{"id":14405,"date":"2024-10-02T18:50:27","date_gmt":"2024-10-02T16:50:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/?p=14405"},"modified":"2024-10-02T20:57:53","modified_gmt":"2024-10-02T18:57:53","slug":"lavoro-e-ia-in-italia-opportunita-o-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2024\/10\/02\/lavoro-e-ia-in-italia-opportunita-o-rischio\/","title":{"rendered":"Lavoro e IA in Italia: opportunit\u00e0 o rischio?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 3<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><strong><em>Che rapporto c&#8217;\u00e8 tra lavoro e IA in Italia? Un nuovo studio INAPP osserva per quali professioni l&#8217;IA pu\u00f2 rappresentare un&#8217;opportunit\u00e0 e per quali il rischio di sostituzione.<\/em><\/strong><\/p>\n<h3><strong>Lavoro e IA: uno studio per imparare a gestire il cambiamento<\/strong><\/h3>\n<p>INAPP ha recentemente pubblicato il <strong><a href=\"https:\/\/oa.inapp.gov.it\/server\/api\/core\/bitstreams\/da4b4591-8bc2-4a44-858c-3fc925463bc1\/content\">working paper n. 125<\/a>, a firma Valentina Ferri, Rita Porcelli ed Enrico Maria Fenoaltea<\/strong>. Lo studio osserva il rapporto che intercorre tra lavoro e IA in Italia. Cerca cos\u00ec di comprendere in quali casi esso rappresenta un&#8217;opportunit\u00e0 e in quali un rischio. In altre parole, <strong>verifica quanto l&#8217;esposizione all&#8217;IA permetta di guadagnare tempo nello svolgimento del lavoro e quanto rischi di sostituire l&#8217;individuo<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo modo, <strong>lo studio cala nel contesto italiano una questione ampiamente discussa a livello internazionale<\/strong>. Per esempio, nel <strong>2023<\/strong> una<strong> <a href=\"https:\/\/www.centrostudidoc.org\/index.php\/2024\/07\/15\/freelance-e-ai-generativa-quale-impatto-sul-lavoro\/?_gl=1*7ice3z*_up*MQ..*_ga*MTM3NDg2NTM2Mi4xNzI3ODYzNzky*_ga_X47JET2W33*MTcyNzg2Mzc5MS4xLjEuMTcyNzg2MzgyMi4wLjAuMA..\">ricerca dell&#8217;Upwork Research Institute<\/a> <\/strong>aveva analizzato l&#8217;uso che le lavoratrici e i lavoratori freelance della piattaforma fanno degli strumenti di IA. I risultati riportavano come <strong>ben il 20% delle persone coinvolte usasse regolarmente l&#8217;AIG<\/strong>. Tuttavia, <strong>per le mansioni pi\u00f9 specializzate appare ancora necessario l&#8217;intervento umano<\/strong>.<\/p>\n<p>In sostanza, <strong>solo conoscendo i termini del rapporto tra lavoro e IA \u00e8 possibile affrontare la transizione digitale<\/strong>. In questo modo, chi lavora sar\u00e0 in grado di viverla non passivamente ma in maniera attiva e consapevole. Come suggerisce il paper di Ferri, Porcelli e Fenoaltea, \u00e8 necessario fornire a queste persone una formazione adeguata. Esse saranno cos\u00ec in grado di sfruttare al meglio questi strumenti. Di conseguenza, aumenter\u00e0 anche la competitivit\u00e0 delle imprese e l&#8217;ottimizzazione dei tempi e dei processi di lavoro.