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Ripensare il congedo di paternità in Italia favorirebbe non solo il lavoro delle donne, ma anche il diritto dei padri a veder crescere i propri figli e figlie. Eppure il 24 febbraio 2026, la maggioranza di governo alla Camera ha bocciato una proposta di legge avanzata dalle opposizioni che mirava a introdurre il congedo paritario.
Perché servono più diritti per i padri
In Italia, il congedo di paternità resta tra i più brevi d’Europa. I padri hanno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio più uno facoltativo, retribuiti al 100% dello stipendio. Mentre le madri lavoratrici hanno diritto a cinque mesi di congedo di maternità, generalmente distribuiti tra i due mesi prima e i tre dopo il parto. Durante questo periodo l’indennità INPS è pari all’80% dello stipendio.
Nonostante l’evidente disparità, il 24 febbraio 2026 il Governo ha respinto senza discussione la proposta di equiparare il congedo dei padri a quello delle madri. La proposta bocciata dalla maggioranza prevedeva anche di aumentare l’indennità INPS per il congedo di maternità dall’80% al 100%, che avrebbe quindi ridotto il carico della misura sulle aziende.
Questa scelta non riguarda solo una misura di welfare. Rivela un problema più profondo: nel nostro Paese la genitorialità continua a essere trattata come una questione privata e prevalentemente femminile. Da questa impostazione nasce un sistema economico in cui la famiglia pesa sulla carriera delle donne e il lavoro di cura resta invisibile.
Fatto salvo i periodi di allattamento al seno che, per le donne che allattano, non è un’attività derogabile, rafforzare il congedo di paternità significa sostenere l’occupazione femminile e riconoscere il diritto dei padri a partecipare pienamente alla crescita dei figli e delle figlie.
La percezione del congedo di paternità in Italia
Un’indagine europea sulla conoscenza del congedo parentale, realizzata nel 2025 da Valore D e SWG, mostra che in Italia la consapevolezza del tema è relativamente diffusa ma ancora superficiale.
Circa il 70% delle persone intervistate sa che esiste il congedo parentale, ma solo una su tre conosce la durata effettiva del congedo. Il dato è in linea con la media europea, ma inferiore a quello di paesi come Francia e Spagna, dove la conoscenza del sistema è più diffusa.
L’indagine evidenzia anche un altro aspetto interessante: gli uomini italiani chiedono una durata più lunga per il congedo di paternità.
Secondo i risultati:
- il 39% degli intervistati ritiene adeguata una durata tra 1 e 3 mesi;
- tra i 18 e i 34 anni, il 45% preferirebbe un congedo superiore ai tre mesi o uguale a quello materno.
Il congedo di paternità è inoltre percepito positivamente da tutte le fasce d’età. Infatti, nonostante la breve durata, i padri lo utilizzano ampiamente, con il 64,5% dei padri che ne fa richiesta. Il congedo è considerato uno strumento utile per l’equilibrio della coppia e per il benessere della famiglia. Oltretutto, più della metà delle persone intervistate non lo vede come un ostacolo alla carriera o alla stabilità economica.
Ripensare i diritti dei padri a partire dal confronto con altri Paesi europei
Un sistema di congedi più equilibrato non è solo una questione di diritti individuali: ha effetti diretti sull’economia, sull’occupazione femminile e sulla natalità.
Secondo i dati Eurostat (2026), il tasso di fertilità continua a diminuire in Italia mentre cresce l’età media al primo figlio. Allo stesso tempo, il report “Le equilibriste” di Save the Children evidenzia un aumento della disoccupazione femminile dopo la nascita dei figli. Per questo Save the Children propone l’equiparazione dei congedi di maternità e paternità.
Per ripensare il congedo di paternità in Italia, basterebbe ispirarsi ai vicini europei. Il sistema spagnolo, ad esempio, prevede 16 settimane di congedo indennizzate al 100% per ciascun genitore. Di queste, le prime 6 sono obbligatorie dopo la nascita də bambinə e le altre fruibili successivamente a tempo pieno o part-time. Un altro modello molto apprezzato è quello portoghese, con 150 giorni indennizzati al 100% (o 180 giorni all’80%) su richiesta per entrambi i genitori. In Svezia, padri e madri hanno diritto a 480 giorni di congedo indennizzati all’80%, di cui 90 a testa non trasferibili all’altro genitore. Quello tedesco, invece, prevede un congedo parentale flessibile: per 24 mesi i genitori possono lavorare fino a 32 ore a settimana.
Da questi esempi si evince che molti paesi europei stanno migliorando la distribuzione dei carichi di cura parentali. Significa comprendere che la cura è lavoro sociale e che la responsabilità di crescere ə figlə deve essere condivisa. E significa anche riconoscere che, senza un vero equilibrio tra madri e padri, parlare di parità nel lavoro resta impossibile.
Foto di Josh Willink.
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