Al convegno internazionale delle piattaforme cooperative si studiano nuove strategie di sviluppo

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Tempo di lettura: 3 minuti

Dal 12 al 18 novembre appuntamento alla Humboldt Universität di Berlino con il convegno internazionale delle piattaforme cooperative.

Il convegno internazionale delle piattaforme cooperative

Dal 12 al 14 novembre si è svolta la parte in presenza del convegno “#TheNewCommonSense. Forging the Cooperative Digital Economy”. In partnership con Trebor Scholz, fondatore del movimento, la Humboldt Universität e il suo laboratorio Institut für ökologische Wirtschaftsforschung (IÖW) hanno accolto i partecipanti.

A questa prima parte del convegno hanno partecipato 80 attivisti provenienti da tutta Europa e in parte dal resto del mondo per confrontarsi in seminari, tavole rotonde e ascoltare keynote lecturers.

Francesca Martinelli, direttrice della Fondazione Centro Studi Doc ha partecipato all’incontro “Building Platform Co-ops with International Membership” e ha descritto la strategia estera di Doc Servizi in una tavola rotonda condotta da Aman Bardia del Platform Cooperativism Consortium. Durante l’incontro hanno portato le loro testimonianze anche Jonathan Reyes di Fairbnb, Sarah De Heusch di Smart e Lukas Reichel di The Mobility Factor.

Quali strategie per costruire piattaforme cooperative con profilo internazionale? Il caso di Doc Servizi

Doc Servizi è stata fondata nel 1990 da un gruppo di musicisti che volevano ottenere migliori condizioni di lavoro e affrontare il lavoro sommerso. In Doc Servizi, i soci coniugano l’autonomia intellettuale tipica del lavoro autonomo con la protezione sociale in quanto dipendenti della cooperativa. Negli anni hanno sviluppato diverse attività centralizzate per la gestione e la promozione del proprio lavoro e hanno anche introdotto una piattaforma digitale per gestirlo al meglio e lavorare con i clienti.

Oggi i soci di Doc Servizi appartengono ancora al mondo dello spettacolo, ma la cooperativa fa parte di un network più ampio, la Rete Doc, composto da sette società che coprono tutti i settori delle industrie culturali, creative e tecnologiche e che, a fine 2019, aveva  più di 8.400 soci sparsi in tutta Italia e un fatturato di 72 milioni di euro.

Oggi la rete conta 33 filiali in Italia e una filiale a Parigi, Francia. Prima del Covid-19 la Rete Doc aveva in programma di creare filiali anche in Germania, Svizzera, Regno Unito e Spagna.

Doc Servizi ha scelto di aprire filiali all’estero per le seguenti ragioni:

  • Rispondere alle esigenze di mobilità dei soci (nel 2019 più di 1.000 membri hanno lavorato all’estero per un totale di 12.000 giorni, principalmente in Europa). Anche considerando che la mobilità di artisti e liberi professionisti nei paesi europei è piuttosto problematica a causa di alcune limitazioni, quali la doppia imposizione (art. 17 OCSE) e la mancanza di conoscenza delle procedure di mobilità tra paesi.
  • Semplificare la circolazione di artisti, tecnici, liberi professionisti da/per l’Italia e in tutta Europa;
  • Creare punti di riferimento dell’arte e della cultura italiana all’estero.

internazionale piattaforme cooperative

Per definire la strategia internazionale, Doc Servizi è partita dagli elementi chiave della sua strategia in Italia

  • Una profonda conoscenza del settore fiscale, contabile e amministrativo (arte e cultura);
  • La struttura “a rete”, dove ogni nodo ha un ruolo e una conoscenza specifica del proprio settore;
  • Un forte legame con il territorio per soddisfare le esigenze specifiche di ogni luogo (33 sedi in Italia).

Per replicare questi “punti di forza” in una strategia estera, in coerenza con i propri principi, Doc Servizi ha optato per una strategia estera bottom up basata su partnership con altre cooperative e realtà che hanno gli stessi interessi (cultura, gestione discontinua del lavoro) e difficoltà (mobilità, formazione). La cooperativa quindi ha deciso di basare apertamente la sua strategia di partenariato sul principio 6 della cooperazione, che è l’intercooperazione.

Concretamente, la creazione delle partnership vuole:

  • mantenere l’identità di ogni struttura;
  • condividere conoscenze e competenze nella gestione del lavoro discontinuo;
  • supportare lo scambio per organizzare la filiale estera;
  • condividere i costi di mobilità (es. partecipando ai bandi dell’Unione Europea);
  • garantire un commercio equo (es. evitare il dumping).

L’obiettivo è quelle di creare una rete europea di cooperative che possa sia semplificare la mobilità dei soci di ciascuna struttura sia rafforzare la reputazione di cooperazione nella gestione del lavoro discontinuo. Proprio seguendo questa prospettiva, a Parigi Doc Servizi ha fondato la sua filiale nella sede nella cooperativa Coopaname. Prima del Covid-19 le due cooperative hanno costituito una partnership per lavorare allo sviluppo della filiale valutando quale sia l’opzione migliore per lavorare insieme.