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Il primo numero di Zona Franca, rivista di letteratura sociale. Enrico Santi intervista il direttore della rivista Giuseppe Ciarallo.

di Enrico Santi

Zona Franca: una nuova avventura editoriale per I libri di Mompracem

“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, che sente la relazione con tutti gli altri esseri”. Questa riflessione, mai tanto attuale, di Antonio Gramsci fa da bussola alla navigazione di Zona Franca, rivista – anzi “libRivista” – di letteratura sociale di cui è da poco uscito il primo numero.

“Prima di tutto — così l’intellettuale, scrittore ed editore fiorentino Paolo Ciampi (i libri di Mompracem) presenta la nuova iniziativa editoriale — c’è un’isola, che è un’isola che c’è e non c’è. Ovvero Mompracem, presente in alcune vecchie mappe, ma oggi svanita nelle nebbie del buon senso e dell’opportunismo, magari relegata ai sogni di adolescenti: al tempo in cui gli adolescenti i sogni li coltivavano sui libri di Salgari e su altri tappeti volanti di parole. Ma se non c’è, Mompracem, non significa che non ci sia stata e nemmeno che non ci sarà più. E se ci potrà essere, Mompracem, sarà perché saprà essere fedele a se stessa: isola di pirati, dunque; ma di pirati secondo giustizia. E dentro questa parola, pirati, ci metto un intero arcipelago di umanità: chi resiste nel presente e chi costruisce futuro; chi coltiva nuovi sguardi e chi semina utopia; chi nei ranghi non sa proprio stare e chi sa mettersi di continuo in discussione; chi è allergico ai vari conformismi e chi ha bisogno di altri spazi, altri orizzonti; e anche chi testardamente crede nella forza della parola scritta e per di più condivisa, pronto magari a incrociarla con altre forme di espressione”.

Il primo numero di Zona Franca: “Io vs Noi”

Zona Franca è diretta da Giuseppe Ciarallo. Questo primo numero è intitolato “Io vs Noi”. Egli spiega: “riassume in sé i due modelli, antitetici, inconciliabili, con i quali si può guardare all’altro da sé: da un lato una concezione individualistica, di chiusura, esclusivamente basata sulla difesa del proprio orticello, comprese le patologie legate all’io (hikikomori, disturbo narcisistico, misantropia), l’altra collettivistica, solidale e attenta ai bisogni di ognuno, soprattutto delle fasce più deboli. Senza dimenticare che esistono vari esempi di io positivi, come la ricerca spirituale o l’ascetismo (non necessariamente religioso), e di noi tossici, come i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi, quelli che si rifanno a un deleterio spirito di corpo o tutti quei raggruppamenti escludenti, che solitamente si mettono in contrapposizione ad altri noi, trasformandosi reciprocamente in loro”.

A parlarci di questa nuova avventura culturale, disponibile in tutte le piattaforme digitali, è il direttore Giuseppe Ciarallo. Anche autore di “Era bello il mio ragazzo. Canzoniere del dolore e della rabbia” (edizioni Pendragon) dedicato alla tragedia dei morti sul lavoro. Libro al quale abbiamo dedicato quest’intervista.

Direttore Ciarallo, in un panorama editoriale già molto affollato, si sentiva la necessità di una nuova rivista?

Non è proprio una nuova rivista. Nasce, infatti, da una precedente esperienza, Zona Letteraria, che purtroppo aveva dovuto chiudere le pubblicazioni durante il Covid. Non avevamo più avuto la possibilità di presentarla in presenza nelle librerie, nelle biblioteche, nelle fiere e nelle varie manifestazioni… Vederla finire era stato un brutto colpo. Ma partiamo dall’inizio: tutto era cominciato nel 2009 con Letteraria, rivista fortemente voluta da Stefano Tassinari. Scrittore, poeta, agitatore culturale, giornalista che aveva riunito intorno a sé un nucleo ampio di scrittori, poeti, critici, intellettuali vari per creare una rivista di letteratura sociale. L’obiettivo era mettere al centro la figura del collettivo, ricordando l’esperienza degli anni ’70, finita, per intendersi, con l’avvento della “Milano da bere”. Quindi, nel 2009 nasce Letteraria che poi prosegue con varie anime: Nuova Rivista Letteraria, Nuova Rivista Letteraria Nuova Serie e Zona Letteraria. Nel 2012, dopo la morte di Stefano Tassinari, abbiamo continuato a portare avanti questa importantissima esperienza culturale, come si diceva, fino al 2021.

Non mi sono arreso e mi sono messo alla ricerca di un nuovo editore che fosse interessato a rilanciare questa pubblicazione; oggi più che mai necessaria. E, dopo aver trovato approdo in Paolo Ciampi e nella sua casa editrice “I Libri di Mompracem” di Firenze, abbiamo unito le forze e rafforzato la redazione. Così ecco il primo numero di Zona Franca, “libRivista” di letteratura sociale, con uscita semestrale.

