importante se consideriamo il periodo di transizione demografica che l’Europa sta affrontando e la necessità di mantenere lavoratori e lavoratrici nella forza lavoro più a lungo.

Inoltre, il lavoro di qualità contribuisce ad affrontare le attualmente elevate carenze di manodopera. Queste carenze sono spesso più gravi nei settori dove le condizioni sono peggiori. Per queste ragioni, stiamo già assistendo a un certo miglioramento nei salari e nelle condizioni di lavoro per attrarre lavoratori e lavoratrici.

Infine, il lavoro di qualità migliora la produttività. Chi è occupato in lavori di qualità superiore è anche più produttiv*, poiché è più motivat* e ha maggiore voce nelle decisioni, facilitando anche l’adozione delle innovazioni tecnologiche.

Che cosa rende invece un lavoro precario?

Sebbene la qualità del lavoro sia fondamentale, possiamo anche chiederci il contrario: cos’è un lavoro cattivo o precario?

Il lavoro è precario quando è caratterizzato da insicurezza, scarse tutele e limitato accesso ai diritti sociali. Il lavoro precario si presenta in diverse forme. Le forme più diffuse includono:

  • falso lavoro autonomo;

  • lavoro tramite agenzia;

  • contratti di lavoro a chiamata;

  • contratti temporanei molto brevi.

Nel 2023 più di un terzo delle persone occupate nell’UE lavorava con una forma contrattuale “non standard”. Queste situazioni sono associate a salari più bassi e maggior rischio di dipendere da sussidi. Sono inoltre più frequenti tra donne, giovani, persone migranti e lavoratori con bassa istruzione.

Il problema della misurazione

Per misurare questo tipo di lavoro bisogna affidarsi ai dati dei sondaggi. Il problema è che molti tipi di lavori precari restano così inosservati e molte forme di precarietà sfuggono alle statistiche ufficiali.

Per affrontare questa problematica, Wouter Zwysen ha condotto una survey tra i sindacati nazionali ed europei. Tra le pratiche più problematiche e pervasive, le affiliate hanno evidenziato il falso lavoro autonomo, il lavoro part-time involontario e il subappalto.

Hanno, inoltre, menzionato come questioni chiave il lavoro su piattaforma, orari e tempi di lavoro imprevisti e contratti con sicurezza sociale limitata.

Ciò che è emerso come particolarmente importante poi non è solo il tipo di lavoro precario, ma anche la misura in cui gruppi vulnerabili come giovani, donne o lavoratori e lavoratrici migranti sono più colpiti.

Il sondaggio evidenzia chiaramente anche due debolezze ampiamente condivise che generano tale precarietà. Innanzitutto, in diversi Stati membri il processo di contrattazione collettiva si è indebolito, il che porta a condizioni peggiori per i lavoratori e le lavoratrici. Al contrario, dove la contrattazione collettiva funziona bene, come in Svezia e Spagna, si osserva un buon progresso nel limitare il lavoro precario. In secondo luogo, quasi tutte le affiliate hanno sottolineato che, anche se in molti casi il quadro giuridico è abbastanza solido, c’è una scarsa applicazione delle norme esistenti. Questo si traduce in poche ispezioni e scarse conseguenze per i datori di lavoro recidivi.

In conclusione, le nuove politiche europee per garantire lavoro di qualità dovrebbero valorizzare ciò che esiste già, rafforzare la voce delle lavoratrici e dei lavoratori e non limitarsi a migliorare la media. È necessario rimuovere abusi e forme di precarietà per garantire tutele e condizioni di lavoro dignitose a tutte e tutti.

 

Wouter Zwysen è laureato in scienze politiche e analisi delle politiche sociali presso l’Università di Anversa e l’Università Cattolica di Lovanio. Ha conseguito un dottorato presso l’Istituto di ricerca sociale ed economica dell’Università dell’Essex in ricerca sociale ed economica applicata. Ha lavorato come ricercatore post-dottorato in un progetto di ricerca europeo dal titolo “Crescita, pari opportunità, migrazione e mercati”. Ha poi lavorato presso l’OCSE nella direzione Occupazione, lavoro e affari sociali, svolgendo ricerche sulla disparità salariale e sulla produttività delle imprese.

 

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