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La rete Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali annuncia lo sciopero del settore venerdì 12 giugno, per denunciare le insostenibili condizioni di lavoro nel comparto.
Sciopero cultura 12 giugno: perché il settore si ferma
Il 12 giugno lavoratrici e lavoratori del settore culturale hanno proclamato uno sciopero della cultura per richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro nel comparto dei beni culturali.
L’iniziativa, promossa dalla rete Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, denuncia una situazione caratterizzata da salari insufficienti, precarietà diffusa e carenza di investimenti strutturali. Il settore continua infatti a reggersi sul lavoro di professionistə altamente qualificatə che spesso operano in condizioni economiche e contrattuali fragili.
La mobilitazione richiede un cambiamento strutturale nelle politiche culturali italiane. Il problema non riguarda soltanto il livello delle retribuzioni. A essere messa in discussione è l’intera organizzazione del settore, che negli ultimi anni ha fatto largo ricorso a esternalizzazioni, appalti e forme di lavoro discontinue. Lo sciopero chiede quindi maggiori investimenti pubblici, il rafforzamento degli organici e il riconoscimento professionale delle competenze necessarie alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Il tema riguarda anche la qualità dei servizi culturali offerti alla cittadinanza. Un ambito, questo, all’interno del quale emergono criticità significative, tra cui il finto volontariato culturale. La continuità occupazionale, la formazione e il riconoscimento professionale incidono infatti direttamente sulla capacità delle istituzioni culturali di svolgere la propria funzione pubblica.
Una questione che riguarda il futuro della cultura
Lo sciopero cultura 12 giugno apre una riflessione più ampia sul rapporto tra cultura e lavoro. Negli ultimi anni il dibattito internazionale ha evidenziato come la sostenibilità dei sistemi culturali dipenda anche dalla qualità dell’occupazione. Non è possibile immaginare istituzioni culturali forti senza lavoratrici e lavoratori adeguatamente riconosciuti.
Lo aveva indicato anche la Commissione Cultura del Parlamento Europeo nella Risoluzione del 1999, secondo la quale
“Il vigore della produzione artistica dipende dal benessere degli artisti in quanto individui e in quanto collettività.”
La questione assume particolare rilevanza in Italia, un Paese che fonda una parte significativa della propria identità e della propria economia sul patrimonio culturale. Per questo, la mobilitazione del 12 giugno interroga il modo in cui il Paese sceglie di investire nella cultura e nelle persone che ogni giorno la rendono accessibile, la custodiscono e la trasmettono alle generazioni future.
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