Qual è la specificità di Zona Franca?

Ogni semestre si sceglie un argomento che abbia a che fare con il sociale, con la vita delle persone. Questo significa interessarsi di lavoro, di ecologia, di tutti quegli aspetti che fanno parte della vita degli uomini e delle donne in società. Per il primo numero ho proposto il tema “Io vs Noi”. Analizziamo questo argomento attraverso la letteratura e le arti in generale, perché ci occupiamo di pittura, musica, fotografia, fumetto, illustrazioni. Ne emerge una visione contrapposta del vivere in società. L’una, totalmente individualista, narcisistica, del curare solo ed esclusivamente il proprio orticello e di pensare alla società solamente come un mezzo da sfruttare per poter avere degli interessi personali. L’altra, invece, che è il “noi” , che riguarda il vivere solidale e l’attenzione che è necessario riservare a tutti, in particolare ai più deboli. Questo, ovviamente, senza nasconderci che ci sono degli “io” positivi. Che coltivano, per esempio, la spiritualità, la ricerca della propria interiorità, senza ovviamente danneggiare l’altro. E  dei “noi” altamente tossici. E oggi ne abbiamo, purtroppo, un esempio molto rilevante: i nazionalismi, i sovranismi, il razzismo, lo spirito di corpo nel senso più deleterio, i fondamentalismi… E quindi sono dei “noi” che si contrappongono ad altri “noi”. Tra questi “noi” tossici personalmente inserisco, purtroppo, anche le degenerazioni fondamentaliste delle tre religioni monoteiste. Da una parte, parlano di amore nel senso più nobile del termine per poi rinchiudersi all’interno del “noi siamo i fedeli mentre gli altri sono infedeli”, del “Dio con noi contro gli altri…”.  È un numero che con 23 articoli arricchiti dai disegni dei maggiori illustratori italiani. Vere e proprie colonne della satira politica che hanno accettato di partecipare a questa esperienza. Speriamo quindi di trovare un’accoglienza che ci permetta di continuare su questa strada.

Cosa troviamo nel primo numero?

Si parla dei danni provocati dall’esaltazione del tatcherismo e dell’individualismo, fenomeno che purtroppo dà i suoi frutti avvelenati anche oggi. C’è chi pensa che sia stata una grande statista; in realtà, la Thatcher ha distrutto il tessuto sociale della Gran Bretagna. Ma si parla anche del “bar” come luogo eccellente per esercizi di solitudine o per incontri sensazionali. Dell’esperienza e della modernità della Beat Generation, di Sante Notarnicola e del laboratorio di poesia nel carcere di Firenze. Di retorica dell’appartenenza, miccia di ogni conflitto. Vi si trovano riflessioni su Giuseppe Pontiggia e il suo Nati due volte, sulla musica della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden e Carla Bley. Sulle pellicole che hanno affrontato il tema dei genocidi, sui collettivi femminili di poesia. Sul rischio della dissolvenza dello “stare in presenza” tipico dei social, sull’Intelligenza Artificiale come contrapposizione umano/digitale. Su individualità e impegno collettivo nella Cina dell’ultimo secolo… E tanto altro ancora.

Io mi sono occupato, per esempio, di Max Stirner, autore che fa parte del Gotha degli anarchici, ma che ha una visione della società in base alla quale io non riesco a capire come possa essere considerato anarchico. Infatti, egli predica l’egoismo della persona contro la società, per cui, nel titolo mi chiedo: “L’egoismo anarchico è un ossimoro?” Eppure nei volumi che raccolgono il pensiero dei grandi pensatori anarchici, Max Stirner c’è, anche se non riesco a capirne il motivo. Si parla poi di Erri De Luca, dello stesso Stefano Tassinari.

In ogni numero, relativamente al tema principale, ci saranno, inoltre, delle rubriche, come “Ripescaggi” per far uscire da un ingiusto dimenticatoio libri, autori e autrici che hanno ancora molto da dirci.

State già lavorando al secondo numero di Zona Franca?

Sì, avrà come tema “La parola in gioco” e sarà incentrato sull’importanza della parola e dei linguaggi. Il secondo numero sarà ancora più bello del primo. Ci saranno scritti di Moni Ovadia, Natalino Balasso. Alberto Patrucco ci illustrerà il linguaggio delle canzoni di Brassens. Si parlerà del linguaggio della malavita, del linguaggio inclusivo, del linguaggio aziendale che si cura di vendite ma non si cura delle persone…

 

Sempre di Enrico Santi, leggi anche:

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