{"id":16151,"date":"2026-01-14T09:18:39","date_gmt":"2026-01-14T08:18:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/?p=16151"},"modified":"2026-01-23T10:57:58","modified_gmt":"2026-01-23T09:57:58","slug":"come-promuovere-la-giustizia-sociale-per-costruire-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2026\/01\/14\/come-promuovere-la-giustizia-sociale-per-costruire-la-pace\/","title":{"rendered":"Come promuovere la giustizia sociale per costruire la pace"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><strong><em>Enrico Santi intervista Michele Dorigatti, direttore della Fondazione Don Lorenzo Guetti, sul contributo che le cooperative possono dare allo sviluppo della pace e della giustizia sociale.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\t\t<div class='author-shortcodes'>\n\t\t\t<div class='author-inner'>\n\t\t\t\tdi Enrico Santi\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Michele Dorigatti \u00e8 direttore della Fondazione Don Lorenzo Guetti che ha sede a Larido di Bleggio, dove il sacerdote trentino fond\u00f2 nel 1892 la prima Cassa rurale basata sui principi di mutuo sostegno elaborati da Friedrich Wilhelm Raiffeisen<\/strong>. La Fondazione \u00e8 stata <strong>costituita nel 2012<\/strong>, anno internazionale delle cooperative, per iniziativa della Provincia autonoma di Trento, della Federazione trentina della cooperazione, dei Comuni delle Giudicarie esteriori e della Comunit\u00e0 di Valle delle Giudicarie. Dorigatti, lo scorso 18 dicembre, <strong>\u00e8 intervenuto, nel corso del simposio \u201cCooperative costruttrici di pace\u201d organizzato a Verona dalla Fondazione Centro Studi Doc, sul tema \u201cPace e giustizia: le cooperative come spazi di trasformazione del conflitto\u201d<\/strong>.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Direttore Dorigatti, al simposio di Verona, ha iniziato il suo intervento dipingendo un quadro dalle tinte fosche su un mondo in cui la pace continua a essere solo una bella utopia.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Purtroppo i numeri sono questi\u2026 <strong>Oggi nel mondo, secondo il Sipri, Istituto internazionale di ricerche sulla pace, ci sono 56 conflitti armati<\/strong>. Un altro dato scandaloso riguarda il fatto che <strong>le spese militari, nel mondo, nel 2024 sono state di 2.718 miliardi di dollari a fronte dei 1.290 del 2001<\/strong>. Ci\u00f2 significa che in poco pi\u00f9 di vent\u2019anni le spese per l\u2019acquisto di armi sono pi\u00f9 che raddoppiate\u2026 e adesso, con questa genialata del riarmo in Europa chiss\u00e0 a che cifra arriveremo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ma non \u00e8 solo questione di soldi. Il problema \u00e8 che <strong>le armi, una volta costruite, chiedono di essere utilizzate e di esserlo entro un certo lasso di tempo, il pi\u00f9 possibile vicino alla data di produzione, dato il principio di obsolescenza tecnologica che le contraddistingue<\/strong>. Quindi, ogni occasione, cio\u00e8 ogni guerra, \u00e8 buona.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Ma cosa pu\u00f2 fare il movimento cooperativo per invertire questa tendenza spaventosa?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>La cooperazione pu\u00f2 intervenire nel ridurre le cause, o molte delle cause, che originano tanti conflitti armati<\/strong>. E al primo posto di queste cause ci sono le disuguaglianze sociali ed economiche. Teniamo presente che <strong>negli ultimi quarant\u2019anni le disuguaglianze hanno raggiunto un livello davvero scandaloso<\/strong>. Il movimento cooperativo, per esempio, potrebbe prendere in mano il <strong>rapporto annuale dell\u2019organizzazione internazionale Oxfam sulle disuguaglianze globali<\/strong>, promuovendo un appuntamento annuale di riflessione e di analisi per mettere a fuoco questi temi in partnership con Oxfam.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il prossimo rapporto verr\u00e0 pubblicato a gennaio 2026. L\u00ec troveremo la fotografia aggiornatissima dei livelli di ingiustizia che crescono ogni anno di pi\u00f9. Significativamente questo documento <strong>viene presentato subito dopo il World Economic Forum<\/strong>, di Davos, in Svizzera, che riunisce i leader dell\u2019economia e della politica mondiale. Quella dell\u2019Oxfam \u00e8 l\u2019altra faccia della medaglia\u2026 Si tratta di uno strumento purtroppo poco conosciuto e diffuso, eppure offre spunti di riflessione e di azione molto concreti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Vi si pu\u00f2 evincere, per esempio, cito il rapporto dello scorso anno, che <strong>sul nostro pianeta otto super ricchi possiedono quanto 3,5 miliardi persone messe insieme<\/strong>. Questo dato ci dice che <strong>il turbo capitalismo produce disuguaglianza<\/strong>, non in modo episodico, ma in maniera strutturale e ontologica. Altrimenti non si spiegherebbero questi numeri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>In Italia, il 10 per cento della popolazione ha in mano il 60 per cento della ricchezza<\/strong>. <strong>Nel 2025, i miliardari italiani hanno toccato quota 71 contro i quasi sei milioni di nostri connazionali che vivono in condizioni di povert\u00e0<\/strong>. Dire, quindi, che il capitalismo produce opportunit\u00e0 uguali per tutti \u00e8 andare contro il principio di realt\u00e0: <strong>questo capitalismo \u00e8 insostenibile perch\u00e9 produce livelli scandalosi ed endemici di ricchezza e di disuguaglianza<\/strong>.