{"id":3030,"date":"2022-03-21T13:17:59","date_gmt":"2022-03-21T12:17:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/?p=3030"},"modified":"2023-02-21T20:32:18","modified_gmt":"2023-02-21T19:32:18","slug":"leuropa-della-cultura-digitale-politiche-culturali-coesione-sociale-e-digitalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2022\/03\/21\/leuropa-della-cultura-digitale-politiche-culturali-coesione-sociale-e-digitalizzazione\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa della cultura digitale: politiche culturali, coesione sociale e digitalizzazione"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Artin Bassiri-Tabrizi\u00a0e Edoardo Toffoletto<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><em>Articolo gi\u00e0 pubblicato su Business Insider Italia il 06\/05\/2021.<\/em><\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su Business Insider Italia usciva il 22 aprile 2018, un\u2019intervista a Giulio Sapelli [<em>L&#8217;Europa \u00e8 il grande assente sulla scena geopolitica e la Germania ha troppo potere: intervista con Giulio Sapelli<\/em>, ndr]che osservava <strong>quanto la Germania sia dominante, ma non egemone, nell\u2019equilibrio di potenza in Europa per la mancanza di una politica culturale<\/strong>, o meglio, per la semplice rimozione della sua stessa storia culturale troppo spesso ridotta dai malintenzionati al naufragio nazionalsocialista. A distanza di tre anni da quella dichiarazione, il 29 aprile scorso ha avuto luogo\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.progressives-zentrum.org\/invitation-summit-on-european-cultural-politics-and-new-digital-solutions\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Europe takes part! Summit on European Cultural Politics and New Digital Solutions<\/a><\/em> per iniziativa tutta tedesca attraverso il vettore del think-tank berlinese\u00a0<em>Das progressive Zentrum<\/em>\u00a0(Il centro progressivo), con la cooperazione del\u00a0<em>Goethe-Institut<\/em>\u00a0e il patrocinio diretto del ministero degli esteri tedesco rappresentato da Michelle M\u00fcntefering (Spd).\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si era gi\u00e0 proposta su Business Insider Italia una <a href=\"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/2022\/02\/14\/le-industrie-culturali-al-tempo-della-pandemia-e-le-non-politiche-culturali-degli-stati-europei\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">panoramica complessiva delle (non)politiche culturali degli stati europei<\/a>, in cui si constatava quanto la Francia sia stata forse l\u2019unico paese ad almeno avviare una riflessione attorno al mutamento epocale, in corso da anni, e che la pandemia ha semplicemente svelato e accelerato:<strong> la tendenza generale alla digitalizzazione e virtualizzazione delle attivit\u00e0 culturali<\/strong>. Il summit non ha fatto che sintomaticamente confermare le analisi gi\u00e0 suggerite, nonch\u00e9 manifestare <strong>l\u2019assenza di una visione strategica della funzione della cultura all\u2019interno della costruzione europea<\/strong>, al di l\u00e0 della generica affermazione ribadita con forza anche dal nostro ministro alla cultura, Dario Franceschini (presente al summit tramite un video pre-registrato), \u00ab<em>del ruolo chiave che la cultura svolge nel progetto europeo<\/em>\u00bb.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il summit ha radunato oltre a ministri della cultura e rappresentanti politici dei principali stati membri, dalla Francia alla Germania, da Italia e Spagna, includendo anche il Portogallo, che attualmente tiene la presidenza del consiglio dell\u2019Ue fino al 30 giugno, anche operatori culturali e artisti per contribuire alla riflessione sul ruolo della cultura, alla sua tutela e organizzazione, nonch\u00e9 al suo ambiguo rapporto con l\u2019evoluzione delle tecnologie digitali. Si tratta pertanto di ripercorrerne i punti salienti, evidenziandone i punti di forza e le criticit\u00e0.