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Il report “Carbon Inequality Kills” di Oxfam International fa luce sulle emissioni e l’inquinamento dei super-ricchi. L’1% della popolazione globale è responsabile del 16% delle emissioni, quanto un intero continente industrializzato.

A quanto ammonta l’inquinamento dei super-ricchi?

Secondo il report “Carbon Inequality Kills“, pubblicato da Oxfam International a ottobre 2024, l’inquinamento dei super-ricchi raggiunge valori esorbitanti.

Da solo il 10% più abbiente della popolazione globale è responsabile del 50% delle emissioni totali. Di questo campione non fanno parte solo personalità miliardarie, ma anche gran parte delle classi medio-alte dei Paesi ricchi. Guardando poi al solo prodotto dell’inquinamento dei super-ricchi, il dato è ancora più preoccupante. Infatti, l’1% della popolazione produce circa il 16% delle emissioni globali. La stessa quantità di emissioni generate insieme dai due terzi più poveri del pianeta.

Le quantità di carbonio consumate da questi gruppi sono talmente imponenti che se tutt* emettessero allo stesso modo il budget di carbonio residuo per mantenere controllato l’aumento della temperatura media del pianeta si esaurirebbe rapidissimamente. In particolare:

  • se tutt* emettessero quanto il 10% più ricco, il budget di carbonio residuo si esaurirebbe in un anno e mezzo;
  • se tutt* emettessero quanto l’1% più ricco, ci vorrebbero cinque mesi;
  • se tutt* emettessero quanto emettono i soli 50 miliardari più ricchi per i trasporti di lusso, terminerebbe addirittura in due giorni.

I dati presentati spiegano perché il comportamento delle fasce più ricche sia una delle cause determinanti della difficoltà globale a mantenere l’aumento della temperatura media del Pianeta sotto controllo. Già nel 2015 l’Accordo di Parigi aveva fissato l’obiettivo di contenere tale aumento entro il limite massimo di sicurezza di +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale. Oltre questa soglia gli impatti del cambiamento climatico diventano catastrofici e per lo più irreversibili.

Ad oggi, queste emissioni hanno già causato enormi impatti, con perdite economiche e danni ambientali e alla salute. I paesi più colpiti sono quelli a basso reddito, che meno contribuiscono alle emissioni.

Da quali fonti è prodotto l’inquinamento dei super-ricchi?

Investimenti

L’inquinamento dei super-ricchi, ovvero dell’1% più abbiente, deriva principalmente da abitudini e consumi eccezionali. Non si tratta però solo di consumi diretti di lusso, ma soprattutto di investimenti, rivolti principalmente a infrastrutture di energia da risorse fossili. Di conseguenza, le corporation che godono di questi investimenti svolgono azioni di lobbying contro le politiche di transizione climatica. Si tratta di un potere decisionale nell’orientare i consumi globali gigantesco rispetto alla media della popolazione. Nello specifico, le emissioni medie da investimento di un miliardario producono circa 2,6 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

A seguire, l’inquinamento dei super-ricchi è prodotto da consumi di lusso, come superyacht e jet privati.

Superyacht

Dall’inizio del millennio, il numero di superyacht è più che duplicato, con circa 150 nuovi lanci sul mercato all’anno. Osservando i consumi di 23 superyacht di proprietà di 18 dei 50 miliardari inclusi nello studio, Oxfam ha calcolato un’impronta di carbonio di 5.672 tonnellate all’anno. Questo dato equivale in media a 860 anni di emissioni per persona al mondo. L’inquinamento dei super-ricchi legato a questi yacht non deriva solo dal combustibile necessario al loro movimento. Il 22% di queste emissioni è generato durante il loro periodo di inattività. Queste enormi ville galleggianti sono caratterizzati da aria condizionata, piscine e veicoli ed elicotteri per lo staff, a loro volta inquinanti.

Jet privati

Seppur in proporzione producano meno emissioni, anche i jet privati contribuiscono notevolmente all’inquinamento dei super-ricchi. Infatti, questi generano in media 2.074 tonnellate di CO2 all’anno, quando potrebbe produrre in media una persona in 300 anni. A questo risultato contribuisce la decisione del Congresso Statunitense di concedere a chi possiede un jet di rendere anonima la registrazione delle proprie informazioni.

