Alla MMW la Fondazione lancerà la call to action Moltiplica la musica con sindacati e Alleanza delle Cooperative

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Moltiplica la musica: lanciata la call to action per raccogliere proposte contro il sommerso
19 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 minuti

La Fondazione Centro Studi Doc promuove la Call to Action per contrastare il lavoro sommerso nel settore della musica live.Tra i sostenitori anche CGIL e UIL e Alleanza delle Cooperative Italiane.

L’evento di lancio alla Milano Music Week

Martedì 19 novembre alle ore 11.00 in occasione della prossima edizione della Milano Music Week alla Casa Doc alla Casa degli Artisti (Via Tommaso Cazzaniga 89/A Milano).

Nel corso dell’incontro “Moltiplica la musica. Proposte per far emergere i musicisti nascosti” saranno presentate i risultati emersi dalla Call to Action e si terrà un dibattito dedicato alle proposte da presentare al governo per contrastare il sommerso nel settore della musica dal vivo e valorizzare il lavoro degli artisti e degli operatori del settore.

La call to action resterà aperta fino al 13 dicembre 2019.

La call to action per “Moltiplica la musica”

Tra i 2 e i 3 miliardi euro. Questo il preoccupante dato riferito al lavoro sommerso e irregolare nel settore della musica dal vivo. È quanto stima una ricerca condotta dalla Fondazione Centro Studi Doc, centro di ricerca della rete Doc che svolge attività di documentazione, formazione e condivisione per sostenere la dignità del lavoro

Il sommerso, impoverendo chi lavora nel settore, impoverisce tutto il Paese. Per contrastarlo è urgente il confronto con tutti gli attori in causa per trovare soluzioni. Con questo obiettivo la Fondazione Centro Studi Doc ha lanciato la Call to Action “Moltiplica la musica”. 

Operatori, istituzioni, sindacati, rappresentanti del governo, associazioni di categoria e chiunque sia interessato sono invitati a partecipare condividendo le proprie proposte di riforma per moltiplicare gli investimenti in musica e cultura, contrastare l’evasione fiscale e tutelare dignità e diritti dei lavoratori dello spettacolo, inclusi i giovani talenti. 

I partecipanti e i sostenitori della campagna

Alla Call to Action hanno già aderito con le loro proposte le rappresentanze sindacali di CGIL e UIL.

Partecipano con le loro proposte anche vari attori del settore, quali le cooperative Fasolmusic e Doc ServiziDoc Educational e NRG Coop, l’agenzia di management Doc Live, l’associazione di categoria dei live club KeepOn Live, l’associazione SOS Musicisti e ATS Milano sul tema della sicurezza.

Tra i sostenitori della campagna si contano anche l’Alleanza delle Cooperative Italiane cultura (Legacoop, Confcooperative e Agci), Note Legali, la società di consulenza sul diritto d’autore Sintonia e la rete alta tecnologia Emilia-Romagna Clust-ER.

Tra gli attori del settore sostengono la campagna anche la manifestazione MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, l’associazione italiana di musicisti jazz MIDJMusic Academy di Bologna e tutte le scuole del circuito LPEB.

All’incontro del 19 novembre parteciperanno anche i sostenitori della campagna.

Le proposte della Fondazione e dei sindacati

Ad oggi, tra le proposte raccolte dalla Fondazione tra gli operatori del settore vi sono le seguenti: semplificare le pratiche di pagamento delle prestazioni occasionali dello spettacolo non professionistiche e saltuarie; incentivare la vigilanza; riconoscere il valore sociale degli artisti e sostenere le loro tutele e garantire loro anche la sicurezza sul lavoro; prevedere incentivi economici per chi organizza musica dal vivo.

«Il lavoro irregolare è ancora diffuso nell’ambito della musica live», sostiene Chiara Chiappa, presidente di Fondazione Centro Studi Doc. La fotografia scattata in Italia è chiara: «Il pagamento non regolare del musicista ha un’origine, quasi endemica, legata a locali e feste popolari in cui circola denaro contante “non tracciato”, a causa anche delle difficoltà burocratiche e delle scarse economie del settore», conclude Chiappa.

«Il settore della musica dal vivo è caratterizzato da una spiccata poliedricità», dichiarano congiuntamente Emanuela Bizi di Slc-Cgil e Giovanni Di Cola di Uilcom, per questo motivo «la legislazione, sia quella relativa al diritto del lavoro che quella fiscale, deve sapersi adattare a diversi mondi e alle differenti esigenze». «Il lavoro nero comporta evasione contributiva, fiscale e del diritto d’autore», continuano i due sindacalisti, per questo motivo «bisogna agire sul versante delle semplificazioni e dei controlli» e in particolare «ottenere da un lato il rispetto dei contratti di lavoro sottoscritti, e dall’altro affermare il diritto a un equo compenso e alla relativa contribuzione».

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