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il ruolo del digitale tra Spagna e Germania<\/strong><\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incontro si apre con un discorso della politica social-democratica tedesca M\u00fcntefering, che pone al centro della riflessione<strong> la questione dell\u2019impatto delle tecnologie digitali<\/strong>, in particolare si riferisce ai Nft (<em>non-fungible-tokens<\/em>), con allusione alla famigerata opera di \u201cBeeple\u201d che fu battuta all\u2019asta da Christie\u2019s per 69 milioni di dollari. Qui l\u2019arte \u00e8 \u00ab<em>quasi secondaria rispetto alla prova della sua origine, e una rivendita dell\u2019opera sarebbe in realt\u00e0 una rivendita del token legato all\u2019opera<\/em>\u00bb, e continua <strong>Ben Gilbert<\/strong> \u00ab<em>questo non \u00e8 un problema per Beeple, che condivide liberamente le sue opere sui social media<\/em>\u00bb. Ci troviamo di fronte a un paradosso: <strong>il valore dell\u2019opera risiede meramente nel suo sostrato materiale tecnico-tecnologico<\/strong>, come se il valore di una statua risiedesse soltanto nel suo marmo, o la\u00a0<em>Gioconda<\/em>\u00a0di Leonardo nella sua tela e telaio. Di fronte a tale problema che riguarda il senso stesso della definizione di oggetto culturale, tutti \u2013 salvo qualche partecipante refrattario del pubblico \u2013 sembravano cavalcare l\u2019astratto entusiasmo delle nuove tecnologie per le nuove possibilit\u00e0 di espressione artistica.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ciononostante, il summit ha incarnato \u2013 per lo meno simbolicamente \u2013 il risveglio da un sonno dogmatico europeo su almeno due fronti: <strong>la centralit\u00e0 della cultura e il problema della sovranit\u00e0 tecnologica<\/strong>. Con esiti tuttavia ambigui, in cui alla fine la questione della cultura serve da velo alla sfida del digitale. In effetti, l\u2019idea dominante del summit \u00e8 stata dopotutto guidata dalla velleit\u00e0 della sovranit\u00e0 tecnologica, di \u00ab<em>forgiare lo sviluppo digitale<\/em>\u00bb, secondo le parole della M\u00fcntefering, puntando alla costruzione di uno \u00abspazio digitale pan-europeo per la cultura\u00bb. L\u2019associazione immediata \u00e8 evidente: <strong>lo spazio digitale \u00e8 il nuovo spazio della sfera pubblica, come lo erano i giornali e le riviste nell\u2019ottocento<\/strong>. Ma su tali questioni ha gi\u00e0 scritto parole definitive<strong> Philip N. Howard<\/strong>, professore all\u2019Internet Institute di Oxford, gi\u00e0 nel luglio 2018 su\u00a0<em>Foreign Policy<\/em>, in cui sottolineava quanto \u00ab<em>i social media e le societ\u00e0 di data-mining abbiano fino ad oggi evaso le proprie responsabilit\u00e0 pubbliche, raccogliendo dati con poca supervisione da parte dell\u2019ente pubblico<\/em>\u00bb.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 in tale contesto che \u00e8 necessario situare <strong>l\u2019accensione del supercomputer Leonardo<\/strong>, che concentrer\u00e0, secondo quanto si riporta il 3 maggio nel\u00a0<a href=\"https:\/\/24plus.ilsole24ore.com\/art\/bologna-come-san-francisco-cosi-l-italia-e-diventata-data-valley-d-europa-AE58PfE?utm_medium=LISole24Ore&amp;utm_source=LinkedIn#Echobox=1620046756&amp;refresh_ce=1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Sole24Ore<\/a>, il \u00ab<em>20,9% della potenza di calcolo europea e l\u2019Italia diventa la quarta nazione al mondo per capacit\u00e0 computazionale<\/em>\u00bb. L\u2019ironia \u00e8 tuttavia che l\u2019Ue non ha competenza in materia di politiche culturali, che sono prerogativa degli stati membri, il che si ripercuote negativamente quando il Parlamento europeo, secondo la testimonianza dell\u2019euro-parlamentare tedesca <strong>Sabine Verheyen<\/strong> (Cdu), nonch\u00e9 presidente della commissione per la cultura e l\u2019istruzione dell\u2019Euro-parlamento, riporta durante il summit che <strong>il parlamento aveva proposto di riservare una percentuale minima del\u00a0<em>Recovery Fund<\/em>\u00a0per la cultura<\/strong>, pari al valore di quest\u2019ultima in termini di PIL, che a livello europeo si aggirerebbe attorno al 4%. Inutile dire che <strong>neanche il compromesso al ribasso del 2% fu accolto dagli altri enti decisori a livello europeo<\/strong>. In poche parole, gli stati membri stessi si sono opposti alla proposta.