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L’incontro di Outdoor Arts Italia al teatro Carcano di Milano di mercoledì 21 maggio 2025 ha riflettuto sullo stato dell’arte in strada. In questo dibattito a 360 gradi, diversi punti di vista di hanno animato il confronto sul ruolo sociale dell’arte in strada e sul lavoro e le tutele per queste artiste e artisti. All’incontro ha partecipato anche Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc ETS, con una riflessione sulle tutele al lavoro artistico.
Outdoor Arts Italia e lo stato dell’arte in strada
Outdoor Arts Italia nasce per sostenere la mobilità artistica e promuovere e sviluppare il settore dello spettacolo in strada e, in generale, negli spazi pubblici. Per questo motivo, nella giornata del 21 maggio 2025, l’associazione ha organizzato al teatro Carcano di Milano una conferenza internazionale sullo stato dell’arte in strada.
L’incontro ha visto la partecipazione di molteplici personalità e punti di vista: non solo chi in prima persona fa arte in strada, ma anche dal mondo della ricerca e delle istituzioni. In questo modo, il dibattito ha avuto uno sviluppo a 360 gradi, coinvolgendo il ruolo sociale dell’arte in strada ma anche le tutele di artiste e artisti.
Nell’ultimo periodo, l’arte in strada sta soffrendo sempre più di restrizioni e sanzioni, tra nuovi regolamenti e chiusura degli spazi. In alcune città, sono stati registrati addirittura sequestri di strumenti musicali di quelle artiste e quegli artisti che in strada portano la musica.
Tuttavia, l’arte in strada rimane un importante veicolo di creatività e cultura, ma anche informazione e senso di comunità. La sua presenza tra la gente nelle vie delle città può contribuire a rompere l’indifferenza e l’isolamento collettivo, anche in territori e comunità raramente beneficiati da musica, arte, bellezza. Di conseguenza, questo panorama impone una riflessione su come fare arte in strada, conciliando il lavoro di artiste e artisti con le esigenze delle amministrazioni cittadine. In altre parole, bisogna cercare soluzioni per armonizzare le esigenze espressive col diritto di chi vive le città di non essere saturat* da proposte o volumi elevati.
A tal fine, l’esperienza portata dalla città di Milano, e diffusa anche altrove, è quella di una piattaforma virtuale, dove potersi registrare per esibirsi nelle postazioni disponibili. Attraverso tali piattaforme, le amministrazioni possono effettuare analisi su presenza, uso ed eventuali problemi dove intervenire. Questa soluzione, preziosa da un punto di vista organizzativo, lascia però aperti alcuni interrogativi, come la paura che la mera iscrizione online possa svuotare da dentro quello stesso senso di collettività che l’arte in strada è in grado di creare. Nello specifico, rischia di rendere l’arte di strada sempre più simile a un talent, svilendone la funzione e contribuendo a tenere fuori (escludere) i cittadini che si sentono “artisti”. Invece, la strada riguarda anche loro.

Tutelare il lavoro di artiste e artisti di strada
Alla conferenza internazionale sullo stato dell’arte in strada ha partecipato anche Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc. Nello specifico, è intervenuta all’interno del panel “Professionismo, professioni e buone pratiche nelle outdoor arts”. Qui, ha ricordato il valore intrinseco ed estrinseco dell’arte, come elemento fondamentale di benessere per chi la produce e per chi la riceve.
La premessa a ogni riflessione è nella risoluzione del Parlamento Europeo nel 1999, per cui il vigore della produzione artistica dipende dal benessere di artiste e artisti in quanto individui e in quanto collettività, avvalorando quindi l’importanza delle tutele professionali di queste lavoratrici e lavoratori. In un’Italia in cui il peso dell’economia sommersa nella musica live nel 2018 era stimato a circa 4 miliardi di euro, non sorprende che artiste e artisti in primis non godano delle tutele a cui avrebbero diritto. Questo avviene a causa di una diffusa visione di queste arti non tanto come professioni, ma come hobby e volontariato. Tale visione non riconosce all’arte e alla creatività il proprio ruolo essenziale nello sviluppo personale e collettivo.

Le proposte di Fondazione Centro Studi Doc ETS per il mondo dello spettacolo
La questione diviene ancora più pregnante nel caso di artiste e artisti che operano in strada, “a cappello”. In questo caso, si tratta infatti di professionist* senza un contratto o un* titolare che paghi loro i contributi. Come fare per permettere anche a loro un lavoro in regola, attraverso cui godere delle indennità di disoccupazione, discontinuità, malattia o maternità e paternità? Una suggestione avanzata da Chiara Chiappa è quella di una piattaforma sul modello francese, attraverso cui gestire tutti gli eventi e le esibizioni. In questo modo, associando a ogni evento un codice identificativo univoco, sarebbe inoltre possibile per artiste e artisti autogestire i propri diritti assicurativi.
Questa proposta è stata già avanzata dalla Fondazione Centro Studi Doc ETS in occasione delle consultazioni del Ministero della Cultura per la stesura del nuovo Codice dello Spettacolo, che il settore sta attendendo da anni e il Governo ha nuovamente prorogato a dicembre 2026. Sull’argomento, oltre alla creazione di uno sportello unico dello spettacolo su piattaforma, la Fondazione ha proposto:
- Welfare unico e universale per il riconoscimento di chi lavora nello spettacolo;
- Contratti semplificati per combattere il sommerso;
- Gestione della sicurezza sul lavoro adeguata al settore spettacolo;
- Sostegno al settore con incentivi economici a organizzatrici/organizzatori e pubblico.
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