Tavolo permanente del Mibact: in vista la riapertura dei luoghi di spettacolo?

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La Fondazione Centro Studi Doc è stata convocata lunedì 22 febbraio pomeriggio al tavolo permanente dello spettacolo dal vivo, il cinema e l’audiovisivo. Il tema della convocazione la riapertura dei luoghi di spettacolo.

Il Mibact ha convocato il tavolo per ottenere materiale per la riapertura progressiva dei luoghi di spettacolo.

Lunedì 22 febbraio oltre 100 sigle hanno partecipato al tavolo permanente dello spettacolo dal vivo, il cinema e l’audiovisivo del Mibact. L’obiettivo principale è stato quello di far ripartire il tavolo ora che il Governo è cambiato e di presentare Antonio Parente, il nuovo direttore generale dello spettacolo dal vivo. Insieme a lui ha condotto l’incontro Nicola Borrelli, il direttore generale cinema.

In vista dell’imminente incontro del Ministro Dario Franceschini con il Comitato Tecnico Scientifico, previsto per il 23 febbraio, i due direttori generali hanno scelto di attivare i partecipanti al tavolo. Il loro obiettivo è quello di acquisire da rappresentanti del settore proposte per la riapertura progressiva dei teatri e dei luoghi di pubblico spettacolo e per l’individuazione di ulteriori misure a tutela dei lavoratori del settore e degli spettatori.

L’obiettivo del Ministro è di presentare documenti al CTS che possano agevolare la riapertura dei luoghi di spettacolo. Tale apertura va poi commisurata con il sistema di ristori che sarà messo in campo dal nuovo Governo.

Purtroppo non è ancora stata prevista una data per la riapertura dei luoghi di spettacolo, ma molta speranza è riposta nel vicino incontro con il CTS.

Inoltre, i due direttori hanno comunicato che nel programma del Governo appena insediatosi è prevista la revisione complessiva degli strumenti di welfare nel settore dello spettacolo e quindi anche dei lavoratori dello spettacolo. Ciò significa che nei prossimi mesi potrebbe vedere la luce una riforma che introduca lo Statuto del Lavoro nello spettacolo che da tanto tempo la Fondazione Centro Studi Doc sta chiedendo.

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Antonio Parente, Direttore Generale Spettacolo dal Vivo (Mibac)

Oltre alla riapertura, quali prospettive per lavoratori intermittenti dello spettacolo?

Durante l’incontro, la direttrice della Fondazione Centro Studi Doc, Francesca Martinelli, ha chiesto che cosa ha in programma il Governo per i lavoratori intermittenti dello spettacolo. La direttrice ha chiesto se, sulla scorta dello slogan del Governo precedente, «Non lasceranno nessuno indietro», inclusi quindi anche i lavoratori intermittenti che hanno visto il loro ricorso o bonus rifiutato pur avendo i requisiti a causa dell’incompetenza dell’INPS. Ha chiesto poi quando saranno effettivamente messi a disposizione i nuovi ristori che erano stati promessi dal Governo precedente per fine gennaio.

Antonio Parente e Nicole Borrelli hanno risposto che le forme di intervento già previste dal Governo precedente saranno riproposte dal Ministro Franceschini. Ma non hanno indicato una data precisa come richiesto.

Infine, la direttrice ha ricordato la proposta per introdurre lo statuto del lavoro dello spettacolo presentata dalla Fondazione Centro Studi Doc insieme al Forum Arte e Spettacolo e già condivisa anche con il Ministero.

In merito alle due richieste di materiale da parte del Mibact, la Fondazione Centro Studi Doc ha elaborato le seguenti indicazioni.

1)    Ulteriori misure a tutela dei lavoratori dello spettacolo

Dal 28 febbraio 2020 con la petizione #nessunoescluso, che ha superato le 50.000 firme, la Fondazione Centro Studi Doc è stata a fianco dei lavoratori intermittenti e discontinui dello spettacolo che sono stati i primi a fermarsi, come saranno gli ultimi a ripartire. Fino all’effettiva ripartenza del settore è necessario continuare a supportare i lavoratori, pertanto:

a.     Chiediamo che per i mesi a venire sia garantito a tutti i lavoratori dello spettacolo un sostegno fino alla ripresa effettiva delle attività di spettacolo. Per garantire continuità di reddito, superando la logica degli aiuti a pioggia, è sufficiente applicare gli ammortizzatori sociali attualmente esistenti per i lavoratori dipendenti, in particolare:

