Lavoro non dichiarato in Europa: la risposta delle cooperative

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Dopo l’originale in inglese, CECOP ha pubblicato la versione in italiano e in spagnolo del report Lights On! scritto da Francesca Martinelli. Il report è dedicato a come le cooperative di produzione e lavoro e le cooperative sociali affrontano il lavoro non dichiarato in Europa.

Una definizione di lavoro non dichiarato

Il lavoro non dichiarato è una forma predominante di lavoro informale in cui il lavoro è esplicitamente nascosto, sebbene esistano leggi nel paese che potrebbero riconoscerlo, mentre il. Il lavoro informale include attività economiche che non sono formalmente riconosciute dalla legge, anche se non sono illegali. Ad oggi, l’uso del lavoro non dichiarato può essere spiegato dalle tendenze attuali, ad esempio, il passaggio a rapporti di lavoro più flessibili, la crescita del lavoro autonomo, il subappalto e la facilità di creare gruppi di imprese che operano oltre i confini nazionali.

Il lavoro sommerso coinvolge, in media, il 25% di tutti i lavoratori europei. Ha vari impatti negativi e conseguenze non solo sui lavoratori, ma anche sui governi, sul welfare e sulle imprese. I lavoratori che ricevono tutto o parte del loro reddito in forma non dichiarata sono particolarmente vulnerabili in termini di riconoscimento, condizioni di lavoro, salario, sviluppo delle competenze, protezione sociale, diritti di rappresentanza, salute e sicurezza sul lavoro. Le imprese che si avvalgono di tale lavoro beneficiano di un vantaggio sleale rispetto ai loro concorrenti rispettosi della legge. Gli Stati in cui una parte significativa della forza lavoro opera in forma non dichiarata soffrono di una riduzione del gettito fiscale e dei contributi sociali. Questo ha poi un effetto negativo sui loro meccanismi di welfare.

Affrontare il lavoro non dichiarato in Europa

Affrontare il lavoro non dichiarato è una grande sfida globale, come si evince dall’adozione nel giugno 2015 della raccomandazione n. 204 dell’ILO relativa alla transizione dall’economia informale all’economia formale, e dall’inserimento di un riferimento diretto alla formalizzazione nell’obiettivo 8.3 degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Trovare una soluzione e sostenere la transizione dal lavoro informale a quello dichiarato è uno scopo condiviso tra le istituzioni locali, nazionali e internazionali.

Dagli anni 2000, la Commissione europea ha messo in atto programmi specifici per affrontarlo che richiedono un approccio olistico. Tale approccio è una combinazione di misure punitive e preventive e coinvolge non solo tutte le parti sociali e le principali parti interessate, ma ha anche bisogno che le autorità nazionali siano pienamente impegnate ad attuare le misure.

La risposta delle cooperative al lavoro non dichiarato

In questo contesto, le cooperative di tutto il mondo hanno mostrato di avere la capacità di facilitare il processo di formalizzazione per la trasformazione del lavoro non dichiarato in lavoro formale, il quale viene poi integrato all’interno dell’economia. Questa capacità è riconosciuta anche dalla raccomandazione n. 193 dell’ILO.

Anche in Europa, le cooperative affrontano la problematica del lavoro non dichiarato. Le cooperative mettono in contatto le persone che di solito si trovano isolate sul mercato del lavoro. Inoltre, sviluppano nuove strategie per estendere la protezione sociale ai lavoratori non dichiarati e aumentare la loro consapevolezza in merito ai benefici della formalizzazione. Possiamo trovare esempi simili in molti settori economici, dall’arte e dalla cultura all’agricoltura e alla logistica. Formando una cooperativa, i lavoratori informali non solo lasciano l’economia sommersa, ma ottengono anche un maggiore controllo quando si propongono sul mercato e possono anche negoziare migliori condizioni di lavoro.

Anche se le cooperative da sole non possono essere una soluzione chiavi in mano al fenomeno del lavoro nero, esse lo affrontano riunendo persone che di solito sono isolate e sviluppando nuove strategie per estendere la protezione sociale ai lavoratori in nero e aumentare la loro consapevolezza dei benefici della formalizzazione.

Il report “Lights On! Come le cooperative di produzione e lavoro e le cooperative sociali affrontano il lavoro non dichiarato”

CECOP ha deciso di approfondire le soluzioni delle cooperative al lavoro sommerso in Europa. Ha quindi affidato a Francesca Martinelli, direttrice della Fondazione Centro Studi Doc, il compito di effettuare una ricerca su questo tema. Il risultato è la pubblicazione Lights on! Worker and social cooperatives tackling undeclared work (2021), ora disponibile anche in italiano.

Concentrandosi sull’analisi qualitativa di 11 cooperative europee, il report esplora come il modello cooperativo possa offrire pratiche concrete per sostenere la transizione dei lavoratori non dichiarati nell’economia formale nel contesto europeo.

In particolare, nel rapporto l’attenzione si concentra sulla condizione di:

  • migranti, compresi quelli in soggiorno irregolare, i richiedenti asilo e i rifugiati;
  • lavoratori delle arti, dei media e della cultura;
  • disoccupati e lavoratori vulnerabili nelle aree rurali;
  • gig worker.

Le cooperative studiate sono BEC Družstvo (Repubblica Ceca), By-Expressen (Danimarca), CoopCycle (Francia), Soglasnik Language Cooperative (Slovenia), De Coöperatie (Paesi Bassi), Diomcoop (Spagna), Doc Servizi (Italia), GOEL (Italia), Nazareth (Italia), RCOOP (Belgio) e York Collective (Inghilterra).

Unendosi o formando una cooperativa, i lavoratori non dichiarati non solo sfuggono all’economia sommersa, ma ottengono anche un maggiore controllo quando si presentano sul mercato e possono anche negoziare migliori condizioni di lavoro.

Obiettivo del report è quello di diventare uno strumento a disposizione del movimento cooperativo e dei decisori politici europei e nazionali per promuovere una migliore comprensione del potenziale delle cooperative nell’affrontare il lavoro sommerso. Anche per questo è chiuso da alcune indicazioni politiche per sostenere le cooperative che affrontano il lavoro nero.