{"id":16218,"date":"2026-02-04T15:08:21","date_gmt":"2026-02-04T14:08:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/?p=16218"},"modified":"2026-02-18T14:17:51","modified_gmt":"2026-02-18T13:17:51","slug":"miami-showband-storia-attentato-durante-il-conflitto-irlandese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2026\/02\/04\/miami-showband-storia-attentato-durante-il-conflitto-irlandese\/","title":{"rendered":"La storia dell&#8217;imboscata alla Miami Showband durante il conflitto irlandese"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><h2><em>Enrico Santi intervista Riccardo Michelucci, autore del libro &#8220;Il giorno in cui mor\u00ec la musica&#8221;. Al centro del volume c\u2019\u00e8 l\u2019uccisione dei membri della Miami Showband, avvenuta nel 1975, durante il conflitto irlandese. La natura di questa strage offre uno spunto di riflessione sul ruolo della musica di fornire uno spazio di convivenza e conciliazione, inaccettabile per chi vuole alimentare il conflitto. Questo attacco non ha, per\u00f2, spento la speranza e ancora oggi l\u2019arte e la musica dimostrano di poter essere un atto radicale di pace e denuncia.<\/em><\/h2>\n<h3><strong>La storia della Miami Snowband<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Irlanda del Nord, 1975<\/strong>. In una notte d\u2019estate <strong>i componenti del pi\u00f9 celebre gruppo rock del Paese, la Miami Showband<\/strong>, noti come \u201ci Beatles irlandesi\u201d, <strong>cadono vittime di una formazione paramilitare lealista<\/strong>. Tre di loro rimangono uccisi. La strage \u00e8 una delle pagine pi\u00f9 oscure del conflitto anglo-irlandese. \u00abCome hanno potuto sparare a un giovane il cui unico desiderio era suonare per rendere felici le persone?\u00bb url\u00f2, in lacrime, il padre di una delle vittime. Il giornalista Riccardo Michelucci ha meticolosamente ricostruito in un libro, Il giorno in cui mor\u00ec la musica (Milieu edizioni), quella tragica vicenda di cinquant\u2019anni fa.<\/p>\n<p>Quell\u2019attentato, tuttavia, non solo spezz\u00f2 le vite di Fran O\u2019Toole, Brian McCoy e Tony Gerargthy, ma <strong>distrusse l\u2019illusione che la musica, nei molti locali frequentati dai giovani, potesse rappresentare una zona franca nel clima di violenza generale<\/strong>. \u00abLe sale da ballo \u2013 scrisse la giornalista Anne Cadwallader \u2013 erano uno dei pochi luoghi in cui le due comunit\u00e0 potevano ancora mescolarsi e vivere insieme come se niente fosse. <strong>Continuare a frequentarle nonostante il clima di terrore che regnava nel paese era anche una forma di ribellione<\/strong> e pensavamo che nessuno avrebbe mai potuto prendere di mira le sale da ballo, n\u00e9 tanto meno i musicisti\u00bb.<\/p>\n<h3><strong>Riccardo, tu scrivi che per i ragazzi della Miami Showband la musica era un inesauribile flusso di emozioni che li faceva sentire quasi immortali. Era semplicemente impensabile che qualcuno potesse pensare di spezzare quel sogno e li prendesse di mira, proprio perch\u00e9 erano diventati un simbolo. Purtroppo le cose andarono diversamente. Ma facciamo un passo indietro, che situazione c\u2019era all\u2019epoca in Irlanda?<\/strong><\/h3>\n<p>Fino a 25-30 anni fa, quello tra l\u2019Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito, e l\u2019Irlanda, che invece \u00e8 a pieno titolo nell\u2019Unione Europea, era il confine pi\u00f9 sensibile d\u2019Europa. Un confine fortemente militarizzato. Un luogo pericolosissimo. E questa storia si svolge a ridosso di quel confine.<\/p>\n<p><strong>Negli anni &#8217;60 in Irlanda del Nord scoppi\u00f2 un conflitto \u201ca bassa intensit\u00e0\u201d frutto di contraddizioni, di ingiustizie e disuguaglianze feroci tra la popolazione protestante e quella cattolica<\/strong>. Laddove la prima aveva tutti i diritti, lavoro, casa, voto. Per i cattolici, fino all\u2019inizio degli anni Settanta esisteva il voto per censo, una cosa inconcepibile in Europa. Tutto questo era conseguenza della colonizzazione britannica che risaliva al XVII secolo. <strong>Era stato creato un assetto sociale a due velocit\u00e0: una parte della popolazione godeva di tutti i diritti, l\u2019altra ne era completamente privata<\/strong>.