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L’intervista a Felice Casson offre uno sguardo diretto e documentato sulle fragilità democratiche dell’Italia contemporanea, tra eredità del neofascismo, limiti di sovranità, crisi del diritto internazionale e nuove tensioni geopolitiche. Magistrato protagonista di inchieste cruciali come Peteano e Gladio, ed ex parlamentare impegnato nella tutela dei diritti e dell’ambiente, Casson analizza con rigore le continuità del passato nel presente, il ruolo delle istituzioni e i rischi di derive autoritarie. Un contributo prezioso per comprendere quanto la difesa dei diritti umani resti essenziale per la salute di ogni democrazia.
Felice Casson, veneziano, ha dedicato la vita a difesa dei diritti, della democrazia e delle istituzioni. Magistrato impegnato nelle inchieste sull’eversione neofascista e sul fronte della tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori, è stato anche senatore della Repubblica, vicepresidente della Commissione giustizia di Palazzo Madama e segretario del Copasir, il Comitato di controllo sui servizi di sicurezza. L’abbiamo incontrato a Verona, dove è intervenuto, al teatro Camploy, a una serata di canzoni, musica e riflessioni sul tema di diritti umani, promossa dall’associazione Medici per Strada.
Dottor Felice Casson, da pubblico ministero lei si è molto occupato di eversione di estrema destra, pensiamo alle inchieste sulla strage di Peteano, su Gladio… Tutto ciò appartiene al passato o è un filo ancora da spezzare nella nostra democrazia?
Sono periodi storici diversi e sono passati alcuni decenni. Però c’è stata una continuità importante tra il mondo del fascismo e il “centro”, soprattutto industriale e anche politico italiano che ha condotto a quella che è stata chiamata strategia della tensione. Strategia della tensione che non è nata in Italia e che si inserisce perfettamente in quella che era la politica internazionale plasmata sulla cosiddetta “dottrina Truman”. In base a essa gli Stati Uniti dettavano le regole di comportamento per i vari Stati all’interno del mondo occidentale, Europa in modo particolare. Quel periodo storico, caratterizzato dalle stragi, è certamente finito.
Ma è finita anche l’epoca della nostra “sovranità limitata”?
Eravamo e sono convinto che siamo ancora uno Stato a sovranità limitata. La “dottrina Truman”, elaborata nel 1948, si è poi concretizzata in vari atti del Dipartimento di Stato statunitense, nelle linee d’azione della CIA e dei servizi segreti militari nel mondo occidentale. In Italia, in particolare, indicavano cosa bisognasse fare: infiltrazioni nei movimenti terroristici, provocazioni, attentati… C’è un documento del 1962 del Dipartimento di Stato Usa, durante la presidenza Kennedy, in cui si affermava che, se necessario, dell’Italia e della Francia bisogna fare un “nuovo Vietnam”. Questo era il panorama. Ovviamente, dopo la caduta del Muro di Berlino, la situazione internazionale in linea generale è cambiata. In Italia, tuttavia, c’è un’eredità storica che ancora continua, dal momento che gli eredi del neofascismo adesso sono pienamente al governo di questo Paese.
Crede, quindi, che non ci sia stato un taglio netto col passato?
No, assolutamente. Gli episodi sono innumerevoli, basti pensare a quanto è recentemente accaduto nella sede di Fratelli d’Italia a Parma, dove dei giovani militanti di quel partito si sono messi a inneggiare a Mussolini intonando canzoni fasciste. Vuol dire che quella pseudocultura non è stata archiviata e che quell’ispirazione è ancora ben viva.
Cosa ci insegna la vicenda del libico Al Masri, rimpatriato dal nostro governo con un volo di Stato nonostante fosse ricercato dal Tribunale penale internazionale per crimini molto gravi?
Ci insegna che questo governo e questi ministri sono totalmente disinteressati al diritto e in particolare al diritto internazionale. Nel 2012, lo ricordo bene perché ero in Senato, approvammo una legge di ratifica delle norme internazionali sulla Corte penale internazionale e volutamente avevamo ceduto a questo organismo un pezzettino della nostra sovranità. Nel senso che di fronte a una sentenza della Corte si esegue, e basta! Qui, a partire da un sedicente giurista come il ministro Nordio, la presidente del Consiglio e il ministro degli Interni si sono completamente disinteressati del diritto internazionale in nome di un presunto interesse di Stato tutto da capire e tutto da individuare. Perché comportandosi così hanno salvato un torturatore, un sequestratore di persone, uno stupratore, un omicida… Uno Stato non è certamente interessato a tutelare criminali di questa risma.
Ma in un momento in cui il diritto sembra sempre più delegittimato dalla legge del più forte ha ancora senso, e soprattutto autorevolezza, un organo come la Corte penale internazionale?
Ha senso, bisogna crederci… Non è il tribunale a essere delegittimato, ma è lo stesso governo italiano a delegittimarsi. Perché la Corte penale è stata approvata da oltre 140 Stati. Esiste a livello internazionale, ha l’appoggio dell’Onu e se qualche Stato va contro questa istituzione, va contro la comunità internazionale. Quindi è il nostro governo che si delegittima da solo in ambito internazionale.
Un nostro vicepresidente del Consiglio ha detto però, riferendosi agli atti di pirateria israeliani contro la Sumud Flotilla diretta a Gaza, che tale diritto internazionale “vale fino a un certo punto”.
Non merita neanche un commento perché la pochezza intellettuale e giuridica di questa espressione la dice tutta.
La “pax trumpiana” a Gaza e in Medio Oriente la convince?
