{"id":1753,"date":"2020-05-09T13:04:34","date_gmt":"2020-05-09T11:04:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/?p=1753"},"modified":"2020-05-09T13:04:34","modified_gmt":"2020-05-09T11:04:34","slug":"ri-cominciare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2020\/05\/09\/ri-cominciare\/","title":{"rendered":"Ri-cominciare"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Riccardo Tedeschi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Per la prima volta l\u2019emergenza sanitaria ci ha obbligati a trascorrere chiusi in casa le ricorrenze del 25 aprile e del primo maggio. Questa reclusione forzata ci induce a delle riflessioni, su cosa ci manca e su cosa effettivamente ci serve.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da decenni viviamo in un mondo noioso in cui tanta gente si tiene superficialmente informata attraverso i media, una societ\u00e0 occidentale per la quale le catastrofi, le guerre, le carestie sono solo vaghe notizie che giungono da altri mondi oppure appartengono ad una storia imparaticcia che sovente neppure abbiamo sentito raccontare. I fatti che abbiamo vissuto, l\u2019attualit\u00e0, il contingente non hanno mai cambiato la nostra esistenza, che sino ad oggi non ha mai vissuto uno stravolgimento. Anzi, <strong>da decenni la nostra vita si \u00e8 srotolata nel pi\u00f9 anonimo consumismo che ci ha inaridito l\u2019anima<\/strong>, ci ha indotto una mollezza antropologica caratterizzata da una ideologia edonistica ed egoista. Il web e le dirette Facebook o Instagram sono diventate il falso antidoto alla solitudine. Questa cosiddetta modernit\u00e0, questo mondo virtuale, falsamente animato e fucina di finti miti, ha azzerato l\u2019uomo, ne ha inibito il pensiero, ha annullato la profondit\u00e0, ha ridotto tutto ad apparenza. Non \u00e8, ovviamente, la tecnologia (che ha sicuramente attutito l\u2019impatto dell\u2019emergenza sanitaria consentendo il lavoro agile e le video conferenze) il problema, ma l\u2019utilizzo che di essa viene fatto laddove veicola la superficialit\u00e0 elevata a sistema o quando da strumento diventa il fine.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote alignleft\"><blockquote class=\"has-text-color has-vivid-red-color\"><p><em><strong>Il web e le dirette Facebook o Instagram sono diventate il falso antidoto alla solitudine. Questa cosiddetta modernit\u00e0, questo mondo virtuale, falsamente animato e fucina di finti miti, ha azzerato l\u2019uomo, ne ha inibito il pensiero, ha annullato la profondit\u00e0, ha ridotto tutto ad apparenza.<\/strong><\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La pandemia sta ponendo fine a tutto questo <\/strong>e ci sta obbligando a fare i conti con un evento storico che ha portato la catastrofe nel nostro presente, ha uniformato il nostro mondo a quelli lontani, <strong>ha portato la storia dentro casa nostra<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scenario \u00e8 catastrofico eppure c\u2019\u00e8 qualcuno che ancora si fa un selfie in cucina mentre si cimenta con una ricetta di qualche cuoco di grido imparata da una TV commerciale. Ma questa pandemia ci costringe a riflettere, ad approfondire e a ripensare alle nostre scelte recenti. A chiederci se il nostro modello di sviluppo, che ha fatto di noi dei consumatori anzich\u00e9 degli esseri umani, \u00e8 veramente il migliore possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci impone di riflettere se l\u2019aver privilegiato<strong> la finanza a scapito dell\u2019economia reale<\/strong> sia stata una buona scelta, se l\u2019aver fatto del profitto l\u2019unico valore non ci ha in realt\u00e0 impoveriti, se l\u2019aver privatizzato servizi essenziali per ogni paese civile, come l\u2019istruzione e la sanit\u00e0, alla luce dell\u2019attuale esperienza sia stata una buona idea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019emergenza sanitaria che stiamo vivendo ci insegna che un paese non pu\u00f2 dirsi civile se non fornisce almeno efficienti servizi essenziali, che sono la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, la giustizia e la sicurezza; che<strong> non c\u2019\u00e8 progresso n\u00e9 democrazia se non c\u2019\u00e8 anche giustizia sociale<\/strong>; che lo sviluppo non pu\u00f2 prescindere dalla preservazione dell\u2019ambiente; che l\u2019aumento delle disparit\u00e0 sociali, acuite nell\u2019ultimo trentennio, forse suggerisce che non c\u2019\u00e8 stato vero progresso; che forse <strong>al valore del profitto va sostituito quello della solidariet\u00e0 sociale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/pandemia-giustizia-1024x685.jpg\" alt=\"pandemia giustizia\" class=\"wp-image-1754\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La solidariet\u00e0 sociale, s\u00ec. E la giustizia sociale di