<\/p>\n<h3><strong>Gli strumenti di analisi del rapporto tra Lavoro e IA<\/strong><\/h3>\n<p>Nel dettaglio del rapporto tra lavoro e IA, lo studio ha osservato se l&#8217;esposizione delle professioni all&#8217;IA possa avere esiti positivi o negativi. In altre parole, se possa aiutare lavoratrici e lavoratori a risparmiare tempo o se rischi di sostituirli. Per fare ci\u00f2, ha calcolato il <strong>grado di complementarit\u00e0 dell&#8217;IA rispetto a ogni professione<\/strong>. A tal proposito, l&#8217;analisi ha preso in considerazione sei aree e aspetti rilevanti alla caratterizzazione delle professioni:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>comunicazione<\/strong>, ovvero quanto spesso la professione richieda discussioni faccia a faccia o discorsi in pubblico;<\/li>\n<li><strong>responsabilit\u00e0\u00a0<\/strong>che le lavoratrici e i lavoratori hanno sulla salute e la sicurezza oltre che la produzione e i risultati altrui;<\/li>\n<li><strong>condizioni fisiche<\/strong>, da cui la rilevanza del lavoro all&#8217;aperto esposto a tutte le condizioni climatiche e\/o vicino ad altre persone;<\/li>\n<li><strong>criticit\u00e0<\/strong>, intesa come la gravit\u00e0 delle conseguenze del commettere un errore, la libert\u00e0 di prendere decisioni liberamente e l&#8217;eventuale condizionamento d&#8217;immagine e reputazione dovuto alle decisioni prese;<\/li>\n<li><strong>routinizzazione<\/strong>, come automatizzazione del lavoro e organizzazione regolare;<\/li>\n<li><strong>skills<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<h3><strong>Quali professioni sono maggiormente esposte all&#8217;IA?<\/strong><\/h3>\n<p>In linea con la letteratura precedente, lo studio INAPP conferma che <strong>le attivit\u00e0 manuali, creative o relative a caratteristiche fisiche sono meno esposte all&#8217;IA<\/strong>. Tra esse vengono citate la manovalanza, l&#8217;intonacatura e le professioni atletiche e di ballo. Al contrario, risulta una forte esposizione per quanto riguarda addett* al protocollo e allo smistamento di documenti e figure di direzione generale, dipartimentale ed equiparate nelle amministrazioni statali, negli enti pubblici non economici e negli enti locali.<\/p>\n<p>Inoltre, l&#8217;analisi ha rilevato le\u00a0<strong>regioni e le province pi\u00f9 coinvolte nel processo d&#8217;innovazione determinato dall&#8217;introduzione dell&#8217;IA<\/strong>. Nello specifico, le regioni maggiormente esposte sono\u00a0<strong>Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna<\/strong>.\u00a0In linea con questo risultato, per quanto riguarda le province, appare il ruolo trainante di Milano, Bologna e Roma.<\/p>\n<p>In sostanza,<strong> le professioni maggiormente a rischio di sostituzione da parte dell&#8217;IA sono quelle caratterizzate da elevata rutinariet\u00e0, minori responsabilit\u00e0 e criticit\u00e0 e un livello inferiore di comunicazione<\/strong>. Tra esse, Ferri, Porcelli e Fenoaltea sottolineano le personalit\u00e0 addette a<\/p>\n<ul>\n<li>affari generali;<\/li>\n<li>funzioni di segreteria;<\/li>\n<li>gestione dei magazzini<\/li>\n<li>gestione della contabilit\u00e0;<\/li>\n<li>agenti del commercio;<\/li>\n<li>tecnic* di programmazione;<\/li>\n<li>cassier*.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per queste categorie di lavoratrici e lavoratori potrebbero cos\u00ec essere <strong>necessarie politiche di mitigazione degli effetti dell&#8217;IA sul mercato del lavoro<\/strong>. Si tratta di occupazioni che in Italia interessano a <strong>quasi una lavoratrice o un lavoratore su quattro<\/strong>. Al contrario, lo studio prevede che <strong>il 26,4% di chi lavora<\/strong> (poco pi\u00f9 di una persona su quattro) <strong>beneficer\u00e0 dell&#8217;IA<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Foto di Tara Winstead<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che rapporto c&#8217;\u00e8 tra lavoro e IA in Italia? 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