I temi chiave del Centro Studi Doc al primo Tavolo Permanente Spettacolo del MiBACT

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Tempo di lettura: 4 minuti

Giovedì 10 dicembre la Fondazione Centro Studi Doc ha partecipato al primo Tavolo Permanente Spettacolo indetto dal MIBACT. La direttrice Francesca Martinelli si è concentrata su richieste per i lavoratori intermittenti e discontinui dello spettacolo e per le imprese del settore. Ha concluso l’intervento chiedendo di riconoscere lo Spettacolo e Cultura come beni primari.

Tavolo Permanente Spettacolo MiBACT
Onofrio Cutaia, Direttore del MIBACT

Il primo appuntamento era dedicato alla presentazione di proposte a favore dello spettacolo rispetto alla fase emergenziale. Hanno presentato le loro proposte 85 realtà del settore. A dirigere l’incontro è stato Onofrio Cutaia, Direttore del MiBACT.

L’intervento di Francesca Martinelli al primo Tavolo Permanente Spettacolo del MiBACT

Buongiorno, mi chiamo Francesca Martinelli, sono la direttrice della Fondazione Centro Studi Doc e vi ringrazio per l’invito a questo tavolo. La Fondazione Centro Studi Doc è un centro di ricerca che è stato fondato da una rete di società prevalentemente cooperative, di cui fa parte anche Doc Servizi che è la più grande cooperativa di spettacolo in Italia. Il nostro obiettivo è quello di studiare soluzioni innovative e cooperative per lavoratori che fanno esperienza di precarietà e lavoro discontinuo. Oggi, sul tema dell’emergenza Covid-19 nel settore spettacolo, dividerò il mio intervento in tre punti.

1. Il supporto ai lavoratori intermittenti e discontinui dello spettacolo

Dal 28 febbraio con la petizione #nessunoescluso, che ha superato le 50.000 firme, abbiamo lavorato a fianco dei lavoratori intermittenti e discontinui dello spettacolo che sono stati i primi a fermarsi, come saranno gli ultimi a ripartire. Nel corso dei mesi, abbiamo visto il Governo fare tutto ciò che era necessario per «Non lasciare nessuno indietro», ma abbiamo anche assistito a un continuo succedersi di emendamenti, di errori compiuti soprattutto dall’INPS e di dichiarazioni contrastanti tra Governo e INPS che hanno generato tanta confusione che sta pesando enormemente sui lavoratori.   

Chiediamo quindi che l’INPS rispetti la volontà del Governo di tutelare tutti i lavoratori, nessuno escluso, che hanno ridotto o perso il lavoro a causa del Covid-19, senza condizionare la tutela con indici discriminatori e insignificanti in relazione all’obiettivo a cui è destinata. L’INPS deve attivare subito sulla sua piattaforma la possibilità di chiedere i bonus arretrati e non percepiti a causa di ingiuste clausole poste dall’INPS stesso e non previste dalla legge. 

Inoltre, chiediamo che per i mesi a venire sia garantito a tutti i lavoratori dello spettacolo un sostegno fino alla ripresa effettiva delle attività di spettacolo. In particolare, per i lavoratori intermittenti chiediamo che l’indennità di disoccupazione Naspi sia riconosciuta per tutti i periodi di sospensione di attività, anche in costanza di rapporto di lavoro.

Infine, chiediamo di affrontare un tema che riguarda la riforma dello statuto del lavoro nello spettacolo ma che va immediatamente risolto, cioè che ai lavoratori dello spettacolo l’indennità di malattia sia finalmente riconosciuta fin dal primo giorno, mentre ora è richiesto il versamento minimo di 100 giornate di contributi INPS dal gennaio dell’anno precedente. L’intervento è urgente perché oggi i lavoratori dello spettacolo, anche malati di Covid-19, non hanno accesso ad alcuna indennità.

Per evitare che problemi simili si ripetano in futuro serve una riforma del settore che porti al riconoscimento dello statuto sociale dei lavori nello spettacolo, come propone tra l’altro il disegno di legge depositato ieri contemporaneamente alla Camera e al Senato da Orfini e Verducci e ispirato alle proposte di riforma del Forum Arte e Spettacolo.

Tavolo Permanente Spettacolo MiBACT
Francesca Martinelli

2. Il Live credit, ovvero il cashback per lo spettacolo

In generale, l’emergenza ha messo in luce una serie di enormi crepe che attraversavano già il settore dello spettacolo. Si tratta infatti di un settore molto fragile, con lavoratori con un basso potere contrattuale, che lavorano in modo discontinuo e con poca possibilità di programmazione. Ma soprattutto, e in questa sede è opportuno dirlo, la causa principale della fragilità del settore è l’enorme diffusione del sommerso. Una ricerca che abbiamo condotto come Fondazione Centro Studi Doc nel 2019 ha infatti mostrato che solo nella musica live l’impatto del sommerso si aggira attorno a 4 miliardi di euro – possiamo solo immaginare i numeri se la ricerca fosse ampliata a tutto il mondo dello spettacolo. La piaga del sommerso fa sì che il settore sia poco conosciuto anche dal Governo e dalle istituzioni e rende di conseguenza molto difficile anche aiutarlo quando in difficoltà, come voi al Ministero avete ben chiaro viste le soluzioni che spesso avete dovuto proporre al Governo in questi mesi.

Per affrontare già in fase di emergenza queste difficoltà è necessario ripensare il sistema dello spettacolo attivando subito una piattaforma altamente tecnologica che permetta di: registrare e protocollare tutti gli eventi digitalizzando tutte le pratiche necessarie alla PA, con una semplificazione enorme della burocrazia; iniziare a mappare le figure, gli spazi e le organizzazioni che appartengono od operano in questo mondo; introdurre il “Live Credit”

Il Live Credit dovrebbe consistere in contributi a fondo perduto e crediti d’imposta per enti, imprese, organizzatori non destinatari del FUS che compiono investimenti e attività nel mondo dello spettacolo. Il sistema da utilizzare per attuare da subito questo sistema potrebbe essere quello che si sta sperimentando proprio in questi giorni con il cashback per i privati cittadini, basterebbe ripensarlo per il mondo dello spettacolo per creare immediatamente un sistema virtuoso di investimenti nel settore. L’Agenzia delle Entrate è già pronta, cosa aspettiamo a chiedere l’adeguamento del software per riconoscere ristori al mondo dello spettacolo dal vivo?

3. Il riconoscimento della cultura e dello spettacolo come beni essenziali

Riteniamo che lo spettacolo e la cultura siano da considerare come un bene primario, come la salute, e per questo debbano avere incentivi correlati, anche per il pubblico

Questa visione deve riflettersi anche in un aumento consistente degli investimenti in cultura rispetto ai fondi del Next Generation EU. Sappiamo che il cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza si basa su 4 sfide e che la cultura è stata inserita nel punto 3 relativo alla digitalizzazione per un investimento totale di soli 3 su 209 miliardi, pari all’1,4% oltretutto da dividere con il turismo. Per un settore che da solo produce più del 16% del PIL italiano e impiega più di 1,5 milioni di lavoratori, riteniamo che sia troppo poco. Alla cultura deve essere riconosciuto un ruolo fondamentale in tutte e quattro le sfide che propone l’Europa e pertanto chiediamo che come Ministero insistiate perché si rivedano gli investimenti al rialzo inserendo la cultura in tutte e quattro le linee di finanziamento.