<\/p>\n<p>Quindi, alla fine degli anni Sessanta, sull\u2019onda di un clima internazionale (erano gli anni delle lotte contro la segregazione razziale in America, della contestazione, del movimento contro la guerra\u2026) anche la popolazione nordirlandese, la pi\u00f9 derelitta d\u2019Europa, comincia ad alzare la testa e a scendere in piazza a chiedere diritti, che a noi sembrano scontati. <strong>Nasce un movimento per i diritti civili che ricalca quello di Martin Luther King negli Usa e comincia a protestare in maniera nonviolenta<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La risposta dello Stato britannico \u00e8 estremamente repressiva<\/strong>. C\u2019\u00e8 un\u2019escalation, con scontri durissimi a Derry e Belfast. Alla fine degli anni Sessanta avvengono veri e propri pogrom ai danni della popolazione cattolica. Interi quartieri dati alle fiamme, si assiste all\u2019espropriazione di molte case e nell\u2019estate del 1969 Londra manda l\u2019esercito nell\u2019Ulster. Il fatto viene accolto con sollievo dai cattolici che sperano che vengano a ristabilire l\u2019ordine, ma l\u2019illusione dura poco perch\u00e9 si capisce subito che i soldati sono giunti per difendere i privilegi dei discendenti dei coloni.<\/p>\n<p><strong>Le violenze si susseguono e la \u201cdomenica di sangue\u201d a Derry, il 30 gennaio 1972, rappresenta uno spartiacque. Una pacifica manifestazione per i diritti civili viene attaccata da un battaglione di paracadutisti britannici che spara sui civili<\/strong>: 14 uomini tra i 17 e i 59 anni restano uccisi. Sulla strage scrivono artisti come John Lennon e Paul McCartney e, malgrado i Beatles fossero all\u2019apice del loro successo, quelle canzoni sono censurate in Inghilterra. <strong>Da quel giorno, molte persone convinte fino a quel momento di poter cambiare le cose senza le armi cambiano idea e aumentano le adesioni all\u2019Ira<\/strong>, l\u2019Esercito repubblicano irlandese. L&#8217;Ira <strong>da quel momento dichiara guerra all\u2019esercito britannico<\/strong>, visto come esercito occupante.<\/p>\n<p>La fase pi\u00f9 cruenta del conflitto, che attraversa varie fasi, durer\u00e0 fino agli anni Novanta. Grazie anche a figure illuminate, che non hanno mai smesso di credere nella pace, il conflitto, ritenuto irrisolvibile, si concluse con un accordo. Questa <strong>pace, siglata nel 1998<\/strong>, regge ormai da quasi trent\u2019anni. Da tutti viene ormai considerata irreversibile a differenza di altre situazioni in Europa. Come quella degli accordi di Dayton sulla Bosnia, del 1995, che assomiglia pi\u00f9 a un cessate il fuoco di lungo periodo, perch\u00e9 le cause scatenanti non sono state risolte.<\/p>\n<h3><strong>La vicenda risale al 1975. Nel libro parli del cosiddetto \u201ctriangolo della morte\u201d, dove avvennero gli episodi pi\u00f9 efferati e dove agivano gli squadroni della morte filo-britannici che terrorizzavano la popolazione cattolica. In questa zona avviene anche la strage della Miami Showband. Perch\u00e9 questa vicenda, una delle tante purtroppo, \u00e8 particolarmente significativa?<\/strong><\/h3>\n<p>Ho ritenuto che questa storia fosse importante, emblematica e necessitasse di essere raccontata, non solo perch\u00e9 riguarda un gruppo musicale all\u2019epoca di grande successo, tanto da essere chiamati i Beatles d\u2019Irlanda, ma perch\u00e9 smentisce la narrazione, fortemente radicata anche in Italia, di un conflitto confessionale, \u201ctra cattolici e protestanti\u201d, senza capire bene quale fosse il ruolo del governo e dello Stato britannico e, quindi, del suo esercito. E quello dell\u2019esercito non \u00e8 stato un semplice ruolo di interposizione, ma ha avuto parte attiva, tanto che si pu\u00f2 parlare di conflitto anglo-irlandese.