{"id":2954,"date":"2022-02-14T12:02:00","date_gmt":"2022-02-14T11:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/?p=2954"},"modified":"2023-02-21T21:10:17","modified_gmt":"2023-02-21T20:10:17","slug":"le-industrie-culturali-al-tempo-della-pandemia-e-le-non-politiche-culturali-degli-stati-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2022\/02\/14\/le-industrie-culturali-al-tempo-della-pandemia-e-le-non-politiche-culturali-degli-stati-europei\/","title":{"rendered":"Le industrie culturali al tempo della pandemia e le (non) politiche culturali degli Stati europei"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Edoardo Toffoletto e Artin Bassiri-Tabrizi<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><em>Articolo gi\u00e0 pubblicato su Business Insider Italia il 21\/03\/2021.<\/em><\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi giorni \u00e8 trascorso ormai almeno un anno da quando i sistemi economici globali sono stati messi sotto scacco dalla \u201ccrisi pandemica\u201d. Tale congiuntura ha persino aperto <strong>spiragli di possibili riforme<\/strong> \u2013 e un cambio di ideologia economica \u2013 a livello europeo. Ma le pi\u00f9 recenti notizie tarpano le ali di ogni speranza in questo senso, dopotutto, \u00e8 sempre \u201cil voto frugale degli olandesi\u201d a decidere delle \u201csorti dell\u2019europa\u201d, come scrive Vittorio da Rold su queste pagine.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come se non bastasse, il 16 marzo 2021\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.eurointelligence.com\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Eurointelligence<\/a><\/em> rincara la dose trasmettendo la posizione del ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, il quale sostiene che \u00ab<em>non vi sia alcuna ragione per discutere sulla riforma del patto di stabilit\u00e0 poich\u00e9 non comporterebbe altro che alimentare una controversia domestica. Non vi \u00e8 bisogno, dice, di una riforma del patto perch\u00e9 si \u00e8 mostrato sufficientemente flessibile<\/em>\u00bb. Ma si osserva giustamente che \u00ab<em>tale prospettiva risulta essere molto miope, perch\u00e9 la flessibilit\u00e0 esistente \u00e8 data interamente dal fatto che si \u00e8 ancora in una profonda depressione, durante la quale il patto \u00e8 sospeso. Una volta che la sospensione termina, le regole ritornano in auge. Lo stesso vale per la sospensione della legge costituzionale tedesca sul deficit. \u00c8 sospesa finch\u00e9 non lo \u00e8 pi\u00f9<\/em>\u00bb. Si aggiunge che <strong>nessuna riforma degli strumenti di politica economica della Bce potr\u00e0 mai avere luogo, senza che prima vi sia una riforma interna alla Germania<\/strong>, il che \u2013 secondo\u00a0<em>Eurointelligence<\/em>\u00a0\u2013 \u00e8 molto improbabile. La discussione infatti verte semplicemente sul prolungamento della sospensione delle regole del patto di stabilit\u00e0 fino al 2022 incluso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, <strong>dopo un anno di \u201ceconomia pandemica\u201d si percepisce ancora la situazione come un\u2019eccezione alla norma e ci\u00f2 si riflette perfettamente nelle politiche economiche dell\u2019Ue e di ogni stato membro<\/strong>: tutte si pongono nell\u2019orizzonte dello stato di eccezione, al posto di immaginare un\u2019altra normalit\u00e0. Cos\u00ec si spiega l\u2019alternarsi al limite della schizofrenia tra confinamento e libert\u00e0 vigilata: non si arriva ad un\u2019organizzazione che includa il Covid-19 come un fattore della vita di ogni giorno. Eppure, in queste pagine, si era gi\u00e0 indicato che<strong> la sfida vera era l\u2019inclusione all\u2019interno dell&#8217;economia pandemica di quelle attivit\u00e0 economiche, quali le<\/strong> <strong>industrie culturali <\/strong>(musei, cinema, teatri, ecc.), o la ristorazione. Ovviamente, tali attivit\u00e0 si sono rivelate essere al margine delle preoccupazioni dei decisori politici.