cui parlavano le menti pi\u00f9 autorevoli del nostro recente passato, da Piero Gobetti ai fratelli Carlo e Nello Rosselli, da Ferruccio Parri a Piero Calamandrei, da Antonio Gramsci a Norberto Bobbio. Le lucide menti che hanno ispirato e spesso materialmente scritto<strong> la Costituzione della nostra Repubblica<\/strong> e che tra i principi fondamentali hanno inserito l\u2019art. 3, dove si <strong>afferma che<\/strong> <strong>tutti i cittadini hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni<\/strong>, e che \u201c<em>\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma i Padri Costituenti si rendevano conto che, nell\u2019Italia uscita dal fascismo e dalla guerra,<strong> il problema che la Costituente si trovava ad affrontare non era la codificazione di una rivoluzione politica e sociale gi\u00e0 compiuta, ma quello di concepire un rinnovamento ancora da fare <\/strong>e per cui la Costituzione doveva essere \u201c<em>non l\u2019epilogo, ma il prologo di una rivoluzione sociale<\/em>\u201d, per dirla con le parole di Piero Calamandrei, perch\u00e9 \u201c<em>non c\u2019\u00e8 democrazia se non c\u2019\u00e8 giustizia sociale<\/em>\u201d. Purtroppo quel rinnovamento ancora non c\u2019\u00e8 stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giustizia sociale e solidariet\u00e0<\/strong>. Ma cos\u2019\u00e8 la solidariet\u00e0? Sono i gesti di cui i media, giornali e TV ogni giorno ci informano? Le raccolte di denaro a sostegno della Protezione Civile o degli ospedali in difficolt\u00e0? L\u2019organizzazione delle mense per i vecchi e nuovi poveri e la distribuzione di generi alimentari e di prima necessit\u00e0 a chi per effetto della pandemia \u00e8 rimasto senza reddito? Certamente sono tutte iniziative lodevoli che danno conto di una generosit\u00e0 e di uno spirito di condivisione che ancora pervade la nostra societ\u00e0 e la nostra gente. Ma non basta. <strong>La solidariet\u00e0 deve essere istituzionalizzata, deve essere presa a modello di sviluppo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote alignright\"><blockquote class=\"has-text-color has-vivid-red-color\"><p><em><strong>Ora l\u2019emergenza sanitaria ci sta facendo capire l\u2019importanza per ciascuno del lavoro degli altri, attraverso la sofferenza o anche solo il fastidio di non disporre pi\u00f9 di tante cose che abbiamo sempre dato per scontate. Ma scopriamo anche che buona parte di ci\u00f2 che faceva parte del nostro mondo e dei nostri consumi non era poi cos\u00ec importante.<\/strong><\/em><strong> <\/strong><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I leader della destra italiana hanno lanciato i loro strali contro un\u2019Europa tacciata di essere egoista perch\u00e9 non vuole condividere i problemi dei singoli paesi aderenti, cio\u00e8 non vuole (soprattutto alcuni paesi del nord Europa) che il debito che taluni stati devono contrarre per uscire dalla crisi diventi debito collettivo della comunit\u00e0 europea (attraverso euro bond o strumenti similari) o che gli aiuti europei diventino sussidi a fondo perduto anzich\u00e9 restare prestiti; vi \u00e8 quindi la pretesa di una solidariet\u00e0 europea basata sul concetto di collettivizzazione del debito o dell\u2019onere per uscire dalla crisi. Questa pretesa rivolta all\u2019Europa per\u00f2 non trova analogo riscontro nelle posizioni espresse sul fronte interno, dove la redistribuzione della ricchezza attraverso la leva fiscale, per quegli stessi leader, non pu\u00f2 neppure essere nominata e dove l\u2019idea di una patrimoniale resta un tab\u00f9. Gran parte della nostra classe dirigente politica, infatti, difende i grandi patrimoni dall\u2019ipotesi di un prelievo fiscale, cos\u00ec come difende i redditi pi\u00f9 alti da ogni proposta di accentuare la progressivit\u00e0 dell\u2019imposta e realizzare una vera redistribuzione del reddito ed, anzi, da parte di taluno, si insiste nel proporre un flat tax uguale per tutti come panacea per uscire dalla crisi. Sorge allora il dubbio che, a fronte di tanti genuini gesti solidali, vi sia qualcuno la cui solidariet\u00e0 \u201cpelosa\u201d nasconde la volont\u00e0 di preservare vecchi e nuovi privilegi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I popoli europei hanno bisogno, oggi pi\u00f9 che mai, di solidariet\u00e0 vera, dentro e fuori i confini dei singoli stati dell\u2019unione europea<\/strong>. Ma non solo. Questa \u00e8 l\u2019occasione per riflettere sui guasti che il nostro modello di sviluppo ha prodotto sull\u2019uomo e sull\u2019ambiente. Decenni di esasperato individualismo ci hanno convinti che siamo felicemente autosufficienti, indifferenti al complesso e articolato sistema di relazioni che ci ha permesso di vivere come abbiamo fatto fino ad oggi. Ora l\u2019emergenza sanitaria ci sta facendo capire