Al centro di impACT 2019 l’AI che rafforza l’intelligenza umana

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La seconda edizione dell’osservatorio tecnologico impACT è stata dedicata all’intelligenza artificiale, la blockchain e il 5G.

impACT 2019

Sabato 26 ottobre alla Scuola di Musica del Garda a Desenzano del Garda (BS) si è svolta la seconda edizione di impACT. Il titolo di quest’anno “Il valore del dato e i canali del comunicare”. I responsabili e capiarea di Doc Servizi e della sua rete, insieme ad alcuni ospiti, tra cui Cgil, Cisl e la rete di formazione nazionale Informa, sono stati invitati a partecipare alla giornata di studio dalla Fondazione Centro Studi Doc.

Come ha ricordato nella sua introduzione alla giornata Gigi Tagliapietra, mastro-tecnologo responsabile del comitato tecnico-scientifico e presidente di Doc Educational, che organizza l’evento:

«L’obiettivo di impACT è quello di individuare i cambiamenti tecnologici significativi per poi discutere insieme quali sono i rischi e le opportunità di tali cambiamenti. Dopo si può studiare quali azioni si possono intraprendere per integrare le nuove tecnologie».

La scelta della Scuola di Musica del Garda come sede dell’evento è stata una scelta di campo e di visione. Le scuole di musica, essendo luoghi di apprendimento, sono da considerare come luoghi di conoscenza e sempre dovrebbero ospitare conferenze anche su temi diversi da quelli della musica. Infatti, continua Gigi Tagliapietra «è il tema dell’apprendimento che è centrale. È evidente anche rispetto alle nuove tecnologie. Perché il loro utilizzo richiede una predisposizione al cambiamento che non è affatto scontata».

Durante la giornata gli esperti invitati hanno guidato alla comprensione di tale cambiamento attraverso l’analisi delle nuove tecnologie. Un tema è emerso in modo trasversale: la tecnologia non modifica o mette da parte l’essere umano, tutt’al più ne rafforza l’intelligenza o dimostra l’importanza dell’eticità delle scelte.

Clicca qui per maggiori informazioni sul comitato tecnico-scientifico impACT.

La tecnologia come amplificatore della natura umana

Ogni tecnologia è prodotta dagli esseri umani e, proprio per questo, anche se ne riflette la natura, non la modifica.

Questo accade, ad esempio, nella costruzione di sistemi blockchain. Massimo Chiriatti, tecnologo autore del recente libro #Humanless. L’algoritmo egoista (Hoepli, 2019), ha spiegato che la blockchain nasce come sistema alternativo per evitare intermediari nelle transazioni e garantire al contempo trasparenza delle stesse. Una volta definito il valore dell’oggetto di scambio, diversi soggetti di uniscono in un ecosistema e compongono gli anelli di una catena, la blockchain appunto. Nella blockchain si attua la registrazione decentralizzata e immodificabile delle transazioni che avvengono in rete. In questo modo il consenso condiviso sul valore dell’oggetto di scambio è permanente.

Dato che il registro è pubblico, perché condiviso tra tutti gli anelli della catena, e permanente, i soggetti che utilizzano questo sistema sono obbligati all’onestà. Il dato una volta immesso è immodificabile e quindi ogni gesto compiuto nella blockchain è immutabile e per sempre sotto gli occhi di tutti. In questo caso la tecnologia supporta un comportamento umano, cioè l’onestà.