Rapporto tra le emissioni di carbonio prodotte dalle maggiori fonti di inquinamento dei super-ricchi (dati Oxfam Internatiohnal 2024) e le emissioni prodotte in media da un* cittadin* italian* nel 2022 (dati ISPRA)

E i super-ricchi italiani dove si collocano?

ISPRA ha calcolato l’inquinamento dei super-ricchi rispetto alle emissioni prodotte in media dalla popolazione italiana nel 2022. Secondo ISPRA, nel 2022 ogni cittadin* italian* ha prodotto in media circa 7 tonnellate di CO2. Il valore è superiore alla media mondiale di circa 4,8 tonnellate pro capite, visto il reddito alto del Paese. Di conseguenza, in media per miliardario

  • gli investimenti hanno emesso quanto circa 371mila persone;
  • l’inquinamento di un superyacht equivale a quello di 881 persone;
  • quello dei jet privati quanto 296 persone all’anno.

Le conseguenze sul mondo delle scelte dei super-ricchi

L’inquinamento dei super-ricchi, ovvero dell’1% della popolazione mondiale, nel 2019 aveva causato già 2,9 trilioni di dollari di perdite sul PIL mondiale. Oxfam prospetta che questo valore salirà a 52,6 trilioni entro il 2050. Similmente, le emissioni prodotte dal 10% più ricco hanno prodotto una perdita sul PIL mondiale di 8,6 trilioni di dollari, che sembra aumenterà a 150 trilioni. Inoltre, tra il 1990 e il 2050, i paesi a basso e medio reddito subiranno danni economici fino a 44 trilioni di dollari. Al contrario, i paesi ad alto reddito ne stanno beneficiando per un totale di 5,8 trilioni di dollari.

Le conseguenze sono anche ambientali e di salute. I cambiamenti climatici causati alle emissioni dell’1% più ricco hanno già generato enormi perdite nei raccolti. Si tratta del nutrimento di 14,5 milioni di persone all’anno, 46 milioni all’anno entro il 2050. Il dato sale guardando alle emissioni del 10% più ricco, che hanno messo in difficoltà il nutrimento di 48,2 milioni di persone all’anno fino a oggi. Oxfam prevede che il dato salirà a 148,8 milioni all’anno entro il 2050.

Inoltre, secondo il report, i cambiamenti climatici causati dalle emissioni prodotte dall’1% più ricco del mondo nel quattrennio (2015-2019) avranno nei decenni successivi conseguenze disastrose. Nello specifico, provocheranno 2,7 milioni di morti per ondate di calore. In aggiunta, le emissioni del 10% più ricco causeranno invece 8,4 milioni di morti. Persino gli investimenti dei soli 50 miliardari più ricchi sono legati a circa 63.500 decessi.

Possibili soluzioni all’inquinamento dei super-ricchi

Per affrontare questa situazione è necessario riuscire a mantenere l’aumento della temperatura globale entro i +1,5°C previsti dall’Accordo di Parigi nel 2015. Ciò significa che gli Stati devono attuare politiche per tagliare drasticamente le emissioni dell’1% più ricco del 97%. È pertanto necessaria una tassazione progressiva sui loro redditi e patrimoni, oltre che sugli extraprofitti delle multinazionali. Un esempio è la tassazione o addirittura il divieto dei beni di lusso altamente inquinanti. Pioniere di questo tentativo è la scelta dell’aeroporto olandese Schiphol di accogliere le richieste di associazioni come Greenpeace ed Extinction Ribellion e vietare l’atterraggio ai jet entro il 2026. La proposta è stata però respinta dal governo.

Inoltre, gli Stati devono eliminare progressivamente i combustibili fossili e definire obiettivi globali di riduzione delle disuguaglianze, con maggiore attenzione al Sud globale. Per farlo è necessario adottare misure a sostegno delle famiglie a basso reddito nella transizione climatica. In senso più ampio, bisogna però anche ripensare gli indicatori di crescita. Non è più possibile affidarsi al solo PIL, ma è necessario valorizzare maggiormente gli indicatori di benessere, uguaglianza e salute delle persone.

 

Foto di David Rado

Leggi anche: Cambiamento climatico: la sentenza storica della CEDU

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