Tempo di lettura: 2 minuti
I data center sono strutture fondamentali per far funzionare internet, servizi cloud, intelligenza artificiale e piattaforme digitali. Tuttavia, il rapporto tra data center e crisi climatica è diventato un tema urgente. Infatti, queste strutture consumano risorse enormi, mettendo a rischio la propria stessa sopravvivenza.
Data center e crisi climatica: due lati della stessa medaglia
Viviamo in un mondo sempre più digitale, dove alcune gigantesche infrastrutture fisiche sono diventate essenziali: data center. Indispensabili per la nostra vita quotidiana pubblica e privata, garantiscono il funzionamento di tutte le nostre attività online. Permettono infatti l’operatività di servizi come cloud, comunicazione, logistica, ma anche finanza e gestione delle emergenze. Tuttavia, il rapporto tra data center e crisi climatica sta diventando una delle questioni più urgenti del nostro tempo.
Il loro impatto ambientale si misura in un elevato consumo di elettricità, risorse idriche e superfici occupate. Stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) indicano che le emissioni legate all’uso di energia elettrica da parte dei data center potrebbero aumentare del 67% entro il 2035. Secondo Deloitte, il loro fabbisogno energetico potrebbe triplicare nel corso del prossimo decennio.
Allo stesso tempo, gli stessi data center iniziano a subire gli effetti del cambiamento climatico che contribuiscono ad aggravare. Un rapporto di Xdi evidenzia che circa il 22% dei data center nel mondo è attualmente esposto a rischi climatici gravi. Entro il 2050, questa quota potrebbe salire al 27%. Zone come New Jersey, Shanghai, Amburgo e Queensland potrebbero vedere fino al 64% delle loro strutture a rischio elevato. Eventi estremi potrebbero causare danni a queste infrastrutture tali da compromettere servizi fondamentali. In altre parole, potrebbero causare interruzioni in ambiti come finanza, logistica, sanità e comunicazioni.
L’impatto ambientale dei data center
Il funzionamento dei data center comporta un grande dispendio di energia elettrica. Questa è necessaria sia per far operare i server, sia per mantenerli a una temperatura stabile. Con l’espansione dell’intelligenza artificiale, i consumi sono destinati a crescere rapidamente. Per esempio, negli USA, in particolare in Indiana, si previede che la richiesta di energia elettrica passerà da 2,8 a oltre 7 gigawatt entro il 2030. In gran parte, la causa di questo aumento è la costruzione di nuovi insediamenti da parte di Amazon.
Tuttavia, l’energia non è l’unico problema. Un aspetto spesso sottovalutato è il consumo d’acqua. Nello specifico, per evitare il surriscaldamento dei server, le strutture immettono enormi quantità di acqua nei sistemi di raffreddamento. I consumi di questo processo possono raggiungere milioni di litri al giorno. In alcune aree, come la contea di Newton in Georgia, la realizzazione del data center di Meta ha già avuto un impatto diretto sul sistema idrico locale. Le riserve sotterranee si sono ridotte, mentre i costi per le forniture idriche sono aumentati sensibilmente. Le autorità locali temono che, se non verranno apportati miglioramenti alle infrastrutture, entro il 2030 si dovrà ricorrere al razionamento.
Foto di Brett Sayles
Leggi anche: AI e sviluppo sostenibile: può contribuire all’Agenda 2030?
_________________________________________________________________________________________
Vuoi saperne di più su diritti, dignità del lavoro pratiche di cooperazione, innovazione e sostenibilità? Ti interessa il mondo dello spettacolo, dell’arte e della cultura? Non perderti nessun aggiornamento, segui il canale WhatsApp di Fondazione Centro Studi Doc.
