Dopo il Covid-19 il 13% dei tecnici dello spettacolo ha deciso di cambiare lavoro

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Il 1° dicembre al BEA la Fondazione Centro Studi Doc e STEA hanno presentato i risultati preliminari di una ricerca che ha raccolto dati e informazioni sulla situazione lavorativa dei tecnici dello spettacolo dal vivo in seguito alla crisi da Covid-19.

La situazione lavorativa dei tecnici dello spettacolo dopo la pandemia da Covid-19

In questi due anni, il mondo dello spettacolo è stato uno dei settori maggiormente colpiti dagli effetti delle misure legate al Covid-19. Tanto che l’Osservatorio Gestione Lavoratori dello spettacolo e sportivi professionisti dell’INPS ha segnalato che dal 2019 al 2020 il 21% dei lavoratori dello spettacolo (pari a circa 70.000 persone) ha lasciato il mestiere. In particolare, sempre secondo i dati forniti dall’INPS dal 2019 al 2020 i tecnici dello spettacolo sono passati da 14.675 a 12.811. Si tratta di una diminuzione pari al 12,7%.

Per capire meglio il significato di questi numeri, la Fondazione Centro Studi Doc sta conducendo una ricerca in collaborazione con Rete Doc, Bauli in Piazza, BEA – Best Events Awards, ANSI – Associazione Nazionale Services Italiani, ZioGiorgio.it, UNISCA, Music Innovation Hub, STS communication srl, #ChiamateNoi, Adotta un Fonico e dagli un Lavoro Vero, Skeldon e fasolmusic.coop.

La Fondazione Centro Studi Doc ha elaborato due questionari per raccogliere dati e informazioni sulla situazione lavorativa dei tecnici dello spettacolo dal vivo in seguito alla crisi da Covid-19. L’obiettivo della ricerca è anche quello di studiare quali azioni intraprendere per ridare forza al comparto.

Dal’11 al 23 novembre i due questionari sono stati distribuiti ai potenziali interessati anche grazie all’aiuto dei partner. Ai questionari hanno risposto circa 1.000 professionisti 40 service.

Nelle prossime settimane la ricerca sarà completata con un’analisi qualitativa. I risultati definitivi saranno pubblicati a inizio 2022.

La presentazione dei risultati preliminari della ricerca al BEA – Best Events Awards

Il 1° dicembre al BEA – Best Events Awards, Fabio Fila, presidente di STEA e membro della Fondazione Centro Studi Doc, ha presentato i primi dati che il centro di ricerca è riuscito ad analizzare. Il BEA è un festival dedicato agli eventi e alla live communication. La manifestazione si è svolta a Milano dal 29 novembre al 2 dicembre 2021.

All’incontro Non solo chip: la scarsità di risolse coinvolge anche gli eventi? hanno partecipato:

  • Fabio Fila, STEA Soc. Coop.
  • Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale di Milano.
  • Sergio Grati, Socio Fondatore e Presidente di Front Row.

Ha moderato Giovanni Conrotto, direttore generale Modo.

Di seguito riportiamo la relazione di Fabio Fila.

Il 13% dei tecnici dello spettacolo ha deciso di cambiare lavoro dopo il Covid-19

I dati del questionario per i tecnici confermano quanto rilevato dall’INPS. Infatti il 78% dei tecnici ha ripreso a lavorare nell’ambito dello spettacolo e degli eventi, mentre il 23% non ha ancora ricominciato a lavorare. Di questi, il 10% sta cercando lavoro nel settore e iI 13% ha deciso di cambiare ambito di lavoro.

Tra chi non ha ricominciato a lavorare nel settore si rileva un’incidenza maggiore rispetto al totale di professionisti della produzione, degli allestimenti e scenografie e delle strutture. I professionisti lavoravano soprattutto nell’ambito teatrale e degli eventi live e hanno un’età media oltre i 45 anni.

Dalla ricerca emerge anche che la maggior parte dei professionisti del settore sente l’esigenza di avere compensi adeguati alla mansione (66%), protezioni sociali garantite (60%), pagamenti certi e puntuali (53%) e continuità di lavoro (48%).

Dal questionario dei service emerge che la maggior parte ricorre a personale esterno in una percentuale che va dal 60% al 100%. Inoltre, le figure più difficili da trovare in questo periodo sono i professionisti degli ambiti Luci (40%), Audio (38%) e Video (35%).

Dalla nostra ricerca emerge che la maggior parte dei tecnici dello spettacolo ha lasciato perché non riesce a lavorare in modo continuo: in un settore che per sua natura è caratterizzato da attività intermittenti, è fondamentale che il Governo garantisca soluzioni per affrontare la discontinuità di reddito che ne deriva investendo sul settore dello spettacolo.

Fabio Fila, presidente di STEA