l\u2019importanza per ciascuno del lavoro degli altri, attraverso la sofferenza o anche solo il fastidio di non disporre pi\u00f9 di tante cose che abbiamo sempre dato per scontate. Ma <strong>scopriamo anche che buona parte di ci\u00f2 che faceva parte del nostro mondo e dei nostri consumi non era poi cos\u00ec importante<\/strong>. Migliaia di articoli pi\u00f9 o meno inutili sugli scaffali dei grandi magazzini, ma inadeguati servizi di cura per gli anziani, pochi o nulli i sostegni per i genitori lavoratori che non sanno dove collocare i figli a casa da scuola, il territorio che crolla ad ogni pioggia, servizi sanitari e di istruzione svenduti ai privati che a fronte dell\u2019emergenza mostrano tutti i limiti conseguenti a decenni di disinvestimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il segretario generale della CGIL Landini, nel corso del suo intervento in occasione del primo maggio, ha parlato dell\u2019urgenza di rivedere le nostre priorit\u00e0 e di consumi sovente imposti dalle necessit\u00e0 della produzione, piuttosto che da bisogni reali, per appagare i quali stiamo distruggendo la Terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia ci sta insegnando che per superare questa crisi ed andare oltre le ragioni che l\u2019hanno determinata o hanno contribuito ad aggravarla, <strong>serve uno slancio che parta dalle istituzioni europee prima ancora che nazionali<\/strong>. Una grande visione analoga a quella del new deal rooseveltiano. Un grande progetto che si fondi sul principio che i popoli, la gente, le persone non hanno solo bisogno di sussidi, che hanno il respiro corto di una panacea momentanea, ma di un lavoro dignitoso, con tutti i valori materiali e spirituali che si porta appresso, unica leva per risollevare la collettivit\u00e0 dalla prostrazione e dalla paura in cui \u00e8 caduta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote alignleft\"><blockquote class=\"has-text-color has-vivid-red-color\"><p><em><strong>I popoli, la gente, le persone non hanno solo bisogno di sussidi, che hanno il respiro corto di una panacea momentanea, ma di un lavoro dignitoso, con tutti i valori materiali e spirituali che si porta appresso, unica leva per risollevare la collettivit\u00e0 dalla prostrazione e dalla paura in cui \u00e8 caduta.<\/strong><\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il<strong> new deal di Roosevelt<\/strong> ha dato lavoro a decine di milioni di americani impiegati a realizzare tutte quelle infrastrutture ed opere pubbliche di cui la nazione aveva bisogno. Ha mobilitato le migliori menti affinch\u00e9 gli interventi potessero beneficiare di creativit\u00e0, inventiva ed innovazione. Ha puntato sulla celerit\u00e0 degli interventi ed ha fatto s\u00ec che in pochi anni si siano realizzate straordinarie opere pubbliche, dai grandi argini del fiume Missisipi a decine di dighe, dagli ospedali alle biblioteche, dalle scuole alle grandi highway.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non solo. Il new deal, attraverso la Public Works Administration, <strong>ha scommesso sulla cultura, ha promosso la formazione di centinaia di migliaia di lavoratori<\/strong> dando loro la possibilit\u00e0 di ricollocarsi proficuamente nel mondo del lavoro, ha promosso le arti figurative, la musica, il teatro, la scrittura, coinvolgendo migliaia di artisti, tra cui personalit\u00e0 eccellenti come Kazan, Pollock o Miller, in progetti che andavano dalla realizzazione di grandi opere d\u2019arte da collocare in edifici e spazi pubblici alla raccolta di migliaia di testimonianze orali che hanno consentito di iniziare a creare una cultura identitaria dalla nazione, tra cui il lavoro svolto da John ed Alan Lomax che&nbsp; per oltre un decennio hanno girato gli Stati Uniti per raccogliere tutte le testimonianze di musica tradizionale che oggi compongono una vastissima collezione conservata nella Biblioteca del Congresso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia ha reso evidente che il nostro Paese e l\u2019Europa tutta hanno bisogno di un nuovo new deal che, come fu per gli Stati Uniti, trasformi radicalmente la nostra societ\u00e0, la nostra classe dirigente e le nostre istituzioni.<strong> Una grande visione in grado di ripensare il nostro modello di sviluppo <\/strong>che non dovr\u00e0 pi\u00f9 essere finalizzato al solo profitto, ma al soddisfacimento di reali bisogni collettivi e individuali nel rispetto della natura e dell\u2019ambiente. <strong>Un nuovo umanesimo incentrato sul lavoro e sull\u2019etica pubblica<\/strong>.&nbsp;<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Riccardo Tedeschi Per la prima volta l\u2019emergenza sanitaria ci ha obbligati a trascorrere chiusi in casa le ricorrenze del 25 aprile e del primo maggio. 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