<\/p>\n<p><strong>Quest\u2019area al confine con la Repubblica d\u2019Irlanda, tra il 1962 e la fine degli anni Settanta, diventa un luogo in cui avvengono circa 150 omicidi<\/strong>, ma non in scontri tra l\u2019Ira e l\u2019esercito britannico. <strong>Si tratta di vittime dei gruppi paramilitari lealisti protestanti<\/strong> &#8211; poco noti qui da noi, dove attraverso la stampa, arrivava appena l\u2019eco degli attentati degli irredentisti irlandesi. <strong>Si tratta di vittime civili<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel caso della Miami Showband \u00e8 la storia di un gruppo di musicisti che fanno una fine terribile, ma \u00e8 anche la storia di una banda di killer, uno squadrone della morte di stampo sudamericano, di cui facevano parte decine di elementi dell\u2019esercito regolare. Il loro obiettivo non era combattere l\u2019Ira, che in teoria rappresentava il nemico, ma <strong>attaccare i civili in maniera indiscriminata per creare terrore all\u2019interno delle comunit\u00e0, spingendo molti a lasciare le loro case<\/strong>. Un altro obiettivo era sigillare il confine per impedire all\u2019Ira di trasferire armi da una parte all\u2019altra.<\/p>\n<h3><strong>Questa, che narri nel tuo libro, \u00e8 una vicenda emblematica perch\u00e9 colpisce non solo dei civili inermi ma degli artisti, dei musicisti che si ritenevano \u201cintoccabili\u201d per la loro celebrit\u00e0. Ne scrivevano le riviste, le televisioni, le radio trasmettevano le loro canzoni\u2026 Nessuno pensava che potessero diventare un bersaglio. Tra l\u2019altro i componenti della Miami Showband erano sia cattolici che protestanti, circostanza che pare non li sfiorasse minimamente.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>La Miami Showband era la punta di diamante di un fenomeno musicale tipicamente irlandese, che era quello delle \u201cshowband\u201d. Un fenomeno che, tra l\u2019altro, ebbe un\u2019importanza sociale non trascurabile in un ambiente fino a quel momento sottomesso da una Chiesa cattolica particolarmente opprimente<\/strong>, che decideva tutto, anche il fatto che i giovani non dovessero uscire di casa la sera.<\/p>\n<p>In Irlanda arrivano gli echi del beat, di tutto ci\u00f2 che accade nella vicina Inghilterra, dei Beatles. Nasce una miriade di gruppi con una sezione ritmica con batteria, chitarra, basso, ma non mancano ottoni, sassofono, tromba, trombone\u2026 Insomma, gruppi molto numerosi che fanno soprattutto cover. Per dare un\u2019idea, dalle showband sono usciti artisti come Van Morrison, di Belfast, e Rory Gallagher, di Ballyshannon. E nascono come funghi anche le sale da ballo che arrivano ad accogliere migliaia di persone. <strong>All\u2019apice di questo movimento contiamo settecento band in tutta Irlanda<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La Miami Showband nasce a Dublino nel 1962<\/strong>. Attraverso varie evoluzioni, arriva negli anni Settanta con la sua ultima compagine a sette elementi. Scrivono canzoni proprie, virando verso un pop molto spinto e raggiungono un successo incredibile. Avere quattromila spettatori in Irlanda era come oggi riempire l\u2019Olimpico. Nel frattempo, il terribile conflitto nel Nord si stava ripercuotendo nella Repubblica, anche a Dublino.<\/p>\n<p>Tuttavia, <strong>poco alla volta questo gruppo divenne una sorta di veicolo di convivenza e di pace che teneva insieme tutte le componenti sociali in nome della musica<\/strong>. Ai loro concerti, in Irlanda e oltreconfine, andavano tutti, senza distinzioni, mossi dal desiderio di uscire da giornate cupe in cui si rischiava continuamente la vita, dove si era costantemente sottoposti a controlli, checkpoint, perquisizioni\u2026 E ai concerti, <strong>ballando le loro canzoni, le persone trovavano un momento di fuga dalla violenza quotidiana<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il gruppo stesso<\/strong> &#8211; come dicevi &#8211; <strong>era composto da cattolici e protestanti<\/strong>, ma non per una questione politica. I musicisti erano stati scelti perch\u00e9 erano i migliori sulla scena. Fran O\u2019Toole, poi ucciso insieme a Tony Geraghty e Brian McCoy, era un cantante straordinario che ricorda Elton John. <strong>La notte dell\u2019attentato mor\u00ec anche quel fenomeno musicale<\/strong>. E le vittime sarebbero rimaste sepolte a lungo nella memoria di quel conflitto a causa del concatenarsi continuo di attentati e violenze.<\/p>\n<div id=\"attachment_16237\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-16237\" class=\"wp-image-16237 size-full\" src=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/miami-showband-memorial.