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, tali attivit\u00e0, come riporta uno <strong><a href=\"http:\/\/(http:\/\/www.centrostudidoc.org\/2021\/03\/08\/spettacolo-nel-2020-il-covid-19-e-costato-circa-13-miliardi-di-euro\/)\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">studio della\u00a0Fondazione Centro Studi Doc<\/a><\/strong>, rappresentano <strong>almeno il 4,4% del PIL dell\u2019Ue<\/strong>, e nella sola Italia creano occupazione per 1 milione di persone, esprimendo nel 2019 un valore aggiunto di 60 miliardi pari al 3,4% del PIL.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si nota dal grafico, <strong>i pi\u00f9 colpiti in termini percentuali sono<\/strong> <strong>il settore musicale (in perdita del 76%) e le arti dello spettacolo (in perdita del 90%)<\/strong>. Inoltre, si osserva un aumento invece del 9% del fatturato delle industrie dei videogiochi: chiaro sintomo della piega che le industrie culturali stanno assumendo. Al di l\u00e0 dei dati oggettivi \u2013 PIL e occupazione di questi settori \u2013 si tratta di sottolineare l\u2019impatto che esse hanno nella salute psichica dei gruppi umani. Non \u00e8 un caso che contestualmente alla privazione di tali spazi di accesso a diverse forme culturali, nonch\u00e9 a luoghi di socializzazione, emerga una \u201ccrisi sanitaria\u201d molto pi\u00f9 impalpabile e tragica, cio\u00e8 la salute mentale, che colpisce, a differenza della salute fisica, senza badare troppo allo status sociale.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, il 18 febbraio,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.economist.com\/international\/2021\/02\/20\/the-pandemic-made-the-world-realise-the-importance-of-human-contact\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">The Economist<\/a><\/em> rammenta quanto <strong>i regolamenti anti-pandemia<\/strong> rimuovendo dalla quotidianit\u00e0 piccoli gesti, quali le strette di mano, o la spontaneit\u00e0 degli abbracci, <strong>impattano inevitabilmente in modo negativo la tonalit\u00e0 emotiva degli ambienti in cui viviamo<\/strong>, poich\u00e9 il senso del tatto \u2013 come molti studi dimostrano \u2013 influisce stimolando le fibre nervose della pelle che \u201caccendono le parti del cervello legate al piacere, rilasciando un cocktail di ormoni, incluse la dopamina, la serotonina e l\u2019ossitocina, che smorzano l\u2019ansia e ci rendono molto pi\u00f9 felici\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dalle industrie culturali ai cartelli audio-visuali di produzione culturale<\/strong><\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale contesto, <strong>quale \u00e8 la situazione delle industrie culturali? <\/strong>Affinch\u00e9 esse possano continuare a svolgere la loro funzione psico-sociale, l\u2019approccio trasversale dalla Scala di Milano al Ronnie Scott\u2019s Jazz Club di Londra \u00e8 stato \u2013 salvo eccezioni, quali Madrid e Bilbao, come si vedr\u00e0 in seguito \u2013 per ovviare all\u2019impossibilit\u00e0 di presenziare concerti o spettacoli, o ancora di poter visitare mostre, quello di un\u2019accelerazione verso la completa digitalizzazione culturale. L\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.obs.coe.int\/en\/web\/observatoire\/covid-19-audiovisual-sector-measures\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Osservatorio Europeo dell\u2019Audiovisivo<\/a><\/strong> (Oea) di Strasburgo ha raccolto da marzo 2020 <strong>tutte le misure adottate, Stato per Stato, ma anche a livello europeo, per sostenere il settore<\/strong>. Se si osservano semplicemente gli aumenti nei finanziamenti pubblici nella gran parte dei casi toccano sempre all\u2019industria cinematografica, o ai media di informazione di reti pubbliche, o comunque, a gruppi di distribuzione