Tridico: il fondo INPS dello spettacolo è in attivo di 5 miliardi

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Tempo di lettura: 5 minuti

Venerdì 25 settembre Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, ha raccontato i numeri del mondo dello spettacolo ad ArtLab. Ha spiegato che il fondo dei lavoratori dello spettacolo è in attivo per 5,3 miliardi di euro.

ArtLab 2020

Venerdì 25 settembre nel quadro di ArtLab a Bergamo si è svolto l’incontro Le professioni culturali: riconoscimento, tutele e diritti. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di riflettere su un quadro normativo con al cuore il riconoscimento del valore delle professioni culturali per la qualità della vita e uno sviluppo economico sociale sostenibile.

Chiara Chiappa

Hanno partecipato esponenti di Parlamento, Governo e il presidente dell’INPS Pasquale Tridico. Tra gli ospiti anche la nostra presidente Chiara Chiappa in veste di consulente del lavoro e Paolo Fresu, anche come esponente del Forum Arte e Spettacolo.

Pasquale Tridico ha concluso l’incontro con la presentazione Il welfare dei lavoratori dello spettacolo. Una panoramica sul settore e una serie di prospettive e indicazioni di sviluppo.

I numeri dello spettacolo secondo i dati INPS

  • 1 milione di occupati nel settore cultura
  • 59 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 4% del PIL italiano
  • 327.000 lavoratori dello spettacolo, di cui 160.000 si trovano in Lazio e Lombardia
  • 100 giornate medie di lavoro all’anno
  • poco più di 10.000 euro di retribuzione all’anno
  • 2.000 euro di gender gap salariale a sfavore delle donne
  • 2/3 lavoratori dipendenti
  • 1/3 lavoratori autonomi
  • 56.000 pensionati per 1 miliardo di euro prestazioni
  • 5,3 miliardi di euro: attivo del fondo INPS per lo spettacolo

In Italia, 1 milione di persone sono occupate nell’industria della cultura per un valore aggiunto di 59 miliardi di euro, pari al 4% del PIL italiano. Tridico precisa che si tratta di numeri che non tengono conto dell’indotto.

Nel 2019 si contano 327.000 lavoratori nel settore dello spettacolo. I lavoratori provengono dall’ex-Enpals, quello che era il fondo dello spettacolo ora confluito nell’INPS, che include tutti i lavoratori per tipologia di lavoro e non per contratto di lavoro.

Pasquale Tridico

La media è di 100 giornate retribuite con una retribuzione media di poco più di 10.000 euro all’anno.

A parità di numero medio di giornate retribuite, si osserva una differenza tra uomini e donne; infatti le donne guadagnano in media all’anno 2.000 euro in meno degli uomini.

La distribuzione dei lavoratori sul territorio italiano è uniforme su tutto il territorio nazionale e coerente con la popolarità delle regioni. Da notare che il Lazio e la Lombardia sono le regioni dove compare un numero più alto di lavoratori del settore. Nelle due regioni vi sono 160.000 lavoratori, pari alla metà del numero dei lavoratori dello spettacolo italiani.

È importante sottolineare che 2/3 dei lavoratori dello spettacolo hanno un contratto di lavoro dipendente. Mentre circa 1/3 sono lavoratori autonomi.

Da notare anche che vi è un maggior numero di giornate lavorate in estate, a giugno e luglio, e poi a dicembre.

I pensionati sono 56.000 con importo totale complessivo di circa 1 miliardo di euro. L’ammontare della pensione è per il 44% dei lavoratori delle spettacolo inferiore a 750 euro, mentre per il 21% è tra i 750 e 1.500 euro. Per un 26% la pensione è tra i 1.500 e i 3.000 euro. Infine, il 7,6% ha una pensione di più di 3.000 euro.

Questo è un quadro più grave rispetto a quello medio pensionistico italiano, dove il 44% di pensioni sotto i 750 euro è il dato più preoccupante.

Tridico sottolinea che il Fondo INPS dello spettacolo è in attivo, con un avanzo di 5,3 miliardi.

Tridico riporta i dati INPS per il fondo dello spettacolo ed evidenzia che solo nel 2019 sono state entrate per 1,3 miliardi contro prestazioni per 936 milioni.

Anche se è pratica comune che l’istituto sposti risorse, il problema in questo caso è capire come mai l’avanzo è crescente e non si riesce a distribuire meglio. Ad esempio ai lavoratori precari dello spettacolo che, a mio avviso, avrebbero necessità di una maggiore protezione.

Una delle ragioni di questo avanzo si trova nel modo in cui i lavoratori dello spettacolo maturano la pensione. Il Gruppo A è la fetta di lavoratori dello spettacolo più fragile, ai quali è richiesto 120 giornate lavorative all’anno per maturare un anno di anzianità (Gruppo B: 260 giornate per non artisti a tempo determinato; Gruppo C: 312 giornate per non artisti a tempo indeterminato). Le 120 giornate sono probabilmente un numero eccessivo: per la maggior parte degli artisti le retribuzioni sono basse e quindi è difficile maturare l’anzianità retributiva e pur maturandola, i contributi restano molto bassi e così di conseguenza la pensione.

Una seconda ragione è che i lavoratori autonomi dello spettacolo non accedono ad assegni familiari, maternità, Naspi.

I lavoratori autonomi non hanno le protezioni, ma in quanto lavoratori dovrebbero avere diritto alle protezioni, ad esempio alla Naspi o a uno strumento simile.

La reazione dell’INPS per il mondo dello spettacolo in periodo Covid-19

Un primo strumento importante che si potrebbe utilizzare per aiutare i lavoratori dello spettacolo è il bonus, che è stato sviluppato dall’INPS durante il Covid-19.

L’INPS su richiesta del legislatore ha creato il bonus e lo ha distribuito a circa 40.000 lavoratori dello spettacolo e 89.000 lavoratori intermittenti, di cui molti dello spettacolo. Lo strumento è stato elargito per 4 quote ed è stato l”unico bonus, insieme a quello degli stagionali, ad essere ripetuto per 4 volte. È emersa subito la difficoltà di molti lavoratori a raggiungere le 30 giornate lavorative, tant’è che il requisito è cambiato arrivando a 7, che rappresenta meglio la realtà lavorativa dei lavoratori dello spettacolo.

In ogni caso, questo strumento può essere un punto di partenza per ragionare su nuove misure di supporto ai lavoratori dello spettacolo.

Tridico ha anche ragionato su alcuni correttivi da introdurre all’INPS a favore del mondo dello spettacolo

  1. Modificare il requisito minimo di giornate di accesso. Il requisito di 120 giornate lavorative per il Gruppo A per ottenere l’anzianità retributiva è stata una modifica del 1997, fino a quel momento il requisito era di 60 giornate annue. Questo requisito è da rivedere.
  2. Valorizzazione dei contributi. Possibilità di computare anche il periodo di formazione e preparazione per aumentare così i giorni lavorati.
  3. Rendere possibile la contribuzione volontaria ai fini del diritto alle prestazioni. Oggi la contribuzione è valida solo al fine della misura delle prestazioni.
  4. Possibilità di cumulare in gestione ex-Enpals anche la contribuzione INPS. Oggi questo non è possibile, si può solo fare il contrario.

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