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La crisi climatica intensifica l’emergenza legata alle alte temperature portando le Regioni italiane a intervenire con specifiche ordinanze caldo. Questi provvedimenti mirano a ridurre i rischi per la salute dei lavoratori. Allo stesso tempo, sollevano interrogativi più ampi sulla gestione del benessere psicofisico nei luoghi di lavoro in un’estate che si preannuncia tra le più calde degli ultimi decenni.
Ordinanze caldo e sicurezza: le misure nelle Regioni italiane
Nel cuore dell’estate 2025, diverse Regioni italiane hanno adottato provvedimenti urgenti per limitare o vietare le attività lavorative durante le ore più calde della giornata. Tali “ordinanze caldo” si applicano in particolare ai settori agricolo, florovivaistico, edile e della logistica. Inoltre, in alcune Regioni, comprendono anche le cave e i cantieri stradali.
Il divieto di lavorare all’aperto tra le 12:30 e le 16:00, in vigore fino al 31 agosto o al 15 settembre a seconda delle Regioni, rappresenta una misura precauzionale fondamentale per ridurre i rischi di colpo di calore, esaurimento e altre patologie legate allo stress termico.
Accanto a queste restrizioni, le ordinanze caldo raccomandano l’adozione delle Linee d’indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare, pubblicate dalla Conferenza delle Regioni il 19 giugno 2025. Le indicazioni non si limitano agli ambienti esterni. Anche nei luoghi chiusi non climatizzati, come capannoni industriali o ambienti sotterranei, è necessaria una valutazione accurata dei rischi e l’adozione di misure organizzative, tra cui la ventilazione meccanica e la riorganizzazione dei turni di lavoro.
Particolare attenzione richiedono i lavoratori e le lavoratrici più anzian* e coloro che sono impegnat* in attività fisicamente gravose, più espost* ai rischi derivanti dalle alte temperature.
A tal proposito, è possibile verificare le mappe nazionali di previsione del rischio di esposizione al caldo sul sito internet del progetto worklimate, a cura di INAIL-CRN.
La programmazione dei turni di lavoro
Parallelamente alle ordinanze caldo delle regioni italiane, un contributo importante alla gestione dei rischi lavorativi causati dalle alte temperature arriva anche da oltreoceano. Nello specifico, l’agenzia statunitense NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) ha sviluppato specifiche tabelle per la programmazione dei turni di lavoro e riposo in condizioni di calore estremo. Si trattano di un supporto importante alla programmazione oraria, ma nella loro applicazione è importante tenere in considerazione le diverse casistiche di soggetti fragili e a rischio, come donne in gravidanza e persone anziane. Infatti, le ricerche di NIOSH hanno riguardato principalmente individui maschi, sotto i quarant’anni, in buone condizioni fisiche, di idratazione e di acclimamento. Essi svolgono per lo più attività brevi in indumenti da lavoro leggeri.


Programmazione dei turni di lavoro e pause in base alla temperatura e umidità relativa del 30% (alto a sx), del 40% (alto a dx), del 50% (basso a sx) e del 60% (basso a dx). Fonte: NIOSH, elaborazione PuntoSicuro.it
Queste tabelle, pubblicate all’interno del Portale Agenti Fisici, sono essenziali per supportare le aziende nella gestione del carico di lavoro e delle pause. Esse ottimizzano l’alternanza lavoro-riposo in base a parametri come la temperatura, l’umidità, il carico fisico e l’esposizione al sole. Suddivise in base ai livelli di umidità relativa (30%, 40%, 50%, 60%), offrono indicazioni precise su come strutturare l’orario lavorativo per prevenire il colpo di calore e altri rischi associati. In altre parole, le caselle in ciascuna tabella indicano in minuti come dividere ogni ora tra attività lavorativa e pausa. Per esempio, qualora una casella riportasse la dicitura “35/25”, vorrebbe significare che a ogni 35 minuti di lavoro vanno affiancati 25 minuti di riposo.
Impatto psicologico: il rischio eco-ansia nelle lavoratrici e nei lavoratori
Le ordinanze caldo, pur essendo uno strumento di tutela, si inseriscono in un contesto più ampio di disagio legato alla crisi climatica. Secondo un sondaggio dell’Unione Europea, il 77% delle lavoratrici e dei lavoratori considera il cambiamento climatico un problema molto grave. Tale preoccupazione può generare sintomi di “eco-ansia”, ovvero ansia legata alla percezione dell’aggravarsi delle emergenze climatiche. Chi soffre di questa particolare ansia di solito lavora in settorie che dipendono direttamente dagli ecosistemi o dalle condizioni ambientali.
Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), l’eco-ansia può manifestarsi con stress, insonnia, disturbi cognitivi. Inoltre, nei casi più gravi, può essere causa di depressione. Il fenomeno non riguarda solo chi lavora nell’agricoltura o nei cantieri. Coinvolge anche il personale sanitario e di emergenza. Queste lavoratrici e questi lavoratori affrontano spesso le conseguenze sia dirette sia indirette dei cambiamenti climatici.
Affrontare l’eco-ansia richiede interventi sistematici sul luogo di lavoro. Oltre alla prevenzione dei rischi fisici, aziende, RSPP devono promuovere la formazione, il supporto sociale tra collegh* e piani di benessere mentale che includano la gestione delle preoccupazioni legate al clima. Anche la valutazione dei rischi aziendali dovrebbe integrare questa dimensione psicosociale.
Le ordinanze caldo, dunque, rappresentano un presidio sanitario contro gli effetti immediati delle alte temperature. Nel contempo sono anche un segnale di come la crisi climatica stia trasformando il lavoro e la tutela di lavoratrici e lavoratori sul piano sia fisico che psicologico.
Leggi anche: Cambiamento climatico: la sentenza storica della CEDU
Foto di worklimate, Rischio caldo al sole con attività fisica intensa (mar 15-07-2025, ore 16)
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