dell\u2019audio-visivo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se questa tendenza si conferma nel tempo nulla pu\u00f2 escludere una <strong>maggiore convergenza e concentrazione delle industrie culturali determinate dalla loro digitalizzazione<\/strong> che conduca alla fusione dell\u2019ente distributore con l\u2019ente produttore: un caso su tutti, Netflix, che da distributore digitale di film \u00e8 passato ad essere ormai anche produttore cinematografico, proprio grazie all\u2019inflazione del suo uso durante la pandemia. In questo senso, si ricorda gi\u00e0 il sintomo di marzo 2020, <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/70333747-f180-4887-8a26-27ab6b230299\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">quando YouTube, Netflix e Amazon Prime furono obbligate a ridurre la qualit\u00e0 video<\/a> per non mettere troppa pressione alla banda larga europea, data l\u2019inflazione dell\u2019utenza.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, se non si danno politiche culturali serie (in termini di finanziamento, ma anche di buon senso per l\u2019accesso agli eventi) a livello statale o europeo per sostenere, forse su tutte l\u2019industria musicale, ma in generale le arti vive, sembra profilarsi all\u2019orizzonte appunto tale <strong>tendenza verso la costituzione di cartelli audio-visuali di produzione culturale<\/strong>. Ci\u00f2 implicherebbe una concentrazione delle funzioni di produzione-distribuzione nello stesso ente stravolgendo i processi creativi e di produzione artistica formattandoli al\u00a0<em>medium<\/em>\u00a0di distribuzione. Oltre al semplice fatto economico del monopolio, si solleva qui la questione altrimenti complessa dello stravolgimento della fruizione delle arti vive, fino al paradosso di considerare\u00a0<em>live<\/em>\u00a0un\u00a0<em>live streaming<\/em>&#8230;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vediamo dunque quali sono state dall\u2019Italia alla Germania e dalla Francia alla Spagna, le principali misure adottate a sostegno delle industrie culturali.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le (non) politiche culturali degli Stati europei<\/strong><\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante il grafico dell\u2019Oea mostri che proprio <strong>l\u2019Italia in questi primi mesi del 2021\u00a0sia uno dei pochissimi paesi ad essere intervenuta, in particolare con uno stanziamento di 640 milioni all\u2019industria del cinema e della televisione<\/strong> \u2013 sebbene un altro discorso sarebbe da farsi per quanto riguarda l\u2019effettivo utilizzo di una tale cifra \u2013 la situazione italiana \u00e8 paradigmatica dell\u2019incapacit\u00e0 generale nel proporre una seria e decisiva politica culturale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 18 Febbraio 2021, la <strong>SIAE<\/strong> rendeva pubblici i dati del consumo culturale del 2020: si tratta di dati drammatici, con una contrazione di 4 miliardi di euro. \u00ab<em>Complessivamente<\/em>\u00bb, scrive Angelo Zaccone Teodosi su\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.key4biz.it\/spesa-culturale-disastrata-dal-covid-in-italia-82-nel-2020\/346114\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Key4Biz<\/a><\/em>, \u00ab<em>gli\u00a0eventi di <strong>spettacolo<\/strong>\u00a0sono diminuiti del 69,3 %, gli\u00a0<strong>ingressi<\/strong>\u00a0hanno segnato un calo del 72,9 %, la\u00a0spesa al botteghino\u00a0\u00e8 scesa del 77,6 % mentre la\u00a0spesa del pubblico\u00a0ha avuto una riduzione dell\u201982,2 %<\/em>\u00bb.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle prime azioni di governo (il primo intervento risale al 23 Febbraio 2020) \u00e8 stata \u2013 com\u2019\u00e8 noto \u2013 quella di <strong>chiudere tutti i luoghi \u201cnon-essenziali\u201d, tra i quali le sale da concerto, i teatri, i cinema e i musei<\/strong>. Questa scelta, approvata dal Comitato Tecnico Scientifico, ha scatenato progressivamente <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/spettacoli\/20_ottobre_26\/protesta-compatta-mondo-spettacolo-riaprite-cinema-teatri-9d1a37c4-1761-11eb-a554-aa444d891737.