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altra presenza decisiva, bench\u00e9 soltanto con un video preregistrato, \u00e8 stata quella del ministro della cultura spagnolo, <strong>Prof. Dr. Jos\u00e9 Manuel Rodr\u00edguez Uribes<\/strong>, il quale afferma chiaramente che <strong>\u00e8 stata la pandemia a portare l\u2019attenzione sull\u2019importanza della cultura per la quotidianit\u00e0 della vita socio-economica<\/strong>. Inoltre, \u00e8 stato l\u2019unico in tale contesto a sottolineare l\u2019importanza dell\u2019accesso degli eventi culturali dal vivo, giacch\u00e9 i luoghi della cultura possono essere \u2013 e di fatto sono \u2013 un luogo sicuro. Tuttavia, si osserva l\u2019inevitabile transizione alla formula ibrida \u2013 sottolineata anche dalla M\u00fcntefering \u2013 il che comporta certo un processo di digitalizzazione, ma per un uso ottimale delle piattaforme, che implica evitare un ragionamento unicamente incentrato sul consumatore di cultura, ma comprendere che questa \u00e8 tanto un diritto del cittadino, quanto degli artisti e operatori culturali, che \u00e8 quindi necessario non solo proteggere giuridicamente, ma riconoscere economicamente il loro contributo sociale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019impatto culturale dell\u2019ideologia contabile tra Francia e Italia\u00a0<\/strong><\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma come si traduce poi concretamente tale afflato ideale espresso dal ministro spagnolo Uribes? In un articolo uscito il 1\u00b0 maggio ne\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/calo-pil-sapelli-litalia-tra-debole-speranza-e-rischio-stagnazione\/2164334\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ilSussidiario<\/a>, <strong>Giulio Sapelli <\/strong>constata la tendenza al ribasso del PIL negli ultimi anni che nell\u2019Ue nel solo 2020 \u00e8 sceso del 6,6%. \u00ab<em>Se i sistemi economici mondiali reggono \u2013 nonostante tutto \u2013 alla pandemia<\/em>\u00bb, si osserva, oltre alla distribuzione alimentare, al funzionamento degli ospedali, la pressione a \u00ab<em>i sistemi delle reti energetiche a reagire alle necessit\u00e0 crescenti e alle punte di discontinuit\u00e0 indotte dall\u2019accelerazione dell\u2019online e quindi del consumo di energia che cos\u00ec giunge alle stelle<\/em>\u00bb. Ma ci\u00f2 \u00e8 possibile soltanto grazie alla resistenza \u00ab<em>dell\u2019industria manifatturiera e dei servizi alle imprese che consentono la circolazione del capitale sociale e quindi il profillo e i salari e le attivit\u00e0 di riproduzione sociale, in cui si comprendono le agenzie di formazione culturale e umana, dalle scuole alle famiglie<\/em>\u00bb. E conclude di fronte alla \u00ab<em>serie di divergenze sia nei sistemi di potere, sia nei meccanismi della crescita europea<\/em>\u00bb che \u00ab<em>la pandemia ne sar\u00e0 la prova e non il superamento<\/em>\u00bb, come ad ogni crisi si vorrebbe vaticinare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tacere dell\u2019evidenzia del fatto che <strong>l\u2019ipertrofia della digitalizzazione contraddice con la retorica della green economy<\/strong>, si tratta ora di evidenziare i punti mossi dal ministro della cultura francese Roseleyn Bachelot e dal nostro Dario Franceschini. Entrambi sembrano essere il riflesso sintomatico dell\u2019atteggiamento generico delle disposizioni assunte per il settore culturale a livello europeo, bench\u00e9 si \u00e8 visto come vi sia in questo settore una profonda contraddizione tra il parlamento e gli altri organi. Il ministro Bachelot ha voluto