Il Centro Studi Doc alla 7^ Commissione Senato parla di intermittenti e imprese di spettacolo

Inps coronavirus
INPS: aperte le richieste di bonus per le indennità di maggio 2020
25 Giugno 2020
indennità lavoratori intermittenti
L’INPS sta liquidando le indennità dei lavoratori intermittenti
10 Luglio 2020
Tempo di lettura: 6 minuti

Giovedì 2 luglio la Fondazione Centro Studi Doc è stata invitata a un’audizione della 7^ Commissione del Senato. Il confronto era sull’impatto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 nel settore della cultura. I delegati della Fondazione si sono concentrati sui lavoratori e le imprese del settore spettacolo.

commissione senato

Intervento alla 7^ Commissione Senato di Francesca Martinelli, direttrice Fondazione Centro Studi Doc 

Buongiorno a tutti, sono Francesca Martinelli e sono qui con Demetrio Chiappa a nome della Fondazione Centro Studi Doc.

La Fondazione è un centro di ricerca che è stato costituito da una rete di imprese, di cui la maggior parte cooperative, tra le quali Doc Servizi. Sia la Fondazione che Doc Servizi sono tra i primi aderenti al Forum Arte e Spettacolo che da oltre quattro mesi lavora per far convergere le esigenze di lavoratori e imprese in un progetto condiviso.

Per quanto riguarda il mondo dello spettacolo, possiamo solo constatare insieme a tutti gli altri qui presenti, che la crisi Covid-19 ha solo esacerbato quelle che erano fragilità già insite al settore.

Ricerche svolte anche dalla Fondazione Centro Studi Doc mostrano infatti che, nonostante il settore generi alti volumi di PIL, tra l’altro sempre in crescita negli ultimi anni, e nonostante i lavoratori siano più istruiti rispetto alla media nazionale, le loro condizioni di lavoro sono tra le più precarie nel mondo del lavoro italiano. Tra le maggiori cause di questo vi sono la multi-committenza e la forte mobilità tipica dei mestieri dello spettacolo che si traducono però spesso nell’adozione di contratti discontinui e in conseguenti difficili condizioni economiche (la ricerca è a questo link). Ma soprattutto in questa sede è opportuno dire che la causa principale della precarietà è l’enorme diffusione del sommerso nel settore. Una ricerca che abbiamo condotto lo scorso anno ha infatti mostrato che solo nella musica live l’impatto del sommerso si aggira attorno a 4 miliardi di euro (la ricerca è a questo link– possiamo solo immaginare i numeri se la ricerca fosse ampliata a tutto il mondo dello spettacolo.

Questa enorme diffusione del sommerso fa sì che il settore sia poco conosciuto e rende di conseguenza molto difficile anche aiutarlo quando in difficoltà, com’è ora sotto gli occhi di tutti.

Sono stati fatti numerosi passi avanti, di cui vi siamo grati, da quando abbiamo lanciato la petizione #nessunoescluso (a questo link) per sostenere i lavoratori dello spettacolo, in particolare intermittenti, una petizione che oggi ha superato le 50.000 firme ed è sostenuta da oltre 160 organizzazioni del settore, ma non possiamo dire che la situazione sia risolta. Anzi, dobbiamo segnalare con forza che ad oggi, giovedì 2 luglio, gli intermittenti dello spettacolo non hanno ancora ricevuto nulla! 

Il Governo con il D.L. Cura Italia 18/2020 art. 44 e con il D.L. Rilancio 34/2020 art. 84 lettera 10, ha garantito per legge di non lasciare nessuno indietro allargando per i mesi di marzo, aprile e maggio i criteri di accesso all’indennità dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, eppure da oltre quattro mesi i lavoratori intermittenti non ricevono né retribuzione, né cassa integrazione, né indennità.

  • Chiediamo al Governo di mantenere le promesse fatte e provvedere immediatamente alla liquidazione delle richieste.
  • Non solo, chiediamo anche di garantire una sufficiente tutela della professionalità per i lavoratori dello spettacolo per i mesi a venire con l’introduzione di integrazioni salariali adeguate, e, in particolare, una indennità di disoccupazione speciale COVID-19 anche per intermittenti fino alla fine dell’emergenza.

Ma non basta, per sostenere i lavoratori è fondamentale anche preservare l’attività delle imprese del settore. Passo per questo la parola a Demetrio Chiappa, non solo membro del CdA della Fondazione ma anche presidente di Doc Servizi, che, fondata nel 1990, è oggi la più grande cooperativa nel settore spettacolo in Italia con 6.000 soci lavoratori, e che è passata improvvisamente  da un fatturato di 6 milioni di euro al mese a 300.000 euro.

Intervento alla 7^ Commissione Senato di Demetrio Chiappa, presidente Doc Servizi

Buongiorno a tutti, oggi mi faccio portavoce non solo del mondo cooperativo ma di tutte le imprese e realtà che operano nel settore, profit e non profit, organizzatori di eventi, società di management e booking, impresari, noleggiatori di strutture, uffici stampa, locali, circoli, festival, editori e produttori discografici. Molte di queste aderiscono al Forum Arte e Spettacolo, che accoglie l’intera filiera produttiva dello spettacolo, quella stessa che rende più grande, più ricco e più bello il nostro Paese. 

Questo settore si è totalmente fermato dalla fine di febbraio e nonostante la timida ripresa di  metà di giugno, la regolare attività non decollerà prima del 2021. Purtroppo molte attività si sono arrese e il 15 giugno non hanno neppure riaperto. Tante altre non sanno se arriveranno all’autunno. consideriamo che solo nei circoli ARCI che fanno musica si perde oltre un milione di euro al giorno.