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>un grande numero di proteste<\/strong><\/a>, soprattutto in occasione della successiva ondata autunnale e della conseguente richiusura delle sale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come spiega Valeria Arzenton, imprenditrice nel marketing culturale,\u00a0 in un\u2019intervista a\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.open.online\/2021\/02\/23\/covid-19-milano-proteste-teatri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Open<\/a><\/em>, il problema \u00e8 che \u00ab<em>i teatri non sono come negozi di abbigliamento, non basta alzare la saracinesca per tornare a fatturare. <strong>Gli spettacoli vanno preparati con settimane, mesi di anticipo.<\/strong> C\u2019\u00e8 un lavoro di promozione che adesso \u00e8 diventato ancora pi\u00f9 complicato: bisogna convincere il pubblico del fatto che i teatri sono un luogo sicuro<\/em>\u00bb. La chiusura non ha, poi, scaturito alcuna riflessione sulle strategie da adottare non appena la crisi sar\u00e0 terminata, poich\u00e9 quel che \u00e8 certo \u00e8 che l\u2019impatto socio-economico della crisi pandemica non termina con la sua fine. Non si \u00e8 cercato di comprendere in che direzione vada l\u2019interesse e la fruizione culturale, in che modo il processo estremo di digitalizzazione abbia cambiato radicalmente il concetto stesso di cultura.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si prendono in esame i dati dell\u2019Oea, risulta chiaro che <strong>i primi interventi, risalenti a marzo 2020, riguardino soprattutto benefici fiscali e dilazioni o proroghe<\/strong>; a partire da maggio, col decreto rilancio, il governo ha inaugurato una serie di sussidi straordinari volti a risarcire parzialmente le ingenti perdite del settore. C\u2019\u00e8 tuttavia un problema che non \u00e8 stato mai esaminato dalle forze politiche e che ha ovviamente messo in luce le lacune esistenti nel settore degli intermittenti dello spettacolo (dipendenti stagionali, artisti e tecnici): <strong>i ristori sono distribuiti considerando i contributi versati, ignorando di fatto che una buona parte di questi lavoratori operano in nero<\/strong>. Inoltre, la condizione per domandare tali sussidi \u00e8 quella di aver ottemperato ad un certo numero di ore di lavoro: il testo del Decreto Ristori (26 Ottobre 2020) afferma che gli intermittenti abbiano diritto alla sovvenzione una tantum, qualora abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate tra il 1\u00b0 gennaio 2019 e il 29 ottobre 2020 nell\u2019ambito di uno o pi\u00f9 contratti. L&#8217;inghippo sta nel fatto che, a causa delle due condizionali, molti intermittenti non arrivano di fatto alla soglia base per usufruire della sovvenzione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla luce di quanto appena detto sull\u2019Italia, <strong>il caso francese diventa ancora pi\u00f9 interessante<\/strong>. Infatti, il sito del governo presenta la <a href=\"https:\/\/www.culture.gouv.fr\/Aides-demarches\/Covid-19-l-impact-des-mesures-sanitaires-sur-le-monde-de-la-culture\/Crise-sanitaire-chronologie-des-mesures-de-soutien-au-monde-de-la-culture\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">lista aggiornata di provvedimenti adottati rispettivamente all\u2019ambito culturale<\/a> \u2013 segno minimo, ma significativo di un\u2019attenzione diversa nei confronti della categoria \u2013 in Francia la riflessione sulla metamorfosi della condizione culturale a causa della pandemia \u00e8 iniziata, e gi\u00e0 da tempo accoppiata ad interventi statali repentini.