Condividi

Tempo di lettura: 2 minuti

Con l’adozione dell’AI Act, l’Intelligenza Artificiale in Europa è al centro di importanti sfide normative. Tuttavia, l’obiettivo europeo di diventare un punto di riferimento globale per lo sviluppo di queste tecnologie si scontra con forti ritardi nell’applicazione industriale delle innovazioni.

L’Intelligenza Artificiale in Europa secondo l’AI Index Report 2025

Rispetto ai competitor internazionali, l’UE mostra una posizione di debolezza riguardo brevettazione e applicazione industriale dei modelli AI. La mappatura dell’Artificial Intelligence Index Report 2025 dell’Università di Stanford ha rilevato come solo 3 dei modelli AI “notabili” nel 2024 sono di origine europea. Il contributo arriva dalla startup francese Mistral. Al contrario, 40 sono i modelli AI statunitensi e 15 quelli cinesi.

Sono molteplici le sfide che rallentano lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Europa. In primo luogo, l’’Europa è forte nella produzione scientifica ma fatica a tradurre questa ricerca in prodotti industriali concreti. Questo avviene perché lo sviluppo dei modelli AI è oggi dominato dall’industria privata, che controlla circa il 90% del mercato globale. Inoltre, l’accesso ai modelli tramite API, ovvero servizi cloud gestiti da grandi aziende tecnologiche esterne, e i costi elevati di addestramento impediscono uno sviluppo indipendente dell’Intelligenza Artificiale in Europa. Dal punto di vista ambientale, non bisogna sottovalutare l’elevata emissione di CO₂ durante l’addestramento dei modelli. Questa caratteristica si scontra infatti con le priorità strategiche del vecchio continente rispetto alla transizione ecologica e alla sostenibilità.

In questo contesto, l’AI Act europeo è un riferimento globale, ma resta isolato nel panorama internazionale. Di conseguenza, rischia di essere indebolito dalle pressioni per una deregolamentazione che potrebbe compromettere la tutela dei diritti fondamentali e l’autonomia tecnologica europea. Gli investimenti pubblici e privati in AI restano insufficienti e frammentati. In questo modo ostacolano la creazione di una strategia industriale comune.

La deregolamentazione non è la risposta

Le sfide per l’Intelligenza Artificiale in Europa si sono intensificate a febbraio 2025. Nei giorni dell’AI Summit Action di Parigi, la Commissione Europea ha ritirato due importanti proposte legislative ancora in fase di definizione:

  • l’AI Liability Directive (2022), relativa alle responsabilità per i danni causati dai sistemi di AI;
  • e l’ePrivacy regulation (2017), che protegge la privacy online.

Parallelamente, è stata annunciata l’ipotesi di una revisione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) con l’intento di favorire la competitività delle PMI europee. Tuttavia, questa revisione rischia di sacrificare diritti fondamentali e trasparenza, mettendo a repentaglio il successo e la reputazione internazionale del GDPR come modello di regolamentazione responsabile.

A guidare questi decisioni è l’idea che la regolamentazione troppo rigida rappresenti un freno allo sviluppo tecnologico europeo. Al contrario, i veri ostacoli sono la carenza di investimenti, la frammentazione normativa e le differenze nazionali nell’attuazione delle regole esistenti.

In questo senso si muovono anche le critiche mosse da Confindustria Cultura e Associazione Italiana Editori (AIE) alla terza bozza dell’AI Act. L’eliminazione dei requisiti di trasparenza e il permissivismo verso l’uso delle opere di terzi da parte delle Big Tech mettono infatti a rischio il diritto d’autore. In questo modo, gli stessi obiettivi di sviluppo responsabile dell’Intelligenza Artificiale in Europa fissati dall’AI Act.

In altre parole, indebolire la regolamentazione significa mettere a rischio non solo i diritti fondamentali dei cittadini europei, ma anche la competitività e la sovranità tecnologica dell’Europa, compromettendo la sua posizione nel panorama globale dell’AI.

 

Leggi anche: L’UE chiede alla legge italiana su AI di rispettare l’AI Act

 

Foto di Pavel Danilyuk

_________________________________________________________________________________________

Vuoi sapere di più su diritti e dignità del lavoro, mondo dello spettacolo, arte e cultura, pratiche della cooperazione, innovazione e sostenibilità? Per non perderti nessun aggiornamento, segui il canale WhatsApp di Fondazione Centro Studi Doc.


Condividi