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Il simposio su pace e cooperative organizzato a Verona dalla Fondazione Centro Studi Doc è stato un confronto corale su diritti, giustizia e democrazia.

Pace e cooperative: le cooperative come pratica concreta di pace

Giovedì 18 dicembre 2025 Verona ha ospitato il simposio “Cooperative costruttrici di pace”, organizzato dalla Fondazione Centro Studi Doc ETS, con il patrocinio del Comune di Verona, il supporto di Rete Doc e la collaborazione del network #DemocratizingWork Italia. L’incontro ha riunito esponenti del movimento cooperativo, della ricerca, dell’attivismo e della società civile per riflettere sul ruolo delle cooperative nella costruzione della pace, della giustizia sociale e della democrazia economica.

In un contesto segnato da conflitti armati, disuguaglianze crescenti e tensioni sociali, il simposio ha proposto una lettura della pace come processo attivo, non come semplice assenza di guerra: una costruzione quotidiana che passa dal lavoro dignitoso, dall’equità economica e dalla partecipazione democratica.

Ad aprire i lavori sono stati Demetrio Chiappa, Presidente di Rete Doc, e Paolo Dagazzini, Coordinatore dell’area progetti di MAG Verona, insieme al video messaggio di Ariel Guarco, Presidente dell’Alleanza Internazionale delle Cooperative. Il Presidente ha ricordato che:

«La cooperazione è un altro nome della pace. Lo dimostriamo da due secoli: aiutando milioni di persone a superare guerre e altre catastrofi, sociali e naturali, contribuendo a ricostruire il tessuto sociale e produttivo nei contesti post-conflitto e seminando il seme della democrazia, della convivenza e della solidarietà in territori devastati dalla violenza».

Economia, pace e cooperative: la visione di Giuseppe Guerini

Il discorso introduttivo è stato affidato a Giuseppe Guerini, Presidente di Cooperatives Europe. Guerini ha ricordato come molte guerre nascano dalla competizione economica per l’accesso alle risorse, contrapponendo a questa logica l’esperienza cooperativa.

«Le cooperative nascono per condividere risorse e soddisfare bisogni. Questo ci dà la speranza che un approccio diverso alla competitività, basato sulla condivisione di risorse e valore, permetterà alle cooperative di contribuire alla costruzione della pace. Per noi il mercato non è uno spazio di conflitto, ma un luogo di scambio e cooperazione».

La storia e le pratiche del movimento cooperativo dimostrano che pace e cooperative non sono ambiti separati, ma dimensioni strettamente intrecciate. Alla fine del suo intervento, Guerini ha anche chiarito:

«La pace non è mai permanente, ma deve essere costruita ogni singolo giorno, insieme. Deve essere coltivata, fatta crescere e nutrita come un fiore fragile. E noi vogliamo ostinatamente cercare di essere giardinieri di pace».

Da sinistra Jessica Cugini, Giuseppe Guerini, Presidente di Cooperatives Europe

Pace e diritti: cooperative come spazio di esercizio dei diritti

Il primo dialogo su pace e diritti ha visto confrontarsi Chiara Chiappa, Presidente della Fondazione Centro Studi Doc, Francesca Gabbriellini (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e network #DemocratizingWork), Fabio Salandini (Movimento Nonviolento e cooperativa La Genovesa) e Renzo Fior (fondatore delle esperienze Emmaus e Presidente della cooperativa La Casa per gli Immigrati).

Il confronto ha messo al centro una questione cruciale: non esiste pace dove i diritti fondamentali vengono negati. Dal diritto al lavoro dignitoso all’accesso alla casa, dalla libertà di movimento delle persone migranti alla tutela dei territori e dell’ambiente, è emerso come la pace sia inseparabile dall’esercizio concreto dei diritti.

Le cooperative sono state descritte come spazi concreti in cui i diritti si esercitano. Il conflitto sociale non viene rimosso o silenziato, ma riconosciuto e trasformato attraverso pratiche di partecipazione, mutualismo e responsabilità collettiva. In questo senso, pace e cooperative si incontrano come pratiche quotidiane di cittadinanza attiva, capaci di restituire voce e dignità alle persone.

Il confronto non ha eluso il tema delle distorsioni e degli abusi del nome cooperativaìo, ribadendo che tali pratiche non invalidano il modello cooperativo, ma chiamano a una responsabilità collettiva più forte e al rispetto delle regole comuni.

Da sinistra Jessica Cugini, Chiara Chiappa, Fabio Salandini, Renzo Fior, Francesca Gabbriellini

Pace e giustizia: le cooperative come spazi di trasformazione del conflitto

Il secondo dialogo su pace e giustizia ha visto gli interventi di Francesca Martinelli, Direttrice della Fondazione Centro Studi Doc, Michele Dorigatti, Direttore della Fondazione Don Lorenzo Guetti, Emy Ceravolo, Coordinatrice del GIT di Verona di Banca Etica, e Ilaria Avoni, Presidente della cooperativa sociale Piazza Grande.

L’attenzione si è concentrata su come le cooperative possano scardinare le degenerazioni portate dal digitale, le dinamiche finanziarie, investendo il denaro in comparti diversi da quello militare, le disuguaglianze sociali, anche lavorando sui segmenti più fragili della popolazione, come quello dei senza fissa dimora.

Il modello cooperativo è stato indicato come una vera e propria infrastruttura di pace. Partecipazione democratica alle decisioni, parità di trattamento economico, rispetto delle tutele previste dalla legge e possibilità di autodeterminare tempi e modalità del lavoro contribuiscono a costruire fiducia, equità e coesione sociale.

Da sinistra Jessica Cugini, Francesca Martinelli, Michele Dorigatti, Emy Ceravolo, Ilaria Avoni

Il simposio, un “mattoncino” nella costruzione della pace

Nel corso del pomeriggio, Chiara Chiappa, Presidente della Fondazione Centro Studi Doc, ha chiarito il senso profondo dell’iniziativa:

«Abbiamo proposto le riflessioni del simposio sulla costruzione della pace partendo dalle cause che la mettono in crisi: non ci può essere pace duratura dove ci sono disuguaglianze, tensioni sociali, dove c’è sopraffazione, quando le persone non godono dei diritti fondamentali, come il lavoro dignitoso. E anche se sappiamo che un evento come questo non esaurisce il tema della pace, rappresenta comunque uno dei mattoncini che contribuiscono alla sua costruzione, creando spazi di dialogo, di consapevolezza e di azione condivisa».

Particolarmente ricco il dibattito con il pubblico, che ha visto interventi di attivisti, attiviste e associazioni impegnate sui temi della pace, dei diritti e dell’educazione, tra cui Libera contro le mafie, CGIL Verona, ACLI, la Rete degli Studenti Medi e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Intreccio di pace e cooperative come impegno permanente

In chiusura del simposio, la Fondazione Centro Studi Doc ETS ha riportato i saluti del centro di formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (assente per questioni di salute), annunciato la propria adesione alla campagna di sostegno del Ministero della Pace e ha lanciato la proposta di istituire, a tutti i livelli del movimento cooperativo – nazionale, europeo e internazionale – una sezione permanente di studio e costruzione della pace.

Il simposio, moderato dalla giornalista Jessica Cugini (Nigrizia), si inserisce nel quadro dell’Anno Internazionale delle Cooperative e della Pace e della Fiducia proclamato dall’ONU e rappresenta una tappa significativa di un percorso che la Fondazione intende rendere strutturale.

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