Non è una pace, bensì una tregua piuttosto ballerina… Ovviamente, come si dice, piuttosto che niente è meglio piuttosto e quindi anche un po’ di tregua può aiutare a salvare della vite umane. Però vediamo che la situazione è ancora molto instabile perché non si affrontano le cause vere: i palestinesi hanno tutto il diritto di avere una loro autonomia, di avere la libertà di crearsi uno Stato.
Per due anni abbiamo assistito al massacro di un popolo. Com’è possibile che, a livello internazionale i governi, l’Europa in particolare, si siano limitati a timide dichiarazioni ?
La situazione era ed è sconvolgente. Era ora, però, che si parlasse di vero e proprio genocidio senza tanti timori e senza tanti problemi. Per certi versi il termine genocidio è sconvolgente, ma è quello che si sta verificando, non solo negli ultimi due o tre anni, in Palestina. Il governo israeliano ritiene quasi di avere l’esclusiva di questo sostantivo e invece il genocidio, purtroppo, è una piaga che ha percorso le tappe storiche dell’umanità da tanti secoli fino a oggi. Un esempio è il genocidio dei nativi americani a opera dei bianchi, perpetrato anche in America Latina. Il concetto di genocidio, vale a dire la distruzione di un popolo, di una nazione, di un gruppo etnico o sociale in quanto tale è qualcosa che purtroppo l’umanità sperimenta da tanto tempo. Giuridicamente, tuttavia, il termine genocidio esiste dal 1944, quando fu approvata la Convenzione e quando fu coniato questo termine giuridico, cominciando così a ragionare anche in termini di diritto processuale internazionale. In Palestina ci sono tutte le fattispecie giuridiche a sancire l’intenzionalità del governo di Israele di distruggere i palestinesi come popolo. Ciò è sotto gli occhi di tutti. Trovo quindi sconvolgente il comportamento degli Stati europei e dell’Italia. Non ci fosse stata questa accondiscendenza nei confronti del governo di Netanyahu non saremmo arrivati a questo punto. Invece, in nome del profitto, degli affari, del commercio bellico si fa passare tutto, negando la stessa esistenza del diritto dei popoli.
Un nuovo fronte di conflitto, da parte degli USA di Trump, pare purtroppo aprirsi adesso nei confronti del Venezuela. Lei si è spesso occupato di questioni latinoamericane e di lotta al narcotraffico…
Ci troviamo di fronte a un’altra provocazione degli Stati Uniti e di Trump. Ormai sappiamo che nella storia mondiale ci sono stati molti episodi falsi, inventati, per avere il pretesto di fare delle guerre per motivi diversi da quelli dichiarati. Basti pensare alla guerra del Vietnam, di come sia stata creata ad arte sulla base sostanzialmente di un incidente inventato nel golfo del Tonchino, basta pensare alla vicenda di Saddam Hussein, alle armi di distruzione di massa… Questo del Venezuela è soltanto un altro di quei casi in cui agli Stati Uniti fa molto gola il petrolio, la lotta al narcotraffico è soltanto un pretesto perché se fosse così Trump dovrebbe prima pensare ai suoi servizi segreti, a partire dalla Cia, che hanno sempre protetto il narcotraffico.
Sicurezza ambientale e tutela di lavoratrici e lavoratori sono altri temi di cui si è molto occupato nelle sue inchieste. Argomenti, tuttavia, che spesso sono visti, anche in regioni come il Veneto, come dei “fastidi” per lo sviluppo e il progresso economico. A distanza di anni nota dei miglioramenti?
Ora c’è sicuramente una sensibilità maggiore nella gente, nelle cittadine e nei cittadini che fanno attenzione, raccolgono dati, segnalano alle autorità e pretendono verità e giustizia. In Veneto, l’esemplare è la vicenda di Miteni, con il gravissimo inquinamento da Pfas delle falde acquifere, e la condanna che c’è stata a giugno in Corte d’assise di Vicenza. Tuttavia, dal punto di vista istituzionale c’è ancora molto da fare. La Regione Veneto deve ancora completare accertamenti, verifiche, campionamenti, indagini epidemiologiche. Va ricordato come di recente, nel 2022, il Parlamento italiano abbia approvato una legge di riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione in cui si dà priorità alla questione ambientale. L’ambiente, la biodiversità, la tutela di lavoratrici e lavoratori, della loro salute, diventa un obiettivo prioritario. Questo è un dato importante che andrebbe rispettato dal legislatore ordinario, dalla politica, da amministratrici e amministratori e anche dalla magistratura. Questa, torno a sottolinearlo, è una questione prioritaria.
Perché, secondo lei, il governo Meloni sta dando, invece, assoluta priorità alla riforma della giustizia basata sulla separazione delle carriere dei magistrati?
Intanto vediamo che questa misura che si vuole realizzare è contenuta nel “piano di rinascita nazionale” di Licio Gelli – in seguito fatto proprio da Berlusconi… Inoltre, stiamo assistendo a una sorta di revanscismo, di spirito di vendetta nei confronti di un potere di controllo, che è la magistratura, analogamente a quello che questo governo sta facendo, in senso negativo, nei confronti dei giornalisti e della libertà di stampa. In secondo luogo, si tratta di un primo passo, necessario, per arrivare al controllo dei pubblici ministeri. Questo è il timore più grande. La cosa che potrebbe verificarsi è sottrarre il pubblico ministero alla giurisdizione e farne un superpoliziotto, con tutti i problemi che questo comporta per i diritti dei cittadini. Dal punto di vista strettamente processuale questa riforma non cambierà assolutamente nulla… Di benefici per i cittadini ci sarà lo zero assoluto.
Sempre di Enrico Santi, leggi anche:
Il no al riarmo europeo nelle parole di Donatella Di Cesare
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