  • per i lavoratori intermittenti chiediamo che l’indennità di disoccupazione Naspi sia riconosciuta per tutti i periodi di sospensione di attività, anche in costanza di rapporto di lavoro (in alternativa, il riconoscimento o della cassa integrazione o un assegno netto non inferiore al RDC);
  • per i lavoratori già in NaSPI è necessario continuare a erogare l’indennità;
  • per i lavoratori dipendenti con un contratto di lavoro attivo sia assicurata l’erogazione della cassa integrazione e del FIS con un assegno non inferiore al Reddito di Cittadinanza;
  • ad autonomi e collaboratori è necessario riconoscere l’assegno DIS-coll non inferiore al Reddito di Cittadinanza. 

b.     Inoltre, chiediamo il riconoscimento del periodo Covid-19 a fini previdenziali.

c.      Infine, chiediamo di affrontare un tema che riguarda la riforma dello statuto del lavoro nello spettacolo ma che va immediatamente risolto, cioè che ai lavoratori dello spettacolo l’indennità di malattia sia finalmente riconosciuta fin dal primo giorno, mentre ora è richiesto il versamento minimo di 100 giornate di contributi INPS dal gennaio dell’anno precedente. L’intervento è urgente perché oggi i lavoratori dello spettacolo, anche malati di Covid-19, non hanno accesso ad alcuna indennità.

Per evitare che problemi simili si ripetano in futuro serve una riforma del settore che porti al riconoscimento dello statuto sociale dei lavori nello spettacolo, come propone tra l’altro il disegno di legge depositato lo scorso 9 dicembre 2020 contemporaneamente alla Camera e al Senato da Matteo Orfini e Francesco Verducci.

2)    Proposte per la riapertura progressiva dei Teatri e dei luoghi di pubblico spettacolo

Numerosi attori del mondo dello spettacolo hanno prodotto nei mesi scorsi diversi protocolli pensati per aiutare la riapertura dei luoghi di spettacolo. Anche la Fondazione Centro Studi Doc ha partecipato alla stesura di un protocollo (inviato al Ministero insieme alle sue premesse), che è stato realizzato lo scorso marzo all’interno del Forum Arte e Spettacolo da un gruppo di oltre 40 operatori del settore impegnati in tutta la filiera che è stato poi applicato durante l’estate in numerose occasioni (come il Mura Festival di Verona).

Tutti i protocolli elaborati sono tecnicamente validi, ma già a marzo, quando ancora non c’era contezza di quanto sarebbe durato il periodo di fermo, era stata sollevata un’importante criticità: la sostenibilità economica. Un ostacolo, soprattutto, ma non solo, per i piccoli spazi ed eventi.

Garantire la sicurezza è assolutamente necessario, ma implica una spesa che l’incasso di botteghino difficilmente arriverà a compensare, rendendo difficile il raggiungimento del break even point, con il rischio di una ricaduta sul costo del lavoro degli operatori del settore, dagli artisti ai tecnici dello spettacolo fino agli organizzatori. 

Per garantire la sostenibilità economica di artisti, organizzatori, maestranze, fornitori, superando la logica degli aiuti a pioggia, bisogna introdurre sostegni che permettano di coprire i maggiori costi e le relative perdite a chi organizza eventi e spettacoli sostenibili dal punto di vista della sicurezza e sanitario, in particolare è necessario:

a.     Stabilire il protocollo di riferimento con annesse disponibilità di capienza massima in funzione dell’area a disposizione e conseguentemente dare la possibilità a chi rispetta il protocollo di organizzare e attuare l’evento;

b.     Intervenire economicamente con aiuti a fondo perduto sul mancato incasso a chi mette in pratica il protocollo (verifica preliminare e verifica di avvenuta attuazione) e con incentivi economici per l’acquisto di dispositivi di sicurezza per lavoratori e pubblico.

Esempio: se in una determinata location la capienza dichiarata in periodo pre-Covid era di 5.000 persone, mentre in periodo Covid-19 è diventata di 2.500 persone, al fine di rendere possibile la realizzazione degli eventi, è necessario che l’aiuto intervenga economicamente sul valore economico dei 2.500 biglietti che non potranno essere venduti.

Un sistema simile può supportare la ripartenza anche graduale dei luoghi di spettacolo non solo garantendo che tutti possano rispettare senza che seguano difficoltà economiche l’attuazione del protocollo ma anche senza discriminare tra realtà ed eventi grandi e piccoli