Mondiacult 2022: il ruolo delle cooperative per chi lavora nella cultura

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Anche Doc Servizi ha partecipato all’incontro organizzato dall’Alleanza Internazionale delle Cooperative per Mondiacult 2022, il congresso mondiale dell’UNESCO.

Mondiacult 2022 e le cooperative

Dopo ben 40 anni, tra il 28 e il 29 settembre l’UNESCO ha deciso di organizzare di nuovo Mondiacult 2022, un congresso mondiale che nel 1982 ha dettato le linee guida per il futuro dell’organizzazione. Per l’occasione, lunedì 26 settembre l’Alleanza Internazionale delle Cooperative ha organizzato a Bruxelles un evento parallelo. Obiettivo dell’evento è stato discutere con le persone intervenute in che modo che le cooperative possono essere attori chiave nella promozione degli SDG attraverso la cultura e il settore creativo. All’evento hanno partecipato più di 150 persone online.

Gli interventi di Martin Lowery (Comitato direttivo ICA) e Giuseppe Guerini (Presidente CECOP) hanno aperto il pomeriggio. A seguire i diversi panel hanno trattato la salvaguardia del patrimonio culturale, il lavoro creativo e culturale e il ruolo dell’educazione per sostenere l’identità cooperativa. Bruno Roelants (Direttore generale ICA) e Stefania Marcone (ex-Vicepresidente Cooperatives Europe) hanno concluso l’incontro offrendo alcune osservazioni finali.

Doc Servizi ha portato la sua testimonianza nel secondo panel dedicato alle cooperative nel settore creativo e culturale. Di seguito l’intervento di Francesca Martinelli, responsabile di comunicazione istituzionale e relazioni internazionali in Doc Servizi.

Qui il programma completo.

Il ruolo delle cooperative per chi lavora nel settore culturale e creativo

I lavoratori e le lavoratrici del settore culturale e creativo soffrono di livelli di precarietà più elevati rispetto ai lavoratori di altri settori in Europa. Molti di loro sono lavoratori non standard, con un alto tasso di lavoro autonomo, e per questo motivo hanno un accesso limitato o nullo ai programmi di protezione sociale e hanno redditi bassi. Inoltre, essendo spesso isolati nel mercato del lavoro, non hanno potere contrattuale e sono costretti a lavorare in nero.

Per far fronte a questo panorama incerto, sin dagli anni Ottanta in Europa i lavoratori dell’arte, dei media e della cultura fondano cooperative. Nella maggior parte dei casi, i scelgono cooperative di lavoro che permettono di ottenere il doppio status di socio-lavoratore. Come soci, possono organizzare la cooperativa come preferiscono attraverso la governance democratica “una persona, un voto”. E di solito decidono di mantenere un certo livello di autonomia nella gestione del quotidiano. E come lavoratori, possono anche mutualizzare servizi o risorse, ottenere condizioni di lavoro dignitose e carriere più sostenibili, e diventare parte di una comunità di pari. Tra le cooperative culturali e creative, alcune sono composte da lavoratori con uno status giuridico di lavoratore autonomo, mentre altre offrono ai lavoratori lo status più tutelante di dipendenti.

L’esempio di Doc Servizi

Una delle prime cooperative create in questo settore in Europa è l’italiana Doc Servizi, fondata nel 1990 da un gruppo di musicisti che hanno deciso di accedere a migliori condizioni di lavoro e di combattere il lavoro nero. In Doc Servizi, i soci combinano l’indipendenza intellettuale tipica del lavoro autonomo con la protezione sociale dovuta ai dipendenti, dato che sono assunti dalla cooperativa.

Oggi, Doc Servizi fa parte di una rete di 8 società che insieme coprono tutte le professioni dell’industria culturale e creativa con oltre 8.700 soci in Italia. La rete offre ai soci numerosi servizi: contabilità e gestione del lavoro, agenzia di viaggi, formazione, uffici dedicati al lavoro all’estero e alla comunicazione, una piattaforma digitale per gestire tutte le proprie attività in autonomia e trasparenza.

Mondiacult cooperative
Rebecca Harvey, Francesca Martinelli e Yvon Jadoul.

Mondiacult: i lavoratori ottengono un nuovo controllo sul lavoro grazie alle cooperative

In cooperative come Doc Servizi, i lavoratori del settore creativo e culturale riacquistano il controllo sul proprio lavoro in tre modi:

  • Dinamiche del lavoro. Le cooperative migliorano le condizioni di lavoro con pratiche di mutualizzazione e condivisione della responsabilità imprenditoriale. Inoltre, i lavoratori non devono rinunciare alla flessibilità organizzativa.
  • Mezzi di produzione. I lavoratori dei settori creativi e culturali recuperano il controllo sui beni che producono attraverso la proprietà collettiva. La struttura mutualistica delle cooperative sostiene la ridistribuzione della ricchezza che generano. Inoltre, i soci controllano la tecnologia attraverso la proprietà collettiva, senza rischi di sfruttamento o speculazione.
  • “Voce”. Le cooperative offrono un nuovo modo di accedere alla rappresentanza, perché i lavoratori diventano parte di un collettivo. Nel caso in cui diventino anche dipendenti di una cooperativa, possono esercitare i loro diritti di rappresentanza e sindacali ed essere tutelati da contratti collettivi. Ci sono anche casi in cui la cooperativa ha un ruolo di portavoce.

Per rafforzare il ruolo di queste cooperative, l’Alleanza Internazionale delle Cooperative, CICOPA e UNESCO dovrebbero lavorare insieme, ad esempio sulla costruzione di nuovi concetti condivisi. Un esempio è il concetto della cultura equa (fair culture) sul quale l’UNESCO ha iniziato a lavorare negli ultimi anni. Si tratta di una prospettiva nuova e in evoluzione che si concentra su come importare il modello del commercio equo e solidale nel mondo della cultura e della creatività. Le cooperative hanno molto da dire su questo tema, perché è nel loro DNA trovare soluzioni che garantiscano condizioni di lavoro eque ed eque relazioni commerciali e di scambio nel settore culturale.