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/miami-showband-memorial.jpg 1024w, https:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/miami-showband-memorial-980x654.jpg 980w, https:\/\/www.centrostudidoc.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/miami-showband-memorial-480x320.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><p id=\"caption-attachment-16237\" class=\"wp-caption-text\"><em>Memoriale dedicato alla Miami Showband a Dublino (foto di William Murphy, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons).<\/em><\/p><\/div>\n<h3><strong>Arriviamo quindi alla notte del 30 luglio 1975, quando, al ritorno da un concerto nell\u2019Irlanda del Nord, un commando dell\u2019Ulster Volunteer Force ferma la band a un posto di blocco nei pressi del confine.<\/strong><\/h3>\n<p>Come molti altri gruppi musicali dell\u2019epoca, la Miami Showband metteva sul furgone gli strumenti e girava il Paese, anche sei, sette giorni alla settimana, spesso attraversando il confine. La band non si preoccupava particolarmente del fatto che l\u2019Irlanda del Nord fosse attraversata da un conflitto terribile. I membri della band ritenevano di godere di una sorta di immunit\u00e0. D\u2019altra parte, <strong>pensavano che nessuno se l\u2019avrebbe presa con semplici musicisti che si limitavano a regalare qualche ora di divertimento<\/strong>.<\/p>\n<p>Quella sera la Miami Showband and\u00f2 a suonare a Bambridge, una cittadina ad appena una decina di chilometri oltre il confine. Dopo aver riempito, per l\u2019ennesima volta, la sala, la band riprese la strada per tornare a Dublino.<\/p>\n<p>Poco prima del confine, la Miami Showband fu fermata a un posto di blocco di paramilitari lealisti &#8211; un fatto abituale a quei tempi. \u00abIl pi\u00f9 delle volte ci riconoscevano e magari ci facevano i complimenti per le canzoni o ci chiedevano un autografo\u00bb, mi ha raccontato Stephen Travers, il bassista sopravvissuto al massacro &#8211; nonostante le gravi ferite &#8211; insieme a Des Lee, che si finse morto. Quella volta non and\u00f2 cos\u00ec. Li fermarono in una zona di campagna, li fecero scendere e li <strong>allinearono<\/strong>\u00a0lungo un fossato.<\/p>\n<p>A un certo punto arriv\u00f2 un\u2019auto dalla quale scese un uomo che parlava senza accento irlandese, probabilmente un ufficiale britannico. A quel punto il clima cambi\u00f2, come se si fosse dato il via libera a un\u2019operazione. Appena quell\u2019uomo si allontan\u00f2, due paramilitari si misero ad armeggiare sul retro del furgone. Qualche attimo dopo un\u2019esplosione li travolse dilaniandoli. A quel punto gli altri spararono all\u2019impazzata sui musicisti che cercavano di fuggire gettandosi nel fossato, nel buio illuminato dalle torce e dalle fiamme che divorarono il furgone.<\/p>\n<p>Tre di loro, il trombettista Brian McCoy, il cantante Fran O\u2019Toole e il chitarrista Tony Geraghty, morirono crivellati di colpi. Il batterista Ray Millar evit\u00f2 l\u2019agguato perch\u00e9 quella sera era tornato per conto suo.<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 fermare la Miami Showband e perch\u00e9 l&#8217;esplosione? Il piano prevedeva di piazzare una bomba all\u2019interno del furgone. La bomba avrebbe dovuto esplodere dopo che il gruppo aveva varcato il confine, sulla strada per Dublino. Lo scopo, oltre ad ammazzarli tutti, era farli passare per corrieri dell\u2019Ira<\/strong> che trasportavano ordigni esplosivi dal nord al sud del Paese\u2026 Una macchinazione diabolica che avrebbe macchiato per sempre la memoria di quei ragazzi.<\/p>\n<h3><strong>\u00abLa Miami Showband era una delle poche luci che splendevano nell\u2019oscurit\u00e0 di quegli anni in un Paese che all\u2019epoca conosceva soltanto violenza e dolore. Non ci interessavano la religione o le idee politiche di chi veniva a sentirci. Forse eravamo degli ingenui, ma ci illudevamo di poter unire le persone attraverso la nostra musica\u00bb. Sono parole di Stephen, il bassista sopravvissuto alla strage.