Condividi

Tempo di lettura: 2 minuti

Parlare di guerra significa parlare di morti, distruzioni e crisi umanitarie, ma non solo. Ogni conflitto lascia dietro di sé una scia invisibile di emissioni climatiche. Quanto inquina la guerra dunque? Il settore militare è responsabile di circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra, una quota superiore a quella dell’intera Russia.

Quanto inquina la guerra e l’industria delle armi

L’industria militare genera emissioni in molti modi:

  • consumo di carburanti fossili per aerei, navi e mezzi blindati;
  • energia necessaria alle basi militari;
  • catene di fornitura che includono acciaio, alluminio e terre rare;
  • distruzione di ecosistemi e ricostruzioni post-belliche.

Lo approfondisce uno studio pubblicato a settembre 2025 da Dr Stuart Parkinson per Scientists for Global Responsibility. Secondo quanto riporta, ogni aumento standardizzato di 100 miliardi di dollari di spese militari produce in media +32 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂e). In realtà, le cifre reali potrebbero essere anche più elevate, perché molti dati restano nascosti o incompleti. L’intervallo di incertezza è ampio: da +4 a +59 milioni tCO₂e. Un taglio di spesa militare della stessa entità porterebbe a una riduzione compresa tra -25 e -59 milioni tCO₂e.

Guardando alla crescita delle spese NATO è ancora più evidente quanto inquina la guerra anche quando non la si combatte direttamente. Tra il 2019 e il 2024, l’aumento delle spese NATO ha causato +64 milioni tCO₂e, pari alle emissioni del Bahrein. Allo stesso tempo, l’obiettivo di aumentarle ulteriormente fino al 3,5% del PIL comporterà altre +132 milioni tCO₂e, più delle emissioni annuali del Cile. Se la NATO mantenesse questa quota per un decennio, si accumulerebbero 1.320 milioni tCO₂e, oltre le emissioni annuali del Brasile.

Guerre e clima: un doppio fallimento

Non c’è un’unica fonte di emissioni. Si parla di consumi diretti dei carburanti per gli armamenti, ma anche catene di fornitura alle basi militari e alle industrie e distruzione di ecosistemi attraverso cui inquina la guerra. Le emissioni degli aerei militari in alta quota hanno un effetto serra 1,7 volte maggiore rispetto a quelle al suolo.

Non solo inquina la guerra, ma la corsa agli armamenti toglie risorse alla transizione verde. Le ricerche mostrano che, quando cresce la spesa militare, i brevetti per tecnologie climatiche innovative diminuiscono fino al 25%. In altre parole, l’industria delle armi non solo aumenta le emissioni, ma rallenta lo sviluppo di soluzioni per ridurle.

Capire perché inquina la guerra significa dunque guardare oltre l’impatto umano immediato. Le spese militari stanno compromettendo gli obiettivi climatici globali, come il limite di +1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi. Ridurre gli armamenti, favorire la pace e investire nella cooperazione internazionale non è solo una scelta etica: è una strategia climatica indispensabile.

Leggi anche: La petizione contro la vendita di armi di Rete Italiana Pace e Disarmo
Leggi anche: Costruire la pace: come farlo per fermare le guerre

Foto di Sergey Meshkov

_________________________________________________________________________________________

Vuoi saperne di più su diritti, dignità del lavoro pratiche di cooperazione, innovazione e sostenibilità? Ti interessa il mondo dello spettacolo, dell’arte e della cultura? Non perderti nessun aggiornamento, segui il canale WhatsApp di Fondazione Centro Studi Doc.


Condividi