Perché sia garantita la sopravvivenza del settore sono necessarie, accanto a quelle illustrate da Francesca indirizzate ai lavoratori, misure urgenti dedicate alle imprese:

1. Chiediamo finanziamenti da parte delle istituzioni e dalle banche anche a fondo perduto adeguati al settore per somme erogate (un fermo 4 volte superiore alle altre attività necessita di maggior liquidità per coprire i costi fissi e conseguentemente di maggiori tempi di restituzione). Ad esempio, si possono prevedere piani di rientro di almeno 12 o 15 anni, sia per PMI che per grandi imprese e uniformare l’IVA di tutta la filiera produttiva al 4% per aiutare la ripresa.

  • Che per l’Art. 25 del Decreto Rilancio, che prevede un Fondo Perduto per la generalità delle imprese tarato solo sul calo di fatturato del mese di Aprile,  sia esteso a tutti i mesi del 2020 e successivi che hanno avuto calo di fatturato di almeno un terzo rispetto allo stesso mese del precedente esercizio.
  • Accesso facilitato e immediato a finanziamenti a tasso 0% a 15 anni, con preammortamento di 36 mesi per tutte le imprese. Infatti, le banche, di fronte a capacità di rimborso in tempi incerti,  non erogano facilmente la liquidità garantita da SACE. Inoltre per le attività che hanno quattro volte i tempi di ripartenza rispetto alle altre, c’è bisogno di importi quattro volte maggiori e di prevedere piani di rientro di almeno 12 o 15 anni. Per le PMI questi tempi sono stati portati a 10 anni, forse appena sufficienti, ma per le grandi imprese il limite dei 6 anni permane impedendo la certezza del rimborso. Per questo motivo le banche non erogano la liquidità.
  • Un fondo di garanzia pari al 100% su nuovi finanziamenti bancari erogati fino a 1 milione di euro.
  • L’Inserimento dell’industria discografica ed editoriale musicale all’interno del fondo ex 183, comma 2 del DL rilancio, originariamente destinato prevalentemente alla filiera editoriale.
  • L’Incremento del fondo destinato al Bonus Cultura.
  • Riduzione dell’aliquota  IVA del settore al 4% ed  estensione dell’aliquota ridotta a tutti i soggetti della filiera strettamente collegati alla produzione di un evento e/o prodotto musicale.

2. Chiediamo poi la solvenza immediata dei contratti da parte della PA, dei beneficiari del FUS e di chi ha già incassato i biglietti che di norma non hanno redistribuito alla filiera (artisti e fornitori).

  • L’immediata liquidazione dei debiti che la P.A. ha nei confronti delle imprese e/o compensazione con i debiti direttamente in F24. 
  • Il pagamento immediato di tutti i compensi arretrati da parte di tutti gli enti beneficiari del FUS,  Imprese e spazi culturali.
  • Non tutti coloro che hanno ricevuto i contributi del FUS o incassato i biglietti dei grandi concerti hanno distribuito quelle risorse alla filiera, lasciando senza sostegno decine di migliaia di lavoratori, fornitori di impianti e attrezzature, ecc.

3. Infine, chiediamo l’allargamento dell’Art Bonus per chi investe nel settore artistico (non solo ai finanziati dal FUS) e detrazioni fiscali per chi sostiene spese nel settore dello spettacolo, per partecipare a eventi e a corsi di musica, teatro e danza:

  • L’allargamento del credito d’imposta per “Art Bonus” per erogazioni liberali a favore di tutti gli enti, scuole ed imprese dell’arte, spettacolo, eventi e cultura, a integrazione del vigente e indipendentemente che siano o meno stati ad oggi inseriti negli elenchi ministeriali del FUS.
  • Detrazioni fiscali per spese sostenute in spettacolo, cultura e corsi di musica e arte (come 18app) acquistati telematicamente, come già previste per attività sportiva e spese mediche.
  • Favorire il modello cd. “ticket sospeso” per sostenere gli spettacoli a 360° con possibilità di detrazioni fiscali.

Tutte queste misure possono garantire la sopravvivenza di lavoratori e imprese del settore, ma non sono da sole sufficienti per risolvere le contraddizioni e difficoltà endemiche del mondo dello spettacolo e che sono oggi finalmente sotto i riflettori a causa dell’emergenza COVID-19.

È dunque necessario uno sguardo più ampio che porti a una riforma strutturale, che non può che partire da:

  1. La mappatura di tutte le realtà del settore.
  2. Un sistema previdenziale adeguato a tutte le categorie di lavoratori che lo compongono, a prescindere dal contratto che utilizzano.
  3. Un’integrazione di continuità per tutti i lavoratori dello spettacolo in modo da evitare la dispersione professionale e la fuga dei nostri talenti all’estero.
  4. Una gestione fiscale, contrattuale e amministrativa semplice e trasparente, che si avvalga di sistemi innovativi di gestione, anche grazie alle nuove tecnologie a disposizione.
  5. Sistemi di vigilanza e controllo per supportare il lavoro in chiaro, perché, come si evince anche dalle cifre presentate prima, una gran parte del finanziamento della riforma stessa si trova nel recupero del sommerso.
  6. Infine, incentivi economici mirati per tutte le organizzazioni che operano nello spettacolo.

Chiediamo quindi, anche a nome del Forum Arte e Spettacolo, che si porti avanti un confronto continuativo e collaborativo in merito alla riforma strutturale del settore, anche in vista degli stati generali dello spettacolo.

L’estratto video dell’intervento (purtroppo la qualità è bassa)

Intervento della Fondazione Centro Studi Doc all’audizione della 7^ Commissione del Senato

Contattaci
shares