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Stephen \u00e8 una persona eccezionale<\/strong>. Ora ha 75 anni, ne aveva 24 quando quella notte la sua prima vita fin\u00ec. <strong>Si fece carico di raccontare questa storia e di mantenere la memoria degli amici uccisi lottando per arrivare a una verit\u00e0 giudiziaria<\/strong>. Dopo quattro mesi, insieme agli altri due sopravvissuti e a nuovi elementi, torn\u00f2 a suonare con il gruppo che era stato riformato. Fu un tentativo di metabolizzare quel lutto terribile e un tentativo di andare avanti. Ma l\u2019assenza dei compagni morti era troppo lacerante.<\/p>\n<p>Con la giovane moglie si trasfer\u00ec a Londra, dove nessuno lo conosceva e dove continu\u00f2 a suonare. Vi rimase fino alla fine degli anni Novanta. Tornato in Irlanda, abbandon\u00f2 definitivamente i panni del musicista per indossare quelli dell\u2019attivista per i diritti umani, per la memoria e la giustizia. Da quel momento, cerca la verit\u00e0 sul caso che l\u2019ha coinvolto personalmente, ma non solo. Tent\u00f2 anche, senza riuscirci, di incontrare i carnefici: i due condannati che nel frattempo erano stati scarcerati per effetto delle varie amnistie\u2026 <strong>Ancora oggi, nonostante la pace, ci sono cappe impenetrabili di non detto<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Insieme ai due sopravvissuti e ai familiari dei compagni morti, Stephen denunci\u00f2 il ministero della Difesa britannico e la polizia nordirlandese, chiaramente corresponsabili di quanto accadde<\/strong>. Nel 2021 si arriv\u00f2 a un patteggiamento prima che si approvasse la legge che passa definitivamente il colpo di spugna sui procedimenti giudiziari aperti dalla fine degli anni Novanta. Tuttavia, il risarcimento economico ottenuto \u00e8 un\u2019ammissione di responsabilit\u00e0, un atto di giustizia parziale che per\u00f2 fa emergere una verit\u00e0 storica.<\/p>\n<h3><strong>Il conflitto anglo-irlandese \u00e8 finito. L\u2019oblio sulla Miami Showband \u00e8 durato fino agli anni Duemila. Nel 2007, nel centro di Dublino \u00e8 stato inaugurato un monumento che li ricorda degnamente.<\/strong><\/h3>\n<p>Il memoriale rappresenta tre tasti di pianoforte, a ricordare il sacrificio di Fran, Tony e Brian. La cosa triste, invece, \u00e8 che <strong>sul luogo della strage non \u00e8 stato possibile mettere nulla n\u00e9 un cippo n\u00e9 una targa\u2026 Qualcuno, a volte, lascia dei fiori<\/strong>. Questo perch\u00e9 quell\u2019area \u00e8 ancora fieramente lealista e non ha fatto i conti con la violenza perpetrata in nome di quel nazionalismo. \u00abSe noi mettessimo l\u00ec un monumento il giorno dopo sarebbe vandalizzato o distrutto\u00bb, mi ha confessato Stephen. <strong>Anche questo \u00e8 il segno di una riconciliazione inconclusa<\/strong>. \u00abIl giorno che riusciremo a farlo e che nessuno lo distrugger\u00e0 segner\u00e0 la fine definitiva del conflitto\u00bb, ha aggiunto.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Love Is\" width=\"1080\" height=\"810\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Of_AmICca_Q?feature=oembed\"  allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h6><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong><em>Sempre di Enrico Santi, leggi anche:<\/em><\/strong><\/h6>\n<p><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2026\/01\/14\/superare-economia-di-guerra-col-modello-cooperativo\/\"><em>Superare l&#8217;economia di guerra col modello cooperativo<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2026\/01\/14\/come-promuovere-la-giustizia-sociale-per-costruire-la-pace\/\"><em>Come promuovere la giustizia sociale per costruire la pace<\/em><\/a><\/p>\n<p class=\"entry-title\"><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/12\/17\/utopia-di-mompracem-resistere-attraverso-arte-e-le-parole-con-zona-franca\/\"><em>Zona Franca e l\u2019utopia di Mompracem, resistere attraverso l\u2019arte e le parole<\/em><\/a><\/p>\n<p class=\"entry-title\"><em><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/11\/20\/non-ce-democrazia-senza-tutela-dei-diritti-umani-intervista-a-felice-casson\/\">Non c\u2019\u00e8 democrazia senza tutela dei diritti umani: intervista a Felice Casson<\/a><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/07\/31\/era-bello-il-mio-ragazzo-lo-scandalo-delle-morti-bianche-intervista-allo-scrittore-giuseppe-ciarallo\/\">\u201cEra bello il mio ragazzo\u201d, lo scandalo delle morti bianche. 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