ribadire quanto l\u2019interesse per il settore culturale sia stato consustanziale all\u2019interesse della Francia sin dal primo giorno di pandemia. Analogamente al suo omologo portoghese, Nuno Artur Silva, ha cominciato la sua allocuzione insistendo con i numeri e le percentuali del caso, facendo in tal modo prevalere la retorica a una razionale e necessaria riflessione sulla strategia da assumere per i prossimi cruciali mesi post-pandemia, ammesso \u2013 e non concesso \u2013 che non vi sia un\u2019ulteriore ondata tra la fine dell\u2019estate e il prossimo autunno, come suggeriscono <a href=\"https:\/\/www.ilmeteo.it\/notizie\/coronavirus-in-autunno-nuova-ondata-di-contagi-ma-stavolta-sar-diverso-parla-il-prof-bassetti-085740\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">alcune previsioni<\/a>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non vi \u00e8 stato dunque alcun cenno alle possibili strategie previste dall\u2019Eliseo per sostenere l\u2019impatto socio-economico sul mondo dello spettacolo e della cultura, che certo si prolungheranno ben oltre il 2021, bench\u00e9 il suo collega ministro dell\u2019economia, Bruno Le Maire, abbia annunciato il 3 maggio a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/economie\/article\/2021\/05\/03\/restaurants-cafes-culture-bruno-le-maire-annonce-un-assouplissement-des-conditions-d-indemnisation-des-pertes-des-le-mois-de-juin_6078896_3234.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le Monde<\/a> che non soltanto gli aiuti saranno sicuramente prolungati oltre l\u2019estate, ma anche che la procedura per ottenere verr\u00e0 ulteriormente semplificata. Al contrario, la Bachelot ha dichiarato con orgoglio che <strong>il governo francese ha previsto \u201cben\u201d 2 miliardi di euro per i settori culturali su un fondo per la <a href=\"https:\/\/www.economie.gouv.fr\/plan-de-relance#\">ripresa dell\u2019ammontare di 100 miliardi<\/a>: un misero 2%<\/strong>, nonostante abbia lei stessa rimarcato le impietose perdite subite dal settore (musei, cinema, teatri, sale da concerto) nel solo 2020. Ci\u00f2 colpisce maggiormente \u00e8 che le dichiarazioni della Bachelot siano rimaste sostanzialmente invariate dal tempo del voto del piano di rilancio votato dall\u2019assemblea nazionale Francese il 27 ottobre 2020. In un\u2019intervista rilasciata su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.europe1.fr\/politique\/culture-et-coronavirus-faisons-dune-catastrophe-une-opportunite-exhorte-roselyne-bachelot-3992963\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Europe 1<\/a> risalente al settembre 2020, Bachelot affermava che \u00ab<em>la tragedia di questa epidemia di Covid-19 \u00e8 stata la rivelazione di una serie di cose [&#8230;] Le pratiche culturali dei francesi stanno cambiando, in particolare quelle dei giovani, e le nostre principali istituzioni culturali devono prepararsi per domani.\u00a0[\u2026] Le cose\u00a0non potranno essere come prima, ecco perch\u00e9 questo piano di rilancio<\/em>\u00bb. <strong>Pi\u00f9 che un supporto alla cultura, la direzione sembra quella di un ridimensionamento, una denegazione della sua rilevanza, nonch\u00e9 una sua semplice digitalizzazion<\/strong>e.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il piano di rilancio \u00e8 stato, sin dall\u2019inizio, sottoposto a numerose critiche. Eppure , l\u2019orientazione strategica del governo \u00e8 stata quella di \u00abripagare\u00bb la cultura per il suo peso effettivo: essa rappresenta <a href=\"https:\/\/www.lepoint.fr\/culture\/100-milliards-d-euros-ce-que-pese-la-culture-dans-l-economie-francaise-16-12-2020-2406187_3.