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.franceculture.fr\/societe\/quel-est-limpact-du-covid-19-sur-leconomie-culturelle-et-creative-en-europe\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">France Culture<\/a><\/em> si evidenzia uno degli atteggiamenti tipici del contesto francese: quello di <strong>uno strano ottimismo nei confronti della progressiva digitalizzazione della cultura<\/strong>. Infatti, gli interventi statali sono andati gi\u00e0 da subito proprio in questa direzione: dalle iniziative dell\u2019Op\u00e9ra di Parigi, alla sinergia del Ministro dell\u2019Educazione Nazionale, France Culture, Arte e Radio France nel realizzare programmi di intrattenimento culturale per i pi\u00f9 giovani, sino alle agevolazioni al Centre National du Cin\u00e9ma per la diffusione di film in streaming, cos\u00ec l\u2019intento di Macron \u00e8 chiaramente volto ad accelerare la virtualizzazione delle attivit\u00e0 culturali.\u00a0\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, la creazione ad hoc della\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.culture.gouv.fr\/Nous-connaitre\/Organisation\/Delegation-generale-a-la-transmission-aux-territoires-et-a-la-democratie-culturelle#:~:text=La%20d%C3%A9l%C3%A9gation%20g%C3%A9n%C3%A9rale%20%C3%A0%20la,le%20respect%20des%20droits%20culturels.\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Delegazione generale per la trasmissione, i territori e la democrazia culturale<\/a><\/strong>, \u00ab<em>sviluppa e coordina la politica del ministero dell&#8217;educazione artistica e culturale, assicura lo sviluppo delle pratiche amatoriali, avvia e promuove azioni innovative in termini di partecipazione alla vita cultural<\/em>e\u00bb, manifestando <strong>la volont\u00e0 di accompagnare territorialmente la transizione verso le nuove piattaforme<\/strong>, fornendo supporto logistico, prolungando cos\u00ec localmente l\u2019azione, altrimenti centralizzata, del ministero.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2955\" src=\"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/industrie-culturali-germania.jpg\" alt=\"\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12153\" src=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/industrie-culturali-germania-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\" \/>\r\n<figcaption><em>Deutsche Auslandsvertretungen im Vereinigten K\u00f6nigreich &#8211; immagine elaborata a partire dai dati del governo federale dall&#8217;Ambasciata tedesca a Londra.<\/em><\/figcaption>\r\n<\/figure>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Germania \u00e8 invece soggetta ad una situazione complessa<\/strong>. In diverse occasioni, Angela Merkel ha espresso pubblicamente come la pandemia abbia colpito la vita culturale del paese. Come si legge nel\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.giornaledellamusica.it\/news\/angela-merkel-e-la-cultura\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giornale della musica<\/a><\/em>, la Merkel affermava il 9 maggio 2020: \u00ab<em>Gli eventi culturali hanno importanza massima per la nostra vita. Questo vale anche per questo periodo di pandemia da coronavirus. E forse \u00e8 solo in questo momento che ci rendiamo conto di cosa ci manca. Perch\u00e9 nell\u2019interazione degli artisti con il loro pubblico si aprono prospettive completamente nuove per guardare alla nostra vita. Ci confrontiamo con le emozioni, noi stessi sviluppiamo emozioni e nuovi pensieri, siamo pronti ad entrare in discussioni interessanti. Comprendiamo meglio il passato e possiamo anche guardare al futuro in modo completamente nuovo<\/em>\u00bb. Segno di tale interesse per la cultura \u00e8 sicuramente<strong> il piano apparentemente pi\u00f9 ambizioso tra i paesi europei<\/strong>: il\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.bundesregierung.de\/breg-de\/bundesregierung\/staatsministerin-fuer-kultur-und-medien\/neustart-kultur-startet-1767056\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Neustart Kultur<\/a><\/em>, che mobilita infatti nel primo anno (2020) fino a 1 miliardo di euro e 2 miliardi nel 2021 per mantenere le attivit\u00e0 e le infrastrutture culturali.