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Il nuovo numero dei Quaderni del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento affronta il tema del volontariato culturale come strumento di sviluppo di comunità. Al suo interno, Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc, è autrice di un capitolo che mette in guardia dalle sue distorsioni: quando il volontariato culturale diventa autosfruttamento?

Il nuovo Quaderno del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento

L’Università di Trento ha recentemente pubblicato il volume n. 10 (2025) dei Quaderni del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, che raccoglie gli esiti del confronto accademico svoltosi nell’ottobre 2024. Il testo esplora come i festival e il volontariato culturale agiscano da motori per lo sviluppo territoriale, capaci di generare innovazione sociale e legami solidi nelle comunità. Riducono così il divario tra aree urbane e periferie, diffondendo processi di stabilità sociale duratura attraverso la partecipazione attiva.

Clicca qui per leggere il Quaderno: Economia Sociale, Cultura e Sviluppo di Comunità. I festival e il volontariato culturale. Il quaderno è a cura di Silvia Sacchetti, Matteo Gaudiello e Marco Di Stasio.

Un focus sul finto volontariato culturale

Al suo interno, il quaderno contiene anche un capitolo firmato da Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc. Il capitolo è intitolato “Volontariato culturale: diritti del pubblico e dell* artist*”. Qui, ribadisce il valore del volontariato culturale, ricordando che non deve sostituire il lavoro culturale.

Il continuo disinvestimento nel settore culturale ha generato un’economia parallela, alimentata da lavoro gratuito, mal pagato o non dichiarato. La passione è stata trasformata nella leva dell’autosfruttamento, nella speranza di un successo professionale futuro. Rivolgersi a professionistə della cultura in qualità di personale volontario trasforma il lavoro creativo in hobbismo. Di conseguenza, chi opera nello spettacolo resta senza lavoro, giusta retribuzione e tutele.

La cultura è un bisogno umano fondamentale e come tale va trattato. Affideremmo la costruzione di un ponte a personale volontario, che non ha obblighi di presenza né di risultato? Allora perché lo facciamo per la realizzazione di un festival culturale che richiede un impegno altrettanto costante? Il volontariato culturale è prezioso quando non sostituisce servizi essenziali.

 

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