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">circa il 2,3 % del PIL francese<\/a>, occupando quasi 1,5 milioni di persone. Ovviamente i 2 miliardi previsti, sono ben lontani da rispecchiare il contributi del settore in termini di PIL, giacch\u00e9 nel 2019 il PIL complessivo della Francia era di circa 2.707 miliardi. Insomma, <strong>l\u2019obiettivo pare non essere quello di ridare lavoro a chi lo ha perso<\/strong>, ma quello di accompagnare il paese verso la rivoluzione che il virus non ha fatto che accelerare: la digitalizzazione culturale. E proprio su questo sembra convergere il discorso vista la ghiotta opportunit\u00e0 offerta \u2013 come mostra\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/idees\/article\/2020\/03\/27\/coronavirus-que-l-industrie-numerique-culturelle-sorte-renforcee-de-cette-crise-est-dans-l-air-du-temps_6034578_3232.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le Monde<\/a> \u2013 dall\u2019aumento smisurato dei numeri di ascoltatori e di spettatori virtuali. Si potrebbe gi\u00e0 dire addio al \u201cbuon uso\u201d delle piattaforme digitali auspicato dal ministro spagnolo. Bachelot insiste sull\u2019\u00abinedito sforzo\u00bb mostrato a livello europeo per far fronte a questa crisi, di cui la Francia beneficer\u00e0 di circa 40 miliardi, eppure <strong>non sembra avere espresso una chiara prospettiva sul tema culturale a livello europeo<\/strong>, relegando le istituzioni europee alla loro tradizionale funzione regolatrice dei mercati: niente di nuovo sotto il sole.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Infine, occorre ripercorrere l\u2019evoluzione delle posizioni del governo italiano in merito alla questione della riapertura dei luoghi di cultura, riflesse dai discorsi e interventi tenuti da Dario Franceschini. <\/strong><\/h4>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contestualmente alla seconda chiusura promulgata dal governo Conte il 25 ottobre 2020, e gi\u00e0 la necessit\u00e0 di una seconda chiusura \u2013 si veda l\u2019esempio spagnolo \u2013 \u00e8 sintomo delle crepe del sistema, sono interessanti da ricordare le risposte di Franceschini in occasione del suo dialogo con nientemeno che Michele dall\u2019Ongaro, sovrintendente dell\u2019Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in\u00a0<em>Il Bello dell\u2019Italia<\/em>, una serie di incontri periodici del<em>\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/video.corriere.it\/bello-dell-italia-direttore-corriere-luciano-fontana-intervista-ministro-cultura-franceschini-diretta-video\/961f2808-169e-11eb-b530-8ca6e758b252\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Corriere della Sera<\/a>. Di fronte ai dubbi espressi da parte di dall\u2019Ongaro sulla chiusura dei luoghi di cultura, Franceschini ha semplicemente ribadito la gravit\u00e0 della situazione: \u00abnon ci siamo capiti, credo. Non abbiamo capito la situazione!\u00bb. <strong>Per Franceschini, la chiusura dei teatri e delle sale da concerto implica la riduzione della mobilit\u00e0 e, di conseguenza, un drastico calo dei contagi<\/strong>. Tale logica per\u00f2 rimuove il tema centrale, mai veramente studiato dal Comitato Tecnico Scientifico con un documento che dimostri i<strong>n qual modo un teatro o altri luoghi di cultura e spettacolo abbiano un tasso di contagio maggiore di un supermercato, di un parrucchiere, di un centro sportivo<\/strong> (la cui frequentazione \u00e8 permessa agli agonistici di qualsiasi livello) o altre attivit\u00e0 permesse durante le fasi arancioni o gialle. Sembra che il corpo abbia il diritto di cittadinanza, mentre lo spirito sia un semplice orpello dello vita.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, tale intervento del ministro ha scatenato una lunga serie di proteste. Come scrive Bonacina nel quotidiano\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vita.it\/it\/blog\/la-puntina\/2020\/10\/26\/caro-franceschini-siete-voi-a-non-aver-capito-la-gravita-della-situazione\/4949\/?fbclid=IwAR0aAZIZCEOvyD3Nub0BHqip315AISqVvTX-HzOD6cwDJza_L1BuXbqv2eo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Vita<\/a><\/em> rivolgendosi direttamente a Franceschini\u00a0: \u00ab<em>Cosa avete fatto nei mesi estivi? Vogliamo ricordare il via libera alle discoteche salvo poi fare retromarcia quando era troppo tardi? Cosa avete fatto per attrezzare il trasporto pubblico in maniera sostenibile alle nuove esigenze sanitarie? Cosa avete fatto per attrezzare gli ospedali e metter mano a una nuova medicina territoriale?