Stati Generali Mondo Lavoro: come può ripartire davvero la musica dal vivo in un “mondo” nuovo?

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Mercoledì 23 giugno si è svolto il VI appuntamento con gli Stati Generali Mondo Lavoro Cultura e Spettacolo che ha fatto il punto ieri sulla musica dal vivo.

Gli Stati Generali Mondo Lavoro della Cultura: appuntamento sulla musica dal vivo

Gli Stati Generali Mondo Lavoro della Cultura e dello Spettacolo sono parte degli Stati Generali Mondo Lavoro, una manifestazione nata per mettere in rete tutti gli attori appartenenti a settori chiave del lavoro e dell’economia in Italia. Nel 2020 la piattaforma ha coinvolto in 54 eventi, 285 relatori e un pubblico di oltre 23.700 partecipanti

La terza giornata degli Stati Generali Mondo Lavoro Cultura e Spettacolo si chiude nel pomeriggio con l’appuntamento dedicato alla musica dal vivo.

Hanno partecipato:

  • Red Canzian, Compositore e cantante
  • Piero Tagliapietra, Presidente di Hypernova
  • Chiara Chiappa, Consuente del lavoro e Presidente della Fondazione Centro Studi Doc
  • Francesca Martinelli, Responsabile Sviluppo e Ricerca di Doc Servizi

Ha moderato il giornalista Piero Negri Scaglione.

A questo link è possibile rivedere il video dell’incontro.

L’esordio di Red Canzian (Pooh) pone l’accento sulla necessità che i lavoratori della musica e dello spettacolo siano presi sul serio: «Non siamo giullari di corte che si divertono e magari diventano anche ricchi. L’operaio dello spettacolo deve avere gli stessi diritti dell’operaio Fiat».

Una concezione che si riflette nel trattamento dei lavoratori del settore: molto nero, altrettanto sommerso, economia gig per eccellenza. Ma la colpa è anche della burocrazia e di costi amministrativi spropositati per ingaggi che possono essere anche molto brevi. Il risultato è che i lavoratori del settore si associano in gruppi o cooperative che, come Doc Servizi, una delle maggiori in Italia, s’incaricano di supplire a tutele che non esistono realmente, se non in termini previdenziali attraverso una legge vecchia di 70 anni, e di gestire pratiche amministrative che abbatterebbero un ciclope.

Canzian, che sta lavorando a un’opera pop su Casanova che debutterà a gennaio 2022 a Venezia, esordisce così: «Saremo anche cultura popolare, ma pur sempre cultura. Bisogna che qualcuno se ne accorga, anche tra chi fa le regole. I teatri da 1.000 posti sono ridotti a 300, ma in aereo si viaggia uno addosso all’altro. Non capisco». I primi a chiudere e gli ultimi a riaprire, ma veramente gli ultimi, perché il 30% dei posti non è una riapertura. «Ho una voglia matta di salire sul palco, ma penso anche a tutte le famiglie di quelle oltre 400 mila persone che adesso sappiamo ruotare intorno agli spettacoli dal vivo con il loro lavoro. Non meritiamo di essere considerati una categoria professionale? Spero che qualcuno un giorno si accorga che non sono solo canzonette». 

Una fotografia del settore della musica dal vivo agli Stati Generali Mondo Lavoro 

Chiara Chiappa, consulente del lavoro e presidente della Fondazione Centro Studi Doc, ha presentato una ricerca dedicata alla musica dal vivo. L’analisi evidenzia un mercato di nero, dove il rapporto è 1 lavoro su 10 pagato regolarmente (in particolare nei piccoli spettacoli e nel quasi dilettantismo) e il valore del sommerso che sarebbe di 3-4 miliardi di euro, più l’indotto.

In pochi punti Chiara Chiappa però riassume anche come si dovrebbe riformare questo settore per fargli guadagnare la dignità di qualunque altra categoria economica:

  • Riconoscere uno Statuto che preveda un reddito integrativo per inoccupazione
  • una piattaforma informatica open source per tracciare ogni singolo evento e relativi adempimenti in modo semplificato, come peraltro succede già in Francia; 
  • vigilanza: la maggior parte degli eventi avvengono di sera e di sera non ci sono controlli come di giorno; adozione del sistema cash back (live credit) per la produzione degli spettacoli; 
  • riconoscimento della cultura come bene essenziale, come il pane, con l’IVA al 4%;
  • e, infine, sostegno all’autoimprenditorialità dell’artista. 

Tutto questo si può fare. L’attenzione della politica finalmente c’è.

Chiara Chiappa, Fondazione Centro Studi Doc

stati generali lavoro musica

Quale sarà il ruolo del digitale nel mondo della musica post pandemia?

Nel suo intervento, Piero Tagliapietra, presidente di Hypernova, riflette su come la rivoluzione del digitale si affaccia con promesse e minacce. C’è sempre più specializzazione, il palco che usa le tecnologie è un luogo che va bene stasera, ma è già vecchio domani, allo stesso modo le competenze. Ecco perché bisogna lavorare sempre più in squadre multidisciplinari che insieme possano disegnare nuovi modi di fare spettacolo. Non ci sono più professionalità intercambiabili perché se una mansione è replicabile, verrà automatizzata. In compenso ci sarà spazio per la creatività. Oltre a questo, Tagliapietra osserva che le professionalità si stanno specializzando sempre di più e sono sempre meno intercambiabili. Per questo c’è sempre più ricorso a modelli organizzativi in cui tante specializzazioni si coordinano con professionalità più generaliste, in una commistione creativa. Oggi appare quindi obbligatorio lavorare in gruppo.

Parlare di ripartenza è inappropriato. Una macchina riparte, perché riaccendendola si riattiva immutata, uguale a prima. Noi non possiamo ripartire perché siamo già cambiati. Sono mutate la domanda, le abitudini sociali, le tecnologie. Noi dobbiamo reinventarci.

Piero Tagliapietra, Presidente di Hypernova

I lavoratori della musica sono unici ma non soli

Conclude Francesca Martinelli, responsabile ricerca e comunicazione istituzionale Doc Servizi, che illustra le modalità messe in atto da quella che è una delle maggiori cooperative del settore in Italia per sostenere l’imprenditorialità dell’universo artistico

Condividendo gli oneri economici della complicata burocrazia del mondo dei settori creativi, i soci della cooperativa, perlopiù lavoratori dello spettacolo e quindi gig workers per eccellenza, hanno la certezza di lavorare in condizioni di legalità e sicurezza e possono moltiplicare le opportunità di lavoro e di crescita professionale.

Lavorare insieme e ottenere le giuste tutele? In Italia gli artisti lo fanno già dagli anni Ottanta grazie alla creazione di cooperative dello spettacolo. Così è nata anche Doc Servizi, fondata a Verona nel 1990 e oggi casa per oltre 6.000 lavoratori del mondo dello spettacolo.

Francesca Martinelli, Ricerca e Sviluppo di Doc Servizi