Eppure anche questo sistema ha un limite. Anche se i dati una volta inseriti sono immodificabili, non vi è certezza che il dato immesso nella blockchain sia vero. La blockchain garantisce totale trasparenza e così supporta l’onestà, ma non può intervenire sulla natura umana: se una persona decide di inserire informazioni sbagliate o false la tecnologia non è una soluzione. Per questo la blockchain a sua volta si basa su un altro atteggiamento tipicamente umano, la fiducia.

impACT

La neutralità della rete

Condivide il ragionamento anche Stefano Quintarelli, Membro del gruppo di esperti di alto livello AI della Commissione europea. Il tema della neutralità dei sistemi tecnologici si riflette infatti anche sulle reti 5G, secondo tema di impACT. Dopo aver sfatato miti come la pericolosità del sistema, Quintarelli ha spiegato che a fronte di forti investimenti per portare la rete ovunque con scarse opportunità di rientro, si osservano infatti operatori telefonici che inventano nuove maniere per guadagnare.

Un esempio è quello del mercato a due versanti. L’operatore telefonico che dà l’accesso alla rete cerca di guadagnare non solo sugli abbonamenti agli utenti ma anche attraverso la vendita di “rete funzionante” alle aziende.

Un altro esempio è il zero rating. L’operatore offre insieme al pagamento di un abbonamento l’accesso a un servizio (es.Spotify) il cui utilizzo non pesa sul traffico dati e fa pagare all’azienda il traffico.

Salvo entrambi i tentativi non funzionare perfettamente perché le aziende hanno scelto di non piegarsi a questi sistemi, si tratta in entrambi i casi di tentativi per influenzare i clienti. La rete, sinonimo spesso di libertà, quanto è in realtà neutrale e quanto pilotata da chi vi dà accesso?

Uomini e AI che parlano la stessa lingua

L’Intelligenza Artificiale (AI) è stato l’ultimo grande tema della seconda edizione di impACT.

L’AI è un sistema statistico che realizza modelli. È un sistema che è diventato molto potente nel momento in cui, ha spiegato Antonio Giarruso, CEO di Userbot, si è passati da sistemi informatici basati sul principio per cui l’uomo impara a interagire con i computer a quello per cui sono i computer che devono imparare a interagire con l’uomo. Imparare dall’uomo significa imparare il suo linguaggio. Per questo, il linguaggio naturale dell’uomo è il cardine dei sistemi di machine learning che strutturano le AI.

Lo studio approfondito del linguaggio naturale è anche alla base del successo di sistemi di interazione uomo-macchina come Amazon Alexa, Google Assistant, Apple Siri, Microsoft Cortana. La chiave del successo di questi modelli si trova nella loro capacità di attivare la dimensione relazionale (es. del successo dei chat bot).

Preferisco parlare di intelligenza aumentata più che di intelligenza artificiale, perché la tecnologia non deve sostituire l’uomo ma rafforzare il suo livello di consapevolezza e quindi di comprensione delle correlazioni.

Mario Ettorre, Invitalia

Il grande fraintendimento sul tema dell’Intelligenza Artificiale

Il linguaggio è quindi alla base della costruzione delle relazioni tra uomo e macchina, ma non solo. Mario Ettorre, data miner di lunga esperienza in questo momento ad Invitalia, chiarisce che anche solo analizzando il linguaggio si possono capire quali sono i problemi ricorrenti in un’attività o in un azienda. Il linguaggio è quindi una chiave di lettura fondamentale per riuscire poi a risolvere alcune difficoltà in modo anche molto veloce usando la tecnologia e senza sprecare tempo umano.

In generale, attraverso l’AI è possibile fare analisi descrittive, predittive e prescrittive che, creando correlazioni di dati, ampliano e perfezionano la visione sui fenomeni che descrivono i dati raccolti. In questo modo, attraverso la lettura dei dati analizzati, l’AI aumenta il livello di consapevolezza delle persone.

Proprio per questo Ettorre preferisce parlare di intelligenza aumentata più che artificiale, perché il machine learning deve aiutare e rafforzare l’intelligenza umana (come gli occhiali la vista, ecc.), e non sostituirla come invece fa erroneamente pensare il concetto di intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale non è infatti uno strumento da concepire come strumento di sostituzione dell’intelligenza umana, così come si vede in alcuni film di fantascienza, ma un suo ampliamento.

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