<\/em>\u00bb Non si pu\u00f2 che concludere che le scelte operate \u2013 almeno dal governo Conte e specie per la seconda ondata \u2013 siano state date da una <strong>mancanza di prospezione strategica che avrebbe potuto evitare la chiusura di molte attivit\u00e0 culturali<\/strong>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"twitter-tweet\">\r\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">La chiusura di cinema e teatri per contenere l\u2019epidemia <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/covid19?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw\">#covid19<\/a>. La mia risposta agli appelli e alle proteste di queste ore. <a href=\"https:\/\/t.co\/MCOW3Mjdtz\">https:\/\/t.co\/MCOW3Mjdtz<\/a><\/p>\r\n\u2014 Dario Franceschini (@dariofrance) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/dariofrance\/status\/1320700894565072896?ref_src=twsrc%5Etfw\">October 26, 2020<\/a><\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancor pi\u00f9 contraddittorio \u00e8 parso il video, pubblicato su\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/dariofrance\/status\/1320700894565072896\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Twitter<\/a>, in cui Franceschini chiede accoratamente (il giorno dopo del celebre scambio con Dall\u2019Ongaro) alle personalit\u00e0 della cultura di non muovere contro alle decisioni di governo, ma anzi di utilizzare la loro influenza per \u00abcreare coesione sociale\u00bb. Ma come si pu\u00f2 essere coesi senza cultura\u00a0? Senza poterne avere accesso, senza esercitarla? Forse tutti riuniti dallo stesso evento audio-luminoso sul nostro proprio schermo, ciascuno isolato ma iperconnesso?\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo preambolo colpisce ancora di pi\u00f9 alla luce dell\u2019allocuzione presentata lo scorso 29 aprile. Ecco infatti che <strong>Franceschini si fa improvvisamente promotore dell\u2019importanza e della cogenza della cultura italiana non solo per la nazione stessa, ma per il destino europeo<\/strong>. Ma la panacea alla crisi socio-economica \u2013 da diversi mesi infatti argomento fisso del ministro \u2013 \u00e8 la ormai celebre<strong> Netflix della cultura,\u00a0<em>Itsart<\/em>,<\/strong> che partir\u00e0 ufficialmente dal 31 maggio 2021. Non si pu\u00f2 qui non osservare la coincidenza del suo sviluppo con l\u2019inaugurazione del supercomputer Leonardo: qui si intrecciano le aspirazioni geopolitiche e le politiche culturali. Si tace del paradosso che la prima piattaforma nazionale di eventi culturali abbia un nome inglese, non si capisce tuttavia come questa possa essere l\u2019unica risposta all\u2019effetto boomerang che colpir\u00e0 inevitabilmente la cultura e la sua economia nei prossimi anni. Per Franceschini \u2013 cos\u00ec afferma nel suo intervento \u2013\u00a0<em>Itsart\u00a0<\/em>creer\u00e0 molti posti di lavoro. <strong>Ma di che tipo di lavoro parliamo? E, soprattutto, come mai per questa piattaforma \u2013 come scrive la testata\u00a0<a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/attualita\/a-chi-serve-itsart-analisi-e-prospettive-del-netflix-della-cultura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Exibart<\/a> \u2013 non sono stati interpellati gli interessati, gli artisti?