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, il<em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2021\/01\/13\/arts\/coronavirus-pandemic-arts-support.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">New York Times<\/a><\/em> riporta il 13 gennaio 2021 che \u00ab<em>dovrebbero arrivare pi\u00f9 aiuti. Il ministero delle finanze della Germania intende creare due nuovi fondi: uno per pagare dei bonus a organizzatori di piccoli eventi culturali (fino alle poche centinaia di persone), affinch\u00e9 siano redditizi anche con il distanziamento sociale, e un altro per provvedere assicurazioni per gli eventi pi\u00f9 grandi (fino alle diverse migliaia di partecipanti) per mitigare il rischio di possibili cancellazioni<\/em>\u00bb.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E tuttavia, <strong>nemmeno l\u2019austera Germania \u00e8 immune dalle polemiche<\/strong>. Ancora il 17 febbraio, si pu\u00f2 leggere su\u00a0<em>Handelsblatt<\/em>\u00a0i dubbi posti da\u00a0Hendrik Brock di\u00a0<em>Rheinland-Akustik<\/em>, \u00ab<em>perch\u00e9 Lufthansa e Adidas vengono salvate con aiuti statali, ma non molte aziende pi\u00f9 piccole?<\/em>\u00bb.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, si sottolinea che <strong>spesso si opera una fuorviante identificazione, quella cio\u00e8 tra il settore degli eventi e quello dell\u2019intrattenimento<\/strong>. In effetti, i proventi del settore derivano essenzialmente dall\u2019offrire servizi alle aziende, quali l\u2019organizzazione di congressi, esposizioni di prodotti, fiere, che compongono fino l\u201988% dei profitti, fino ad un totale di 130 miliardi, occupando fino ad 1,5 milioni di persone e risulta essere il sesto settore economico della Germania. E tuttavia, <strong><a href=\"https:\/\/www.handelsblatt.com\/unternehmen\/handel-konsumgueter\/kongresse-messen-und-events-veranstaltungsbranche-fordert-ausfallfonds-fuer-business-events\/26923766.html?ticket=ST-3310833-YenPxD1XAbDfq5SosQWZ-ap1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l\u201984% delle quasi 30.000 imprese del settore non hanno ancora ricevuto i sussidi per il mese di dicembre, mentre il 40% neanche quelli di novembre<\/a><\/strong>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12154\" src=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/industrie-culturali-spagna-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><br \/>\r\n<figcaption><em>David Santana &#8211; Renaud Capu\u00e7on e Beatrice Rana all&#8217;Auditorium Nacional di Madrid, 2 marzo 2021.<\/em><\/figcaption>\r\n<\/figure>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo triste panorama per le industrie culturale, <strong>l\u2019unica luce sembra essere la Spagna<\/strong>. Il governo ha sostenuto, per la seconda ondata, una politica totalmente diversa da quella degli altri paesi. La differenza principale sta nel fatto che, come si riassume in\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/focus\/musei-lezione-spagna-mai-chiusi-seconda-ondata-contribuiamo-a-benessere\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Finestre sull\u2019arte<\/a><\/em>,\u00a0\u00ab<em>fin da subito, nel paese iberico le limitazioni alla cultura non sono state imposte allo stesso modo su tutto il territorio nazionale, ma sono state rese variabili sulla base del livello di rischio. E soprattutto, neanche il livello di rischio estremo comporta, in linea teorica, la chiusura totale dei musei: questo provvedimento viene valutato localmente in base alla gravit\u00e0 della situazione<\/em>\u00bb.