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>In tutto questo cosa possono fare le cooperative, oltre a fare opera di informazione e di sensibilizzazione?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il punto \u00e8 che bisogna dare un\u2019anima all\u2019economia. Noi sappiamo che <strong>nei territori maggiormente attraversati dal fenomeno cooperativo i tassi di disuguaglianza sono inferiori<\/strong>. Ci\u00f2 si spiega con il fatto che le imprese cooperative, a differenza di altre, non producono disuguaglianza, semmai la riducono, perch\u00e9 da noi <strong>la produzione e la ridistribuzione della ricchezza avvengono all\u2019interno dello stesso territorio<\/strong>. Le nostre imprese non delocalizzano e assumono sul territorio. Ma anche le banche di credito cooperativo, per legge, reinvestono sul territorio e non possono di certo portare i loro capitali nei paradisi fiscali. <strong>Le banche commerciali, invece, estraggono valore economico dal territorio ma poi possono decidere di investire come e dove vogliono<\/strong>, che sia il Madagascar o qualche palazzinaro milanese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ma non \u00e8 solamente una questione economica: <strong>Paolo VI nel 1960 individu\u00f2 nello sviluppo \u201cil nuovo nome della pace\u201d<\/strong>. Il termine scelto non fu casuale: <strong>lo sviluppo umano integrale, infatti, \u00e8 ben diverso dal concetto quantitativo di crescita<\/strong> da cui siamo tutti ossessionati. Noi, come mondo cooperativo, sappiamo che lo sviluppo umano integrale \u00e8 quel processo che tiene in equilibrio la dimensione materiale dell\u2019economia, e qui ricordo che <strong>il profitto per una cooperativa appartiene all\u2019ordine dei mezzi e non dei fini<\/strong>, la dimensione socio-relazionale e la dimensione spirituale, l\u2019importanza, cio\u00e8, di avere una ricca vita interiore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le persone che hanno una vita interiore povera o nessuna vita interiore sono i consumatori preferiti da tutte le multinazionali del mondo perch\u00e9 la gente infelice \u00e8 quella che consuma di pi\u00f9. Chi ha una ricca vita interiore consuma diversamente. Ecco perch\u00e9 l\u2019impresa cooperativa ha una visione pi\u00f9 ampia rispetto a una mera crescita economica. <strong>Dare un\u2019anima all\u2019economia significa anche dare un\u2019anima alla pace<\/strong>.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Prima parlava di paradisi fiscali; a tale proposito, lei afferma la necessit\u00e0 di lanciare una campagna internazionale per chiederne l\u2019abolizione. Non \u00e8 un\u2019idea un po\u2019 velleitaria?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Prima di rispondere, cito un altro Papa, Giovanni Paolo II, che denunci\u00f2 le \u201cstrutture di peccato\u201d. E<strong> i paradisi fiscali sono precisamente una di queste strutture che dobbiamo assolutamente combattere portando avanti un\u2019azione per la loro abolizione<\/strong>. Essi sono uno strumento vergognoso, criminale. \u00c8 l\u00ec che viene trasferita gran parte dei quattrini guadagnati dai mercanti d\u2019armi, o meglio, i mercanti di morte. Togliere loro i paradisi fiscali sarebbe gi\u00e0 un passo enorme. Il movimento cooperativo, quindi, batte un colpo. E <strong>non \u00e8 vero che sono sempre esistiti e che siano una realt\u00e0 ineluttabile, perch\u00e9 i paradisi fiscali sono un fenomeno recente, frutto del processo di globalizzazione<\/strong>. E come sono stati creati, allo stesso modo possono essere aboliti.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Un\u2019altra campagna di cui si \u00e8 fatto portavoce \u00e8 quella per dare vita a un ministero della Pace. Che significa?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Significa che <strong>dobbiamo batterci per creare istituzioni di pace<\/strong>. Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra, \u00e8 ora di organizzare la pace. Quella per <strong>chiedere la creazione di un ministero della Pace<\/strong> \u00e8 una campagna nazionale voluta da papa Francesco, lanciata a Roma il 24 giugno 2025, e promossa dalla Comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII, nel centenario della nascita del fondatore don Oreste Benzi, dalle Acli e dall\u2019Azione Cattolica Italiana. Alcuni paesi come il Costa Rica, il Nepal e la Papua Nuova Guinea ce l\u2019hanno gi\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Alla campagna hanno aderito trenta premi Nobel, tra i quali Giorgio Parisi e Muhammad Yunus, ideatore e realizzatore del microcredito moderno. C\u2019\u00e8 un sito, <a href=\"https:\/\/www.ministerodellapace.org\/\"><strong>ministerodellapace.org<\/strong><\/a>, con tutte le sigle della societ\u00e0 civile che hanno aderito all\u2019iniziativa. In questo elenco vorrei vedere anche le imprese cooperative, i consorzi, le federazioni, le centrali cooperative. Dov\u2019\u00e8 Confcooperative? Dov\u2019\u00e8 Legacoop? Ci si deve attivare perch\u00e9 le istituzioni di pace devono sopravanzare le istituzioni di guerra. E meno disuguaglianze ci sono, meno guerre ci saranno.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>E poi c\u2019\u00e8 il tema, mai cos\u00ec attuale, della produzione di armamenti\u2026 <\/strong><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non ci dobbiamo dimenticare che<strong> l\u2019Italia \u00e8 tra i quattro maggiori produttori al mondo di armi<\/strong>. Quando ero studente universitario, andavo a Brescia con il padre Alex Zanotelli a fare i sit-in davanti alle fabbriche che producevano le mine antiuomo. \u00c8 chiaro, quindi, che bisogna modificare determinate produzioni: <strong>non bisogna convertire solo le persone alla pace, bisogna convertire anche le aziende che producono armi o componenti per l\u2019industria bellica<\/strong>. Oggi abbiamo la tecnologia e la sapienza per trasformare queste aziende che producono morte in aziende che producono vita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questa battaglia le imprese cooperative non possono non farla. Ma \u00e8 necessaria un\u2019ulteriore conversione, non meno importante: <strong>dobbiamo modificare i libri di storia nelle scuole e nelle universit\u00e0 perch\u00e9 oggi questi libri raccontano solo di guerre<\/strong>. Se si vuole cambiare l\u2019impronta cognitiva della gente, bisogna cambiare la narrazione: non pu\u00f2 essere che mio figlio, quando torna da scuola, l\u2019unica cosa che ha imparato sia questa: guerre e conflitti. La storia dell\u2019uomo non \u00e8 solo fatta ineluttabilmente da guerre; ecco perch\u00e9 dalla scuola primaria fino all\u2019universit\u00e0 la storia va insegnata in maniera diversa.<\/span><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h6><strong><em>Sempre di Enrico Santi, leggi anche:<\/em><\/strong><\/h6>\n<p><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2026\/01\/14\/superare-economia-di-guerra-col-modello-cooperativo\/\"><em>Superare l&#8217;economia di guerra col modello cooperativo<\/em><\/a><\/p>\n<p class=\"entry-title\"><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/12\/17\/utopia-di-mompracem-resistere-attraverso-arte-e-le-parole-con-zona-franca\/\"><em>Zona Franca e l\u2019utopia di Mompracem, resistere attraverso l\u2019arte e le parole<\/em><\/a><\/p>\n<p class=\"entry-title\"><em><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/11\/20\/non-ce-democrazia-senza-tutela-dei-diritti-umani-intervista-a-felice-casson\/\">Non c\u2019\u00e8 democrazia senza tutela dei diritti umani: intervista a Felice Casson<\/a><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/07\/31\/era-bello-il-mio-ragazzo-lo-scandalo-delle-morti-bianche-intervista-allo-scrittore-giuseppe-ciarallo\/\">\u201cEra bello il mio ragazzo\u201d, lo scandalo delle morti bianche. Intervista allo scrittore Giuseppe Ciarallo<\/a><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2025\/04\/08\/il-no-al-riarmo-europeo-nelle-parole-di-donatella-di-cesare\/\">Il no al riarmo europeo nelle parole di Donatella Di Cesare<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>______<\/em>___________________________________________________________________________________<\/p>\n<p>Vuoi saperne di pi\u00f9 su diritti, dignit\u00e0 del lavoro pratiche di cooperazione, innovazione e sostenibilit\u00e0? Ti interessa il mondo dello spettacolo, dell\u2019arte e della cultura? Non perderti nessun aggiornamento, segui il <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029VaYC8WJ0lwgtvKZg9n0X\">canale WhatsApp di Fondazione Centro Studi Doc<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enrico Santi intervista Michele Dorigatti, direttore della Fondazione Don Lorenzo Guetti, sul contributo che le cooperative possono dare allo sviluppo della pace e della giustizia sociale. 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