\u00a0<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ciononostante, si pu\u00f2 concludere con una nota positiva se il 30 aprile il ministero della cultura nell\u2019<strong><a href=\"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/2021\/04\/30\/audizione-mic-in-vista-un-nuovo-disegno-di-legge-dello-spettacolo-per-tutelare-i-lavoratori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">audit per un disegno di legge per la tutela dei lavoratori dello spettacolo<\/a><\/strong> ha coinvolto la\u00a0<a href=\"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/2021\/04\/30\/audizione-mic-in-vista-un-nuovo-disegno-di-legge-dello-spettacolo-per-tutelare-i-lavoratori\/?fbclid=IwAR3EJVkJKQNOj76iyiz6Ojff1OvcTXo1K-1owVc6lvCwmCzg3Dnq25PsTRM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Fondazione Centro Studi Doc<\/a>, rappresentata dalla direttrice del centro studi <strong>Francesca Martinelli<\/strong>. Ci pare fondamentale riportare qui almeno i primi due punti nevralgici sui quali dovrebbe essere pensata qualsiasi legge in merito, poich\u00e9 essi potrebbero essere forieri di un vero approccio sistematico per una migliore politica culturale:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<ul class=\"wp-block-list\">\r\n<li>andare verso <strong>un\u2019unica posizione previdenziale e assicurativa<\/strong> per tutte le attivit\u00e0 artistiche, creative e accessorie, e quindi un welfare unico per artisti e professionisti dello spettacolo;<\/li>\r\n<li>Il <strong>reddito di continuit\u00e0 <\/strong>non deve essere inteso come una sorta di disoccupazione ma deve essere il riconoscimento di compenso per il lavoro di preparazione per chi investe sulla propria professionalit\u00e0 con continuit\u00e0.<\/li>\r\n<\/ul>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutta l\u2019ampia panoramica europea qui analizzata, non sono mai emersi gli elementi che potrebbero indicare una svolta nella politica economica della cultura. Anzi, qualunque tipo di sostegno viene appunto concepito come un\u2019eccezione a causa di una disoccupazione straordinaria, mentre<strong> il reddito di continuit\u00e0 non deve essere inteso \u00ab<em>come una misura risarcitoria, ma come un investimento pubblico per la promozione della professionalit\u00e0 del settore<\/em><\/strong>\u00bb, spiega Martinelli. Inoltre, date le molteplici forme contrattuali dei professionisti della cultura diventa imperativo che sottostiano ad un\u2019unica forma previdenziale. Da questi punti si dovrebbe quindi partire per realizzare gli alti principi evocati dal ministro della cultura spagnolo, Jos\u00e9 Manuel Rodr\u00edguez Uribes: <strong>il riconoscimento economico del contributo sociale del lavoro della cultura<\/strong>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Biografia degli autori<\/strong><\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Artin Bassiri-Tabrizi\u00a0<\/strong>(1992)\u00a0<em>\u00e8 dottorando in filosofia all\u2019Universit\u00e0 di Strasburgo (ACCRA), nonch\u00e9 diplomato in pianoforte al Conservatorio di Perugia e concertista, inoltre collabora con diverse riviste, tra cui\u00a0<\/em>Gli Spietati, Quinte Parallele, e Teatro e Critica<em>.<\/em>\u00a0<em>Le sue ricerche vertono sull\u2019estetica, la psicanalisi e la fenomenologia della musica. Attualmente, insegna filosofia in un liceo parigino.\u00a0<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Edoardo Toffoletto\u00a0<\/strong>(1991)\u00a0<em>\u00e8 dottorando dal 2017 all\u2019<\/em>EHESS<em>\u00a0di Parigi. Precedentemente, ha studiato filosofia a Padova, poi al\u00a0<\/em>King\u2019s College<em>\u00a0di Londra e alla\u00a0<\/em>Freie-Universit\u00e4t<em>\u00a0di Berlino. Ha collaborato inoltre con Bernard Stiegler (1952-2020) e\u00a0<\/em>l\u2019Institut de Recherche et d\u2019Innovation<em>, in quanto membro del\u00a0<\/em>Collettivo Internation<em>. \u00c8 membro fondatore del\u00a0<\/em>Centro Studi Giorgio Colli<em>, che pubblica la collana\u00a0<\/em>Quaderni colliani<em>. I suoi temi di ricerca intrecciano la storia del pensiero politico ed economico assieme all\u2019estetica (in particolare musicale) e la psicanalisi. Regolarmente scrive di temi politico-economici e geopolitici tra cui per\u00a0<\/em>Business Insider Italia<em>\u00a0(2017-2021).<\/em><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Artin Bassiri-Tabrizi\u00a0e Edoardo Toffoletto Articolo gi\u00e0 pubblicato su Business Insider Italia il 06\/05\/2021. 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