\u00a0Anche per quanto riguarda la musica, la politica spagnola ha dimostrato \u2013 anche con uno <a href=\"https:\/\/www.lanazione.it\/firenze\/cronaca\/covid-studio-spagnolo-ai-concerti-non-ci-si-contagia-1.5921766\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">studio<\/a> \u2013 come nelle sale da concerto il rischio di esposizione sia minimo. Per questa ragione, stagioni importanti come quella all\u2019<em>Auditorium Nacional\u00a0<\/em>di Madrid hanno potuto mantenersi ed essere frequentate dal pubblico.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 non toglie tuttavia che ancora a settembre 2020, come informa\u00a0<a href=\"https:\/\/elpais.com\/cultura\/2020-09-16\/la-cancion-mas-triste-de-la-musica-espanola.html?autoplay=1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>El Pais<\/em>,<\/a> gli operatori del settore dello spettacolo quasi percepivano la fine della loro stessa categoria. E <strong>si dovrebbe considerare la differenza tra le grandi istituzioni quale l\u2019<em>Auditorium National\u00a0<\/em>o i piccoli locali indipendenti che offrono musica dal vivo, che restano colpiti come quelli degli altri paesi<\/strong>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 infine che constatare quanto \u2013 fatte le debite differenze \u2013 <strong>nessun paese europeo sembra esprimere una vera e propria politica culturale capace di promuovere non soltanto la propria ricchezza culturale<\/strong>, ma anche l\u2019importante funzione psicosociale svolta dal settore al di l\u00e0 della crisi pandemica. Dopotutto, anche le ingenti risorse stanziate dalla Germania, come il suo piano di rilancio generale, si iscrivono dentro la logica dello \u201cstato di eccezione\u201d, per tacere dell\u2019esplicita politica di digitalizzazione francese. Nessuno sembra porsi l\u2019incidenza della modalit\u00e0 di fruizione di opere d\u2019arte plastiche o musicali sia sul pubblico che sul processo stesso di produzione, ma \u00e8 da tale questione che vanno articolate le politiche culturali non soltanto di \u201ceccezione\u201d, bens\u00ec anche della vita di tutti i giorni, poich\u00e9<strong> l\u2019arte non \u00e8 un bene di consumo neutrale e senza conseguenze sostanziali sulla vita collettiva<\/strong>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Biografia degli autori<\/strong><\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Edoardo Toffoletto <\/strong>(1991) <em>\u00e8 dottorando dal 2017 all\u2019<\/em>EHESS<em>\u00a0di Parigi. Precedentemente, ha studiato filosofia a Padova, poi al\u00a0<\/em>King\u2019s College<em>\u00a0di Londra e alla\u00a0<\/em>Freie-Universit\u00e4t<em>\u00a0di Berlino. Ha collaborato inoltre con Bernard Stiegler (1952-2020) e\u00a0<\/em>l\u2019Institut de Recherche et d\u2019Innovation<em>, in quanto membro del\u00a0<\/em>Collettivo Internation<em>. \u00c8 membro fondatore del\u00a0<\/em>Centro Studi Giorgio Colli<em>, che pubblica la collana\u00a0<\/em>Quaderni colliani<em>. I suoi temi di ricerca intrecciano la storia del pensiero politico ed economico assieme all\u2019estetica (in particolare musicale) e la psicanalisi. Regolarmente scrive di temi politico-economici e geopolitici tra cui per\u00a0<\/em>Business Insider Italia<em>\u00a0(2017-2021).<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Artin Bassiri-Tabrizi <\/strong>(1992) <em>\u00e8 dottorando in filosofia all\u2019Universit\u00e0 di Strasburgo (ACCRA), nonch\u00e9 diplomato in pianoforte al Conservatorio di Perugia e concertista, inoltre collabora con diverse riviste, tra cui\u00a0<\/em>Gli Spietati, Quinte Parallele, e Teatro e Critica<em>.<\/em>\u00a0<em>Le sue ricerche vertono sull\u2019estetica, la psicanalisi e la fenomenologia della musica. Attualmente, insegna filosofia in un liceo parigino.\u00a0<\/em><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Edoardo Toffoletto e Artin Bassiri-Tabrizi Articolo gi\u00e0 pubblicato su Business Insider Italia il 21\/03\/2021. 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